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Una visione di Revolutionary Road di Sam Mendes
di Paolo Menchi
 
 

Vivono nella provincia americana, più o meno nello stesso periodo in cui era ambientato Happy Days, anni che cinema e televisione ci hanno spesso descritto come felici e spensierati. Ed in fondo cosa manca ad April e Frank, i due protagonisti? Sono giovani, belli e benestanti... un esempio da seguire per vicini, amici e colleghi.
Il conformismo, l'abitudinarietà della vita quotidiana e due figlie da crescere fanno sì che il matrimonio continui apparentemente senza particolari problemi. Lei cerca di distrarsi recitando in una compagnia di dilettanti, lui trova l'occasionale tradimento con una segretaria, ma sono cose che non servono a rompere quel terribile tran tran quotidiano di una coppia che deve sembrare felice.
Presa coscienza che il loro matrimonio ha bisogno di una sferzata, April propone a Frank, nel giorno del suo trentesimo compleanno, di lasciare tutto, vendere la casa e partire per Parigi, la città che entrambi hanno sempre sognato. Il progetto prevede che lei lavorerà e lui cercherà la sua vera strada, lasciando l'attuale lavoro di cui è fortemente insoddisfatto.
Ma una decisione di questo genere, accettata da Frank dopo un iniziale scetticismo, trova le resistenze di un mondo conformista cui tutti si devono adeguare per non incorrere in aggettivi quali "infantile" o "bizzarro" con cui amici e colleghi bocciano la loro idea.
Saranno poi una nuova offerta di lavoro per Frank ed un altro evento familiare a rendere la cosa ancora più difficile.
Dopo "Titanic", Leonardo di Caprio e, soprattutto, Kate Winslet, ci offrono una splendida interpretazione di come una coppia riesca progressivamente a spegnersi e qualche flashback di quando erano felici serve a darci un'idea di come il rapporto si sia deteriorato irrimediabilmente.
Ottima anche l'interpretazione di Michael Shannon nella parte di una persona alienata che, con crudezza, sbatte in faccia alla coppia la verità che entrambi cercano faticosamente di nascondere anche a loro stessi.
Il merito del regista Sam Mendes è quello di aver raccontato una storia di coppia senza scendere nello stile soap opera, mantenendo sempre un certo ritmo e descrivendo con durezza una situazione che rappresenta la normalità e non l'estremo, come avvenne nel suo precedente "American beauty".
Ottima la colonna sonora che nel finale diventa incalzante e accompagna in modo perfetto il precipitare degli eventi.
Tratto fedelmente da un libro di Richard Yates del 1961, il film rappresenta anche un confronto tra sogni e realtà.
Dove finisce la voglia di cambiare ed inizia l'utopia? Sarebbe veramente bastato andare a vivere a Parigi per rimettere in piedi un matrimonio ormai finito? Vale la pena continuare a fingere per mantenere quello che si ha senza rischiare o è meglio incamminarsi in quella via (la Revolutionary Road) che porta al cambiamento ma che, nello stesso tempo, è anche il nome della strada dove è situata la villetta bianca circondata da un prato all'inglese dove vive la coppia e che rappresenta anche il sogno della famiglia media americana degli anni '50?

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