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Honduras, la soluzione sembra vicina di Paolo Menchi
Pubblicato il 31 Ottobre 2009
 
Tutto iniziò lo scorso mese di giugno quando un colpo di mano dell'esercito destituì il Presidente in carica Manuel Zelaya e lo obbligò alla fuga all'estero, nominando nuovo capo di Stato Roberto Micheletti.
Da quel momento non mancarono le prese di posizione internazionali affinché Zelaya fosse reintegrato, intervennero anche gli Stati Uniti, pur accusati da altri capi di stato di aver favorito l'eliminazione politica di un personaggio che stava diventando scomodo.
In questi ultimi quattro mesi, dopo le iniziali posizioni rigide, si sono trascinate stancamente delle lunghe trattative per riportare il Paese alla normalità, in considerazione anche del verificarsi di numerosi scontri tra le opposte fazioni con morti e feriti.
Finalmente le delegazioni che rappresentavano "i due presidenti" hanno annunciato ufficialmente di aver raggiunto un accordo, così, dalla prossima settimana, l'Honduras avrà un governo di unità nazionale che dovrà gestire le elezione del prossimo 29 novembre (alle quali non sono candidati né Zelaya né Micheletti) fino a che il nuovo presidente non entrerà in carica il 27 gennaio del prossimo anno.
Ora il documento dovrà essere inviato al parlamento affinché decida se reintegrare nel suo ruolo il deposto Zelaya per questa fase transitoria.
L'accordo, denominato "Tegucigalpa-San José-Diálogo de Guaymuras", prevede che il governo di unità nazionale sia composto di rappresentanti di entrambi gli schieramenti.
La OEA (Organisacion de los estados Americanos) che ha avuto un importante ruolo di mediazione, ha previsto l'istituzione di una commissione "de verificacion", composta di due stranieri e due honduregni, che avrà il compito di vigilare sull'applicazione degli accordi sottoscritti dalle due parti e di una commissione " de verdad" che inizierà i lavori dopo l'insediamento del nuovo presidente e si dovrà occupare di ricostruire fatti e responsabilità degli avvenimenti accaduti a partire dal 28 giugno scorso, data del golpe che ha paralizzato il paese per mesi.
Ricordiamo che l'Honduras è una nazione di poco più di sette milioni di abitanti ed è uno dei paesi meno sviluppati dell'America Latina con un pil pro capite che lo posiziona al 113° posto e con ampi strati della popolazione in condizioni di estrema povertà.

 
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