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Distrutta una stazione radar della Siria rivolta verso Israele

di A. Terenzi 28 Novembre 2012         Letto 1890 volte
Proprio alla vigilia del possibile dispiegamento sulla frontiera tra Turchia e Siria del sistema missilistico Patriot della Nato, gestito da personale Usa, il sito specializzato Debka, ispirato da fonti israeliane, ha dato notizia del fatto che lunedì scorso, i "ribelli" siriani avrebbero distrutto l'importantissima stazione radar siriana denominata M-1, costruita dai russi e collocata in prossimità della frontiera con lo Stato ebraico.
La stazione era appunto destinata in primo luogo al controllo delle attività aeree israeliane nel Negev e ad Hatzerim, nel sud del paese, serviva a difendere Damasco e le alture del Golan e a controllare i movimenti navali nel Mediterraneo dinanzi alle coste di Libano e Israele - un'area nella quale si stanno raccogliendo in questi giorni numerose unità navali Usa, Nato e della Russia.
Ma la stazione M-1, secondo gli esperti occidentali, diminuisce la capacità militare siriana anche nei confronti della Giordania e dell'Arabia Saudita, proprio quando si sa che nella importantissima base aerea saudita di Tabuk, nel nord del paese, sono stati da poco dispiegati dei caccia-bombardieri francesi, pronti a intervenire sui cieli siriani in caso di un'operazione decisiva per rovesciare Assad.
Come se non bastasse, la stazione M-1 supportava Hezbollah, l'organizzazione shiita libanese da sempre opposta ad Israele, fornendole informazioni sui movimenti israeliani lungo la frontiera col Libano.
Sempre secondo la stessa fonte, restano ora a disposizione di Assad la stazione M-2 di Shanshar a sud di Homs, che copre le aree centrale e settentrionale della Siria, e la M-3, dislocata presso Latakia, che controlla l'area settentrionale che include il confine con la Turchia, Cipro ed il Mediterraneo orientale.
Ma la vulnerabilità della Siria sul suo fondamentale fianco sud è accresciuta, dando così modo anche ad Israele di aprirsi più agevolmente un eventuale percorso verso l'Iran nel caso lo Stato ebraico decidesse di colpire quello che considera il suo principale nemico in questo momento.

 

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