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Derivati, finanza, partiti: la malattia che non si vuole curare

di G.C. 26 Giugno 2013         Letto 1706 volte
Noi di clarissa.it potremmo rivendicare il fatto che in tempi non sospetti, vale a dire in una conferenza pubblica del 27 ottobre 2007, di cui è possibile scaricare dal nostro sito la presentazione, avevamo chiaramente indicato proprio quello che si sta oggi dimostrando nei fatti.
Dicevamo che l'economia finanziarizzata, quella dei Padroni dell'Universo (come amano chiamarsi i grandi speculatori internazionali) che hanno lavorato per tre decenni e oltre sotto il democratico motto "create e distribuite" (riferito ovviamente al rischio speculativo...), aveva già intaccato la finanza pubblica, e questo avrebbe condizionato le scelte politiche di un'intera classe dirigente, quella occidentale.
In questo modo, assoggettando definitivamente i popoli all'esigenza di coprire l'enorme massa di titoli che sono ormai carta straccia, quelle politiche avrebbero necessariamente dovuto recuperare le perdite di sistema mediante la pressione fiscale, la cosiddetta austerità e la messa a rischio dell'intero sistema del welfare.
Così da allora è stato: quello che nel 2007 ben pochi hanno saputo dire, oggi è sotto gli occhi di tutti quelli che vogliono vedere e comprendere.
Le notizie che con grande prudenza La Repubblica sta dando in queste ore, sulla perdita di 8 miliardi di euro in derivati del Tesoro italiano, si aggiungono a quello che abbiamo già letto sulla vicenda Monte Paschi di Siena, ma anche, qui "da noi" in piccolo, sulla gravissima crisi di Banca Marche: una banca locale che non ha ancora spiegato ai suoi azionisti né tantomeno alla cittadinanza le ragioni per cui ha dovuto "svalutare" un quarto dei suoi "assets" (patrimonio), oltre ad avere accumulato una perdita di oltre 500 milioni di euro.
Questo è il fondamento patologico del sistema, quello di cui la politica dei partiti non vuole assolutamente venire a capo, perché metterebbe a nudo l'intreccio patologico fra partiti e sistema bancario, che è oggi uno dei fondamenti essenziali del potere. Un potere che in tal modo soffoca l'economia reale per lasciare spazio alla speculazione internazionale.
Nelle Marche, non a caso, i partiti si stanno affannando a chiamare a raccolta le amministrazioni locali e le imprese, implorandole di aderire all'aumento di capitale di Banca Marche previsto per settembre 2013, per un importo intorno ai 250 milioni di euro.
Clarissa.it invita a seguire con attenzione queste vicende, perché è giunto il tempo in cui la politica che chiede denari alle imprese, ai lavoratori, ai cittadini chiarisca bene come li ha utilizzati prima e per quali obiettivi intende utilizzarli in futuro. Dovrà stabilirsi saldamente il principio che il denaro deve servire per sostenere gli investimenti produttivi per il lavoro e per il territorio, non per favorire guadagni speculativi di ristretti gruppi di potere che si puntellano vicendevolmente.
Per questo ci sembra importante ogni iniziativa di informazione e di sensibilizzazione, come quella che meritoriamente sta ad esempio facendo il blog http://osservatoriosubancamarche.com, come primo passo per iniziative di informazione e sensibilizzazione dell'opionione pubblica che ci auguriamo prendano forma tempestivamente nei prossimi mesi.
Crediamo che da queste iniziative debba cominciare a formarsi una idea diversa dei rapporti fra economia e politica, fra capitale e lavoro, fra denaro e cittadini. Il futuro sociale dell'Italia in Europa lo richiede ormai pressantemente.
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