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In crescita la potenza militare della Cina

di G. Tuscin 23 Aprile 2013         Letto 1996 volte
Qualche giorno fa, il ministero della difesa della Repubblica Popolare Cinese ha pubblicato il suo libro bianco sulla difesa, un documento di notevole interesse per comprendere il punto di vista geo-strategico dell'immensa potenza asiatica, che conta più di 22.000 km di confini terrestri, oltre 18.000 km di linee costiere, più di 6.500 isole e quindi altri 14.000 km di coste insulari da proteggere.
Secondo questo documento ufficiale, "la Cina fronteggia molteplici, complesse minacce e sfide alla sua sicurezza". Essa deve infatti "salvaguardare l'unità nazionale, l'integrità del suo territorio e sviluppare i suoi interessi". Polemicamente il documento continua affermando, con evidente allusione agli Usa, che "qualche paese ha rafforzato le sue alleanze militari nel Pacifico, estesa la sua presenza militare nella regione, rendendo frequentemente più tesa la situazione nell'area". Nello stesso tempo, "a proposito delle questioni della sovranità territoriale cinese e dei suoi diritti e interessi marittimi, alcuni Paesi confinanti stanno intraprendendo iniziative che complicano ed esacerbano la situazione, ed il Giappone sta creando agitazione sulla questione delle Isole Diaoyu".
La Cina si trova inoltre a dover contrastare terrorismo, estremismo e separatismo, con quest'ultimo riferimento intendendosi ovviamente lo storico contenzioso con Taiwan.


L'organizzazione militare della Cina

Le forze armate cinesi sono organizzate intorno all'Esercito di Liberazione del Popolo, alla polizia popolare ed alla milizia. L'esercito include 18 cosiddetti "corpi combinati", intesi come corpi d'armata interforze, con un effettivo di 850.000 uomini, organizzati in sette comandi militari di area: quello di Shenyang (Mukden) nel nord del Paese, che comprende il 16°, il 39° ed il 40° corpo combinato; il comando di Beijing (Pechino), con il 27°, il 38° ed il 65° corpo; quello di Lanzhou (Lanchow), nell'area centro-settentrionale della Cina, con il 21° ed il 47°; Jinan, 400 km a sud-est di Pechino, dove sono dislocati il 20°, il 26° ed il 45°; Nanjing (Nanchino), secondo polo commerciale della Cina orientale, con il 1°, il 12° ed il 31°; Guangzhou (Canton), nella Cina meridionale, con il 41° ed il 42°; Chengdu, nella Cina centro-meridionale, con il 13° ed il 14° corpo combinato.
La marina cinese ha una forza di 235.000 uomini, distribuiti su tre flotte, Mar Giallo (Qingdao), la flotta del Mar Cinese Orientale (Ningbo) e quella del Mar Cinese Meridionale (Zhanjiang): lo scorso settembre 2012, la marina cinese ha varato la propria prima portaerei Liaoning, ex-portaerei ucraina, costata 2 miliardi di dollari, in grado di imbarcare 24 elicotteri 26 aerei, tra cui i recenti caccia J-15.


La proiezione militare cinese

Questa crescente capacità navale ha permesso alla Cina, secondo il bilancio a fine 2012 tracciato dal libro bianco, di impiegare in operazioni di controllo navale internazionale 13 gruppi navali, comprendenti 34 navi da battaglia, 28 elicotteri e 910 uomini delle truppe speciali, che hanno scortato 4.984 navi, delle quali 1.510 cinesi, 940 di Hong Kong e 74 di Taiwan: in queste operazioni la marina cinese ha anche liberato due navi cinese abbordate dai pirati e ventidue che erano state da essi intercettate.
L'aviazione militare cinese conta a sua volta 398.000 uomini, distribuiti in sette regioni aeree, corrispondenti a quelle dell'esercito, oltre ad una grande unità di paracadutisti.
Si aggiunge alle altre armi quella che i cinesi chiamano "la seconda artiglieria", comprendente le armi definite di "deterrenza strategica", vale a dire le forze missilistiche convenzionali e nucleari, con le relative unità di supporto.
Le forze armate cinesi svolgono da tempo esercitazioni combinate fra più regioni militari, come quelle svoltesi nel 2012 nel sud-est della Cina che hanno coinvolto i comandi generali di Chengdu, Jinan e Lanzhou.
La capacità di proiezione globale della Cina, grazie alla crescita delle sue capacità militari, è stata ampiamente dimostrata coi fatti nel febbraio 2011, quando la situazione di caos in Libia ha suggerito al governo cinese di mettere in atto la più grande operazione di evacuazione dalla fondazione della Repubblica Popolare Cinese, che ha permesso di riportare in patria sani e salvi 35.860 concittadini.
Non sorprende quindi che il budget militare cinese, a differenza di quello di molti Paesi occidentali, alle prese con la catastrofica crisi finanziaria, sia cresciuto dell'11,2% nel 2012, raggiungendo, secondo il SIPRI Yearbook 2013, i 166 miliardi di dollari: il secondo al mondo dopo quello, più grande però di quattro volte, degli Usa, attestatosi a quota 682 miliardi di dollari.


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