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I tribunali speciali dell'Occidente

di Gian Carlo Caprino 25 Novembre 2012         Letto 1658 volte
Il Tribunale penale per la Jugoslavia (TPJ), con sede all'Aja, ha mandato assolti due generali croati, Ante Godovina e Ivan Markac, dall'accusa di crimini di guerra per aver provocato la fuga di circa novantamila abitanti di etnia serba residenti nella regione della Krajina (sud della Croazia) durante l'operazione militare "Tempesta", effettuata alla fine del 1995. Le popolazioni di origine serba espulse non tornarono mai più nei territori precedentemente occupati. In primo grado i due generali erano stati condannati, rispettivamente, a 24 e 18 anni di carcere.
La sentenza di appello non è stata comunque unanime: su i 5 giudici componenti il collegio (Theodor Meron USA presidente, Patrick Robinson Giamaica, Mehemet Guney Turchia, Carmel Agius Malta e Fausto Pocar Italia) solo i primi tre hanno votato per l'assoluzione, mentre il giudice maltese e quello italiano hanno votato per la condanna. Per di più, il giudice Pocar ha preteso che si mettessero a verbale i motivi del suo dissenso, rompendo così la riservatezza che, di solito, circonda le decisioni collegiali prese a maggioranza.
La reazione immediata della Serbia, di fatto l'unico Paese che ha pagato per le atrocità della guerre jugoslave, è stata quella di ridurre a livello "tecnico" la collaborazione con il TPJ; ciò significa, in pratica, che non vi sarà più alcuna collaborazione del governo serbo nella cattura e nella estradizione di altri eventuali suoi cittadini perseguiti da questo tribunale, dopo Milosevic (misteriosamente morto in carcere all'Aja nel 2006), Karadzic e Mladic (accusati della strage di Srebrenica).
In effetti la credibilità l'imparzialità del TPJ appaiono molto dubbie: oltre ai due generali croati sono stati assolti o mai inquisiti l'ex presidente della Croazia Tudjman, l'ex presidente della Bosnia Itzebegovic, ed il kosovaro Haradinaj (accusato addirittura di traffico di organi tolti a prigionieri serbi), tutti a vario titolo accusati di atrocità verso le popolazioni civili.
Insomma per questo tribunale solo la Serbia deve pagare per la mattanza jugoslava, come già aveva stabilito Clinton sin dal 1998, con una politica mai smentita da G.W. Bush e Obama.
In questo brutto episodio risalta l'onestà e il coraggio del nostro giudice Fausto Pocar, il quale non solo ha votato contro la sentenza di assoluzione, ma ha preteso la pubblicazione delle ragioni del suo dissenso, mettendo in grave imbarazzo la diplomazia italiana.

Nati come cloni del Tribunale penale per la Jugoslavia, all'Aja hanno sede altri due tribunali internazionali: la Corte Penale Internazionale (CPI), che ha giurisdizione mondiale su crimini di guerra e crimini contro la pace, ed il Tribunale penale per il Libano (TPL), unica e singolarissima assise che, a livello internazionale, è stata incaricata di indagare sull'attentato che ha provocato la morte del leader libanese sunnita Rafik Hariri, avvenuta nel 2005. La CPI è operativa dal 2002, mentre il TPL è operativo dal gennaio 2009. Ebbene, se la credibilità ed imparzialità del Tribunale penale per la Jugoslavia sono molto dubbie, la stessa identica considerazione si può fare riguardo alle altre due assise internazionali.

Il TPL, come dimostra la cronaca degli anni recenti, è stato usato per destabilizzare il Libano e la Siria, favorendo le fazioni sunnite di Saad Hariri (figlio di Rafik) ai danni del partito Hezbollah, sciita, e ventilando la responsabilità penale del presidente siriano Bashar Al Assad; l'avvento però di un governo a maggioranza sciita a Beirut (che si è rifiutato di collaborare ulteriormente con tale tribunale) nel gennaio 2011 e, soprattutto, la terribile guerra civile in atto in Siria ne hanno radicalmente depotenziato il potere destabilizzante e ricattatorio, per cui è molto probabile che non se ne sentirà più parlare, anche se la sua attività prosegue in "contumacia" degli ipotetici imputati già identificati.

Analoghe considerazioni valgono per la Corte Penale Internazionale, la cui maggior iniziativa è stata quella, da parte del suo Procuratore generale, l'avvocato argentino Luis Moreno Ocampo, di spiccare un mandato di cattura internazionale contro Omar Al Bashir, presidente del Sudan, per sospette atrocità verso le popolazioni nere della provincia del Darfur.
Non si discute se l'accusa sia fondata o meno, ma qualche sospetto di "ipersensibilità" al caso Darfur viene, riflettendo come nel Sudan siano ormai radicate le imprese cinesi che, in cambio di idrocarburi ed altri prodotti minerari, stanno costruendo una miriade di infrastrutture civili che stanno rivoluzionando l'aspetto del Paese e della sua capitale Kartoum. Le infrastrutture pubbliche non sono come i dollari, che possono essere stornati immediatamente in Svizzera dai politici corrotti che li percepiscono (come accade in Nigeria, per esempio), e ciò rende indigesta agli USA la presenza in forze dei cinesi in Sudan, perché altri Paesi africani potrebbero seguirne l'esempio sottraendosi alla morsa della spirale corruzione - finanza internazionale, che comporta il loro permanere nell'area del sottosviluppo, consentendo alle potenze occidentali di condizionarne pesantemente la politica.
Ma la cartina di tornasole della parzialità della CPI sta nella sua totale assenza sui fatti che, ormai da più di 40 anni, costituiscono l'epicentro tellurico di tutte le atrocità del medio oriente: cioè il rapporto tra Israele e le resistenze arabe che, in un modo o nell'altro, si oppongono alla occupazione dei Territori palestinesi.
Ad esempio, solo per citare l'episodio più recente, il signor Moreno Ocampo non ha mosso un dito per imbastire una qualsivoglia inchiesta sulle orrende stragi a Gaza perpetrate dal governo Olmert durante l'operazione "piombo fuso", in cui morirono 1300 persone, quasi tutte civili, tra cui trecento bambini. Non c'è almeno il sospetto di crimini contro l'umanità perpetrati dai militari israeliani?
Di recente poi Colin Powell, ex segretario di Stato nel primo governo Bush junior, ha fatto "outing", confessando ciò che tutti sapevano: nei primi mesi del 2003 egli ha consapevolmente mentito, alle Nazioni Unite, sull'imminente pericolo che Saddam Hussein fosse sul punto di scatenare una guerra chimico-batteriologica con l'uso (addirittura!) di droni senza pilota; accusa che giustificò agli, occhi degli ipocriti, la proditoria invasione dell'Iraq, Paese già stremato da un decennio di feroci sanzioni.
Ebbene, l'aggressione militare contro chiunque, senza validi motivi, o peggio, fabbricando prove false per giustificarla, è un reato ben previsto dai codici internazionali: si chiama "crimine contro la pace". Fu contestato la prima volta ai gerarchi nazisti, a causa dell'invasione della Polonia, al processo di Norimberga.
Non sarebbe quindi il caso, per il Procuratore Moreno Ocampo, di aprire un fascicolo di indagine per "crimini contro la pace" contro i massimi esponenti dell'amministrazione statunitense in carica nel 2003, e cioè G.W. Bush, Dick Ceney (vice di Bush), Donald Rumsfeld (ministro della Difesa) e lo stesso Colin Powell (quest'ultimo nella inedita veste di "pentito")?
Stiano tranquilli codesti signori! Moreno Ocampo è troppo furbo per non capire che perderebbe immediatamente la sua prestigiosa poltrona, se solo si azzardasse a pensare un'accusa del genere.
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