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LA LOTTA PER ERETZ YISRAEL: Stati Uniti, Gran Bretagna, ebrei e arabi (1917-1967)

di Nazzareno Tomassini 16 Luglio 2004         Letto 5469 volte
Proponiamo un lavoro estremamente interessante di carattere storico/politico, ma utilissimo per la comprensione attuale del conflitto arabo/israeliano. Infatti, tra il 1917, all’epoca della Dichiarazione Balfour, e il 1967, cioè con la guerra dei Sei giorni tra Israele e gli stati arabi limitrofi, si consoliderà una situazione che di fatto contiene tutte le laceranti questioni che continuano oggi a martoriare quella che è la terra santa per le tre principali religioni monoteiste del pianeta.
Nazzareno Tomassini si è laureato a pieni voti presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Urbino nel 2002. La tesi viene pubblicata in maniera parziale seguendo le scelte e le indicazioni dell’autore. Ovviamente le analisi proposte riflettono il suo pensiero, e come tali non necessariamente esprimono la linea editoriale del sito. Sicuri che questo lavoro possa suscitare riflessioni ed alimentare un proficuo dibattito, riteniamo giusto pubblicare la e-mail personale dell’autore alla quale inviare commenti, critiche, apprezzamenti: nazzarenot@tele2.it. Di seguito troverete l’introduzione del lavoro, mentre nel documento che è possibile scaricare gratuitamente, il sommario, i capitoli I, IV, V e VIII, le fonti e la bibliografia.

Introduzione

L’idea di impegnarmi nelle complesse vicissitudini del conflitto mediorientale tra arabi ed ebrei, mi è venuta in mente nel luglio del 2000, durante la permanenza all’Università di New York (SUNY) a New Paltz (NY), proprio mentre si stavano svolgendo a Camp David le trattative finali fra il Primo ministro israeliano Ehud Barak e il presidente dell’Autorità palestinese Yasser Arafat, con la mediazione fondamentale del presidente americano Bill Clinton, con l’obiettivo di giungere all’agognata pace nella regione.
La parte centrale della tesi concerne la lotta per Eretz Yisrael, espressione ebraica che significa «Terra, paese d’Israele», menzionata nell’unica citazione biblica nel primo libro di Samuele (I Sam. 13,19), e i suoi confini, sebbene questi siano alquanto indeterminati (1). Il titolo della tesi, significativamente, non fa riferimento alla lotta per uno Stato ebraico, che viene esaurientemente analizzata nel terzo e quarto capitolo, ma a quella per la terra, il territorio di Eretz Yisrael, attualmente in continua espansione, a causa degli insediamenti israeliani.

Alla Conferenza di Parigi, che definì gli assetti territoriali dopo la Prima guerra mondiale, l’Organizzazione sionista mondiale, rappresentata dall’abile Chaim Weizzman, rivendicò il Mandato, attribuito alla Gran Bretagna, su una Palestina allargata a nord fino al fiume Litani, a est un’ampia striscia di territorio fino al deserto siriano, che lambiva le attuali capitali arabe di Damasco e Amman, e a sud il territorio racchiuso tra la congiungente di al-‘Arish con la valle di Zor, leggermente a sud del Mar Morto.
Con il trattato di pace fra Egitto e Israele del 1979, sostenuto significativamente dal Primo ministro Begin, la penisola del Sinai non venne più considerata dai sionisti revisionisti e dal Likud come parte integrante della terra d’Israele, tanto che furono smantellate con la forza le poche colonie presenti. Nell’ottobre del 1994, il Likud accettò con riluttanza il trattato di pace con la Giordania, rinunciando in modo permanente alla pretesa sponda orientale del fiume Giordano (nella terminologia sionista, “il territorio orientale d’Israele”), tolta dalla Gran Bretagna alla Palestina mandataria nel 1922 e assegnata al nuovo regime hascemita della Transgiordania.
Questo episodio soprattutto ha fatto crescere nell’ala politica della destra israeliana estrema e non, l’intransigente opposizione per una seppur minima cessione territoriale della West Bank, le vecchie terre bibliche di Giudea e Samaria, in cui non c’era spazio nel modo più assoluto per uno Stato palestinese e forse anche per un’effettiva autonomia (2).

Lo scopo di questa tesi è quello di presentare al lettore gli strumenti utili alla comprensione di questa intricata disputa, mettere in evidenza i due aspetti del conflitto, territoriale e soprattutto religioso, ma anche sottolineare il premeditato obiettivo centrale del sionismo: la “liberazione” e colonizzazione di Eretz Yisrael.
Consapevole della sterminata bibliografia esistente sul conflitto fra arabi ed ebrei nell’ampio periodo analizzato, l’obiettivo centrale di questo lavoro è stato quello di selezionare e collegare gli eventi, con imparzialità e analisi critica. Naturalmente, già mettere in rilievo alcuni aspetti più di altri implica un certo grado di mancanza di obiettività: tuttavia ho cercato sempre di basare il lavoro direttamente sui documenti e sui fatti.
La tesi si articola essenzialmente in due parti: la prima prende in esame come la comunità ebraica, grazie alla Dichiarazione Balfour divenuta successivamente un obbligo internazionale nel Mandato britannico, sia riuscita a legittimare l’atto di proprietà sulla Palestina tramite la Bibbia e i connessi diritti storici; la seconda si concentra sul contributo, più o meno velato, dato dalle varie Amministrazioni statunitensi alla nascita di Israele come potenza regionale. In altre parole, le modalità e i mezzi utilizzati dai leader ebraici per ottenere il diritto, garantito internazionalmente, a emigrare in Palestina, fino a far diventare “imperiale” Israele con la guerra dei Sei giorni.

Dopo il giugno del ’67 fino ai giorni nostri, cercherò di dimostrare come la politica aggressiva territoriale esercitata da Israele nei confronti del popolo palestinese è stato il vero ostacolo a una pace giusta in Medio Oriente, prima di ogni trattativa sulla sovranità di Gerusalemme o sulla questione del ritorno dei profughi palestinesi. Questa politica espansionista, poco analizzata dai mass media rispetto alla quantità di tempo impiegata per informare l’opinione pubblica di attacchi terroristici palestinesi ai danni di civili israeliani, senza analizzare le cause profonde di questi episodi, è il maggior crimine, e i diretti responsabili di queste conseguenze sono in primis i governi israeliani succedutisi dal 1967 fino ai giorni nostri, sia di destra sia di sinistra.
Come si può sostenere che Israele potrebbe scomparire dalle cartine geografiche come Stato, se continua a occupare territori che non sono suoi? Come si può parlare di autodifesa dello Stato ebraico, quando le operazioni nei territori occupati eseguite dall’esercito israeliano, uno dei più potenti al mondo, servono esclusivamente alla repressione, alla prosecuzione del dominio e all’eliminazione della resistenza locale?
Come i britannici nel Nord America, gli olandesi in Sudafrica e i nazisti nell’Europa orientale, avvalorandosi di alcuni miti (3), così i sionisti in Palestina prima e gli israeliani in Israele/Palestina poi vogliono nei confronti della popolazione indigena una “pace”, se così si può chiamare, secondo i termini di Israele.

Iniziando la carrellata dei ringraziamenti, sono particolarmente grato agli addetti della biblioteca “Sojourner Truth” di New Paltz (SUNY) perché mi hanno pazientemente seguito durante il lavoro di ricerca bibliografica, dove ho avuto la possibilità di lavorare con tranquillità e raccogliere la maggior parte del materiale bibliografico presente nella tesi.
Sono debitore nei confronti del Professore Alessandro Brogi del Dipartimento di Storia dell’Università di Yale, per i preziosi consigli circa il materiale, le informazioni sulle diverse biblioteche del posto, e il modo più celere per la raccolta di documenti.
Sono altrettanto debitore del “Central Zionist Archives”, in particolare alla Sig.ra Rochelle Rubinstein, per avermi fatto recapitare il testo integrale della Risoluzione di Biltmore.
Rivolgo sentiti ringraziamenti al mio relatore, Professore Massimiliano Guderzo, per l’estrema competenza in materia, la disponibilità, il suo alto valore umano, ma soprattutto per aver creduto fin dall’inizio nella mie possibilità, incitandomi sempre, quando addirittura io stesso nutrivo dei dubbi sui miei mezzi. Un’espressione di gratitudine speciale è rivolta obbligatoriamente a Cesiretta Balducci, Giovanna Guerra e alla Dott.ssa Elisabetta Lenti, per gli incoraggiamenti dati a suo tempo.
Infine, un sincero grazie a tutte quella persone che con domande e critiche hanno stimolato la mia curiosità sul tema in esame, e che mi hanno aiutato con la loro presenza.

Ovviamente, l’intera tesi è dedicata alle persone a me più care e vicine: mio padre, mia sorella e mia madre.

NOTE:

(1) La Bibbia li cita nel libro della Genesi (15,18), quando il Signore strinse con Abramo un’alleanza, pronunciando queste parole: «Alla tua discendenza io do questo paese dal fiume d’Egitto [il Nilo] al grande fiume, il fiume Eufrate».
(2) È recentissima la Risoluzione del Comitato Centrale del Likud (12 maggio 2002), partito di maggioranza relativa attualmente al governo, che ha affermato a chiare lettere che non consentirà mai la creazione di uno Stato palestinese nelle West Bank e a Gaza (“no Palestinian state will be established west of the Jordan River”). Parole che vanno contro le dichiarazioni di George W. Bush, il primo presidente americano ad appoggiare esplicitamente la nascita di uno Stato palestinese nelle terre illegalmente controllate dal 1967, e contro la Risoluzione 1397 (12 marzo 2002) del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, bloccando qualsiasi trattativa per giungere a un trattato di pace definitivo. Vedi http://www.haaretzdaily.com/ e http://www.nytimes.com/.
(3) La maggior propaganda invocata dai sionisti fu che la Palestina, e i territori occupati in seguito, fossero regioni disabitate, desertiche e selvagge, pronte per la colonizzazione. Vedi Norman Finkelstein G., Image and Reality of the Israel-Palestine Conflict, London and New York, Verso, 2001, pp. 88-98. Scarica il documento Tesi conflitto Arabo/Israeliano

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