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        <title>Gli editoriali di Clarissa</title>
        <description>Gli ultimi sette editoriali dal webzine Clarissa</description>
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       <dc:date>2012-05-18T01:42:32+01:00</dc:date>
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        <dc:creator>Gaetano Colonna</dc:creator>
        <title>Il mondo nuovo di Blackrock e la terza ondata della crisi</title>
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        <description>&lt;font&gt;&lt;div align=\&quot;justify\&quot;&gt;Sar&amp;agrave; capitato anche a voi in  questi giorni di trovare sui maggiori quotidiani italiani delle pagine  intere con un annuncio pubblicitario intitolato &quot;&amp;egrave; un mondo nuovo&quot;. &amp;Egrave;  una gigantesca, e assai costosa, campagna di Blackrock, uno dei &lt;em&gt;master of the universe&lt;/em&gt; della speculazione finanziaria, come sa chi ci ha letto sulle pagine di clarissa.it (1).&lt;br /&gt;&quot;Come  devo investire i miei soldi?&quot;, si domanda al posto vostro Blackrock. E  parla di un mondo nuovo, appunto, in realt&amp;agrave; ormai ben noto: quello per  il quale &quot;anche la liquidit&amp;agrave; ha dei costi&quot;, per cui conviene dare  ascolto alla propria &quot;propensione al rischio&quot; e investire in fonti di  rendita diversi dalle obbligazioni governative oggi a basso rendimento;  occorre &quot;valutare gli investimenti non tradizionali&quot;, come quelli &quot;nelle  materie prime e nei prodotti a rendimento assoluto&quot; o come gli ETF, uno  dei ritrovati della speculazione, che scommettono su indici azionari o  obbligazionari. Infatti, &quot;l\'innalzamento della speranza di vita  significa che i risparmi dovranno durare pi&amp;ugrave; a lungo rispetto alle  generazioni che ci hanno preceduto&quot;, per cui, si noti, &amp;egrave; bene  &quot;continuare ad essere esposti a mercati rischiosi, come ad esempio  quelli azionari, anche una volta in pensione&quot;.&lt;br /&gt;Il livello della  speculazione finanziaria mondiale &amp;egrave; risalita fino a tornare ai livelli  prima della &quot;prima ondata&quot;, quella dei mutui &lt;em&gt;subprime&lt;/em&gt; del  2007-2008, per intendersi. Il comunicato della Blackrock &amp;egrave; il segno che  la lezione non &amp;egrave; bastata. Siamo infatti di nuovo a circa &lt;em&gt;un milione di miliardi&lt;/em&gt;  di dollari l\'anno, rispetto ad un prodotto mondiale lordo intorno ai  settanta mila miliardi di dollari - il che vuol dire un\'economia  virtuale che vale &lt;em&gt;quasi 15 volte&lt;/em&gt; l\'economia reale e con tale  peso gigantesco gli si sovrappone, dirigendola e condizionandola. Dietro  questo rapporto c\'&amp;egrave;, intatta, la bolla speculativa sul cui valore  effettivo gli esperti si interrogano da oramai un quinquennio e che  prima o poi dovr&amp;agrave; venire a galla.&lt;br /&gt;La &quot;seconda ondata&quot;, quella  dell\'attacco speculativo ai titoli di Stato europei nel 2011, vorremmo  tutti che fosse passata. In questi giorni la stampa ci vuole persuadere  che il peggio &amp;egrave; passato, la UE si &amp;egrave; grosso modo accordata, lo &lt;em&gt;spread&lt;/em&gt;  &amp;egrave; rientrato nei limiti, la Grecia ha forse raggiunto un accordo con i  suoi creditori dell\'alta finanza mondiale. Vorremmo tutti che fosse  cos&amp;igrave;, vorremmo credere a queste sirene ottimistiche che devono  incantarci per rassicurarci.&lt;br /&gt;Ma sappiamo che non &amp;egrave; cos&amp;igrave;, e dobbiamo dunque dirlo chiaramente.&lt;br /&gt;La  Federal Reserve americana (2) e la BCE europea non hanno fatto altro in  questi anni che guadagnare tempo per evitare il crollo delle grandi  banche, dei grandi investitori istituzionali, dei cosiddetti  &quot;conglomerati&quot; della finanza - quelli, in breve, che operano  controllando banche, pacchetti azionari delle grandi multinazionali, dei  grandi servizi finanziari come quelli assicurativi e dei fondi  pensione. Hanno iniettato nel sistema della circolazione finanziaria  migliaia di miliardi di dollari e di euro, a tassi stracciati, ottenendo  in cambio in garanzia titoli sulla cui affidabilit&amp;agrave; i dubbi sono molti,  in quanto molti di essi stanno proprio dentro la bolla speculativa di  cui abbiamo parlato. Queste iniezioni di liquidit&amp;agrave; non sono affatto  destinate, come abbiamo gi&amp;agrave; spiegato (3), ad aumentare la circolazione  del denaro, il credito e gli investimenti nel sistema produttivo: sono  in realt&amp;agrave; destinati a rallentare per almeno un triennio il venire a  galla della bolla speculativa, ossia l\'affiorare di titoli che non  valgono pi&amp;ugrave; nulla e le relative perdite annidate nei bilanci delle  maggiori aziende mondiali.&lt;br /&gt;Si tratta di una disperata corsa contro il  tempo: in questo triennio si spera infatti che le misure di spaventoso  rigore che si sono adottate contro i cittadini americani ed europei  riescano a drenare ulteriori risorse per il sistema finanziario globale,  passando attraverso le finanze pubbliche, in questo caso - in maniera  da dare il tempo alle banche di accumulare nuove risorse con cui  alimentare il circolo vizioso avviatosi da un paio di decenni.  L\'annuncio della Blackrock &amp;egrave; sulla stessa linea, rivolgendosi ai  risparmiatori: &quot;credete ancora in noi, dateci ancora i vostri soldi&quot;,  altro che mondo nuovo!&lt;br /&gt;Il problema di fondo &amp;egrave; che la crisi &amp;egrave;  strutturale, per ragioni che si possono descrivere abbastanza  rapidamente. Il capitalismo occidentale non ha pi&amp;ugrave; i livelli di  investimento e di produttivit&amp;agrave; che ne hanno rappresentato la forza  propulsiva per circa una settantina d\'anni, dagli anni Novanta del XIX  secolo agli anni Sessanta del XX, grazie anche a due guerre mondiali,  che hanno favorito la &quot;distruzione creativa&quot; di cui il sistema  necessitava.&lt;br /&gt;A questo calo fisiologico, legato fra l\'altro al fatto  che le societ&amp;agrave; post-industriali sono ormai focalizzate per il 70% almeno  del proprio prodotto interno lordo sui servizi, notoriamente assai meno  produttivi del settore primario e di quello industriale - si aggiunge  un continuo invecchiamento della popolazione, con i ben noti effetti sul  costo complessivo della vita sociale. Nel frattempo, l\'enorme fame di  energia di un sistema che presuppone uno sviluppo infinito ha instaurato  un circolo vizioso fra consumo di energia, costo delle materie prime  agricole (cibo) e distruzione delle risorse primarie terrestri (aria,  acqua, suolo) - con costi enormi che cominciano ad essere considerati  solo da una ventina d\'anni. Il modello del capitalismo occidentale ha  dunque trovato con la mondializzazione i propri inevitabili limiti  materiali: di capacit&amp;agrave; produttiva, di risorse materiali e di tecnologia.  Per tacere del sistema di vita che impone all\'essere umano, delle  ineguaglianze e dello sfruttamento che genera ed alimenta.&lt;br /&gt;Nemmeno l\'innovazione introdotta dalle tecnologie &lt;em&gt;web&lt;/em&gt; ha modificato di una virgola la questione: il capitalismo del &lt;em&gt;web&lt;/em&gt;  non &amp;egrave; altro che un sistema marketing in grado di raggiungere numeri  enormi di utenti in tempi istantanei, ma &amp;egrave; solo una straordinaria  manifestazione di capacit&amp;agrave; di promozione e, assai meno, di vendita. Non &amp;egrave;  certo in grado di accrescere la produttivit&amp;agrave; globale o di generare  nuovi prodotti o nuove capacit&amp;agrave; industriali. &amp;Egrave; l\'estrema propaggine  della &lt;em&gt;affluent society&lt;/em&gt; degli anni Sessanta: iper-tecnologizzato e mondializzato quanto vogliamo, rimane un puro strumento consumistico.&lt;br /&gt;I  dati di fondo della crisi non sono dunque cambiati. Il funzionamento  del sistema non ha subito modifiche, per cui la speculazione finanziaria  resta l\'ultimo motore marciante: lo dimostra il fatto che nulla &amp;egrave; stato  fatto in questo drammatico quinquennio in tema di regolamentazione  dell\'enorme mercato &lt;em&gt;over the counter&lt;/em&gt;, quello per capirsi degli  strumenti speculativi pi&amp;ugrave; pericolosi e spregiudicati; nulla si &amp;egrave; fatto  per regolamentare i sistemi di &lt;em&gt;rating&lt;/em&gt;, che continuano ad avere  un potere sovraordinato a quello degli Stati, senza alcuna fonte di  legittimazione democraticamente riconosciuta; nulla si &amp;egrave; fatto nemmeno,  nonostante i ripetuti annunci, in tema di tassazione della speculazione,  nelle varie forme ipotizzate di &lt;em&gt;Tobin tax &lt;/em&gt;e simili.&lt;br /&gt;Questa  sconcertante inerzia su di un punto focale della crisi, ha confermato  che l\'intreccio, anch\'esso oramai sistemico, fra potere economico e  politica determina la soggezione dei sistemi di democrazia parlamentare  occidentale alle grandi istituzioni finanziarie: i costi della politica,  l\'inefficienza degli Stati nazione contemporanei, tutto facilita la  rude presa di quelle istituzioni sugli uomini degli apparati di partito e  sulle burocrazie amministrative dei grandi Paesi industriali, fino ai  livelli di regioni, province e comuni. La perdita del senso di comunit&amp;agrave;  nazionale, di idealit&amp;agrave; patria, ha lasciato il varco a un controllo  oramai diretto delle tecnocrazie espressione di quegli interessi  finanziari sui governi nazionali, come dimostrato da ultimo dal caso  della Grecia e dell\'Italia. Ma le elezioni in corso negli Usa, da questo  punto di vista, saranno non meno istruttive, se si guarda ai  finanziamenti dei candidati in corsa.&lt;br /&gt;La prima ondata (2007-2008) &amp;egrave;  dunque passata, portando povert&amp;agrave; e disoccupazione negli Usa ed  allargandosi all\'Europa. La seconda (2011) ha colpito qui durissimamente  anche il cosiddetto &quot;capitalismo sociale di mercato&quot;, con effetti  profondi su milioni di cittadini europei, effetti di cui cominceremo ad  accorgerci nei prossimi mesi. Se, come crediamo, i provvedimenti fin qui  adottati servono a guadagnare tempo e non hanno toccato i dati di fondo  per come li abbiamo sintetizzati - dobbiamo allora attenderci, in un  arco di tempo assai breve, l\'inevitabile &lt;em&gt;terza ondata&lt;/em&gt;.  Riteniamo che questa sar&amp;agrave; a quel punto pi&amp;ugrave; grave delle precedenti,  perch&amp;eacute; dovremo fare i conti con l\'affiorare effettivo della bolla  speculativa che si continua a cercare di mascherare, per non porre il  sistema dell\'alta finanza internazionale con le spalle al muro: questo  significher&amp;agrave; portare allo scoperto le perdite sottostanti, il che vuol  dire distruzione di ricchezza virtuale e riconduzione ai dati produttivi  reali di un sistema in crisi strutturale.&lt;br /&gt;In poche parole, vuol dire &quot;vedere&quot; le carte delle speculazione in questa gigantesca partita a poker mondiale.&lt;br /&gt;A  quel punto sar&amp;agrave; in gioco l\'economia reale: vale a dire gli interessi  quotidiani delle persone, rapportati all\'arco temporale della vita di un  essere umano - non pi&amp;ugrave; a quello, virtualmente infinito, delle banche e  degli Stati. Su questo punto, nessuna delle misure adottate in questi  mesi ha nemmeno sfiorato la questione di fondo: essa &amp;egrave; centrata sul &lt;em&gt;lavoro&lt;/em&gt; umano, sul suo valore, diverso da quello di pura &lt;em&gt;merce&lt;/em&gt;,   nell\'organizzazione sociale, nel suo rapporto con l\'economia da una  parte e con il diritto dall\'altra. Da qui si dovr&amp;agrave; muovere ad una  considerazione diversa dell\'organismo sociale nel suo complesso, e si  dovr&amp;agrave; di conseguenza por mano realisticamente alla questione della &lt;em&gt;moneta&lt;/em&gt;, dato che il suo modo di essere concepita si presta ad essere strumento per eccellenza della speculazione.&lt;br /&gt;Questa &amp;egrave; dunque la nuova &lt;em&gt;questione sociale&lt;/em&gt; che la &lt;em&gt;terza ondata&lt;/em&gt;  porr&amp;agrave; poderosamente all\'ordine del giorno, come gi&amp;agrave; avvenne alla fine  dell\'Ottocento, e lo far&amp;agrave; su dimensioni talmente estese da evidenziare  in modo immediato l\'insufficienza degli attuali uomini di potere, dei  tecnocrati, delle classi dirigenti dei partiti, degli intellettuali  prodotti dalle nostre universit&amp;agrave;.&lt;br /&gt;Per il manifestarsi di una simile &lt;em&gt;questione sociale&lt;/em&gt;  occorre, con umilt&amp;agrave; ma anche con decisione e con consapevolezza,  attrezzarsi, vivendo nell\'economia reale, cercando di ritrarne un quadro  vivo ed efficace, raccogliendo uomini ed idee nuove, suscitando  soprattutto forze morali senza le quali nessuna economia cos&amp;igrave; come  nessuna organizzazione sociale pu&amp;ograve; pensare di affrontare il proprio  avvenire.&lt;br /&gt;&amp;Egrave; tardi, ma potrebbe ancora non essere troppo tardi.&lt;/div&gt;&lt;p align=\&quot;justify\&quot;&gt;(1) &lt;a href=\&quot;http://www.clarissa.it/editoriale_int.php?id=301\&quot;&gt;http://www.clarissa.it/editoriale_int.php?id=301&lt;/a&gt; &lt;br /&gt;(2) &lt;a href=\&quot;http://www.clarissa.it/editoriale_int.php?id=302\&quot;&gt;http://www.clarissa.it/editoriale_int.php?id=302&lt;/a&gt; &lt;br /&gt;(3) &lt;a href=\&quot;http://www.clarissa.it/editoriale_ult_int2.php?id=156&amp;amp;numero=85\&quot;&gt;http://www.clarissa.it/editoriale_ult_int2.php?id=156&amp;amp;numero=85&lt;/a&gt; &lt;/p&gt;&lt;/font&gt;</description>
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        <title>IRAN 2012</title>
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        <description>&lt;strong&gt;IRAN 2012 - L\'imperialismo verso la prossima guerra? Scenari, cronache, retroscena&lt;/strong&gt;&lt;p&gt;di &lt;strong&gt;SIMONE SANTINI&lt;/strong&gt; - Prefazione di &lt;strong&gt;GIULIETTO CHIESA&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Pubblicato da &lt;strong&gt;EDIZIONI ALL\'INSEGNA DEL VELTRO&lt;/strong&gt; (Parma, 2012), pagg. 260&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Il libro.&lt;/strong&gt; Iran 2012. La profezia di un\'apocalisse? La previsione di una guerra contro l\'Iran torna a rimbalzare, da anni, nel dibattito pubblico, ogni volta smentita dai fatti. Anticipare lo scoppio di una guerra pu&amp;ograve; essere esercizio intellettualmente stimolante ma probabilmente inutile, poich&amp;eacute;, se la guerra scoppier&amp;agrave;, essa non sar&amp;agrave; conseguenza di un accidente della storia ma un suo determinato e specifico prodotto. Molto pi&amp;ugrave; utile, dunque, indagare le cause profonde, i contesti, gli scenari che potrebbero o meno condurre a questa guerra, con la consapevolezza di come il laboratorio iraniano rappresenti il microcosmo attraverso cui interpretare il tempo contemporaneo, scosso da innumerevoli e profondissime crisi, e il suo sviluppo futuro. Il filo rosso che percorre tutta l\'opera &amp;egrave; il tentativo di ricostruire, aldil&amp;agrave; delle manipolazioni e fraintendimenti operati dalla pubblicistica mondiale, tutti i possibili contorni dell\'intricata crisi iraniana, in alcuni casi sfatando miti e svelando inganni, offrendo uno strumento di analisi e comprensione. Un tentativo di verit&amp;agrave;. E libert&amp;agrave;.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Sinossi.&lt;/strong&gt; Nel primo capitolo si illustra il tema della corsa iraniana al nucleare inserendolo nel contesto mediorientale, evidenziandone il senso profondamente politico e dimostrando come proprio sul tema nucleare si misuri la supremazia dell\'Occidente, particolarmente attraverso Israele, su questa area cruciale per gli equilibri geopolitici.&lt;br /&gt;Si ripercorre la cronistoria del dossier nucleare iraniano, dal suo concepimento negli anni \'70 fino agli sviluppi pi&amp;ugrave; recenti. Particolare attenzione &amp;egrave; dedicata a ricostruire gli snodi del 2005, con la rivitalizzazione del programma atomico voluta da Ahmadinejad, ed il complesso percorso diplomatico che ha condotto, finora, ai fallimenti del 2009-2010 ed all\'imposizione delle sanzioni, illustrando strategie e motivazioni.&lt;br /&gt;Nel secondo capitolo sono esaminati il contesto geopolitico odierno e le ideologie alla base dell\'edificazione del Nuovo Ordine Mondiale. Si approfondiscono quindi i rapporti tra Stati Uniti e Cina, da un lato, e Stati Uniti e Russia dall\'altro, e la loro intima connessione con la crisi iraniana.&lt;br /&gt;Nel terzo capitolo si affrontano alcuni dissidi inter-islamici. In particolare le influenze delle vicende irachene sul vicino stato iraniano e la nascita di un asse arabo-sionista, ovvero occidentale-sunnita, in chiave anti-iraniana e anti-sciita.&lt;br /&gt;Nel quarto capitolo ci si concentra sulle dinamiche politiche interne all\'Iran. Le strutture della Repubblica islamica, i dissidi e le lotte di potere, gli scontri ideologici. Particolare attenzione &amp;egrave; dedicata  alla figura dirompente di Mahmud Ahmadinejad; all\'analisi delle elezioni presidenziali del 2009 ed alle successive proteste; all\'uso del terrorismo, nelle sue molteplici varianti, contro la nazione iraniana; allo strumento della propaganda mediatica con l\'analisi di due casi di scuola: le vicende Neda e Sakineh.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;L\'autore.&lt;/strong&gt; Simone Santini, giornalista. Nel 2001 &amp;egrave; tra i fondatori del magazine on-line Clarissa.it (&lt;a href=\&quot;http://www.clarissa.it/\&quot;&gt;www.clarissa.it&lt;/a&gt; ) di cui ricopre attualmente il ruolo di coordinatore (capo-redattore).&lt;br /&gt;Ha pubblicato su Clarissa.it oltre 50 tra saggi brevi e analisi di approfondimento, e circa 300 articoli divulgativi ed editoriali, occupandosi principalmente delle seguenti tematiche: analisi geopolitiche ed economiche; analisi di processi comunicativi e media; divulgazione e commenti di avvenimenti di politica internazionale, in particolare riguardanti il Medio Oriente e l\'Iran.&lt;br /&gt;Dal 2008 i suoi articoli sono, in modo continuativo, ripubblicati sul web da Antimafia Duemila (&lt;a href=\&quot;http://www.antimafiaduemila.com/\&quot;&gt;www.antimafiaduemila.com&lt;/a&gt;) e  Megachip (&lt;a href=\&quot;http://www.megachip.info/\&quot;&gt;www.megachip.info&lt;/a&gt; ), sito fondato dal giornalista e scrittore Giulietto Chiesa.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;strong&gt;INDICE GENERALE&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;PREFAZIONE di Giulietto Chiesa 5&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;INTRODUZIONE 13&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Capitolo 1&lt;br /&gt;UNA BOMBA ATOMICA PER AMICO 15&lt;br /&gt;1. Il contesto politico mediorientale e il nucleare 15&lt;br /&gt;2. Il dossier nucleare iraniano.&lt;br /&gt;Una cronologia essenziale (1974-2009) 32&lt;br /&gt;3. Un caso esemplare: i &quot;buchi&quot; della diplomazia e il ruolo&lt;br /&gt;della AIEA 38&lt;br /&gt;4. Cronache da un fallimento 47&lt;br /&gt;5. Verso le sanzioni 59&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Capitolo 2&lt;br /&gt;UN NUOVO ORDINE MONDIALE 75&lt;br /&gt;1. Ideologie imperiali 75&lt;br /&gt;2. Il Grande Gioco: Stati Uniti, Cina, Iran 88&lt;br /&gt;3. Il Grande Gioco continua: Stati Uniti, Russia, Iran 99&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Capitolo 3&lt;br /&gt;FRATELLI COLTELLI 107&lt;br /&gt;1. Iraq. Un buco nero? 107&lt;br /&gt;2. L\'Asse arabo-sionista 119&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Capitolo 4&lt;br /&gt;BAGLIORI DI UNA GUERRA SEGRETA 131&lt;br /&gt;1. Chi comanda in Iran? 131&lt;br /&gt;2. Mahmud, il nemico perfetto 143&lt;br /&gt;3. L\'onda verde e l\'onda rossa 179&lt;br /&gt;4. Terrorismi 193&lt;br /&gt;5. Ultimi fuochi. Prospettive e conclusioni 225&lt;/p&gt;&lt;p&gt; &lt;br /&gt;BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE 250&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;INDICE DEI NOMI 252&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;L\'autore pu&amp;ograve; essere contattato a questo indirizzo e-mail: redazione@clarissa.it&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Per acquisti e informazioni: ordini.blog@gmail.com&lt;/p&gt;</description>
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        <dc:creator>Clarissa</dc:creator>
        <title>Discorso di Bashar al-Assad alla nazione siriana</title>
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        <description>&lt;div align=\&quot;justify\&quot;&gt;&quot;So di essere stato distante dai media per lungo tempo, e mi &amp;egrave; mancato il contatto diretto con i cittadini, ma ho sempre seguito gli avvenimenti all\'ordine del giorno, raccogliendo le informazioni in modo che il mio discorso possa essere costruito su quello che si dice per strada...&quot;&lt;br /&gt;Questo l\'inizio del discorso alla nazione tenuto dal presidente siriano Bashar al-Assad lo scorso 10 gennaio 2012. In un momento drammatico per la Siria, il discorso di Assad rappresenta un documento informativo essenziale e deve, aldil&amp;agrave; del giudizio su di esso, essere letto per avere un panorama completo della crisi. &lt;br /&gt;La versione integrale si pu&amp;ograve; leggere scaricando il documento pdf sottostante. La fonte &amp;egrave; &lt;a href=\&quot;http://syrianfreepress.wordpress.com/\&quot;&gt;Syrian Free Press&lt;/a&gt; . Questo il &lt;a href=\&quot;http://syrianfreepress.wordpress.com/2012/01/15/la-siria-restera-libera-discorso-del-presidente-bashar-al-assad-1012012-testo-italiano-completopdf/\&quot;&gt;link&lt;/a&gt;  alla pagina.&lt;br /&gt;Buona lettura.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;</description>
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        <dc:creator>Pino Cabras - Simone Santini</dc:creator>
        <title>Siria, prima che spari la “tecnica”</title>
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        <description>&lt;div align=\&quot;justify\&quot;&gt;Quanto &amp;egrave; spesso, l\'involucro che protegge la nostra fragile normalit&amp;agrave;? Fino a un certo giorno abbiamo un lavoro o abbiamo speranze di ottenerlo, abbiamo scuole, acqua potabile in casa, l\'elettricit&amp;agrave;, e poliziotti e giudici s&amp;igrave; imperfetti ma guai a non averli. E fino a quel giorno abbiamo anche ospedali, abbiamo strade pi&amp;ugrave; o meno sicure, e una pensione che forse ci baster&amp;agrave; a non cenare soltanto con caffellatte e un misero biscotto per tutti gli anni del nostro inverno. Quant\'&amp;egrave; spesso quell\'involucro, il giorno in cui, al posto delle autorit&amp;agrave; normali, quelle dello Stato, l\'unica presenza visibile di una qualche autorit&amp;agrave; &amp;egrave; la &lt;strong&gt;&quot;tecnica&quot;&lt;/strong&gt;?  Soprattutto, cos\'&amp;egrave; la &quot;tecnica&quot;?&lt;/div&gt;&lt;p align=\&quot;justify\&quot;&gt;No, non ci stiamo riferendo a Monti e Papademos, anche se questo inizio poteva farlo credere.&lt;/p&gt;&lt;p align=\&quot;justify\&quot;&gt;La &quot;tecnica&quot; di cui parliamo non &amp;egrave; la tecnica comunemente intesa, &amp;egrave; il nome di un tipo di &lt;strong&gt;oggetto ben preciso&lt;/strong&gt; che ci &amp;egrave; stato mostrato tante volte, negli ultimi anni, nelle cronache di guerra, ma che aveva un nome solo per chi lo usava e per pochi altri. &amp;Egrave; un manufatto che rappresenta bene il degrado che attende gli stati falliti. Li abbiamo visti, in Somalia e in altri disgraziati paesi africani, e poi in Afghanistan e in Iraq, e da ultimo in Libia, questi oggetti particolari. Una &quot;tecnica&quot; (in inglese &lt;em&gt;technical&lt;/em&gt;) &amp;egrave; un tipo di veicolo militare &lt;em&gt;low cost&lt;/em&gt;, un micidiale accrocchio composto da un mezzo civile con un cassone (tipicamente un pick-up) attrezzato con armi pesanti, quali lanciarazzi e grosse mitragliatrici. &amp;Egrave; spaventosamente efficace e distruttivo.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align=\&quot;justify\&quot;&gt;Gli hanno dato anche altri nomi: &lt;em&gt;gunship&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;guerrilla truck&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;battlewagon&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;gunwagon&lt;/em&gt;. Noi continuiamo a chiamarlo con il nome che ne battezz&amp;ograve; la comparsa in Somalia.&lt;/p&gt;&lt;p align=\&quot;justify\&quot;&gt;Guardiamolo bene, fissiamocelo in testa, quel veicolo. Quando la &quot;tecnica&quot; scorrazzer&amp;agrave; nelle nostre strade di sempre, in slalom tra le macerie, l\'involucro della nostra normalit&amp;agrave; sar&amp;agrave; stato gi&amp;agrave; frantumato. La disoccupazione sar&amp;agrave; dilagante, le scuole gi&amp;agrave; distrutte, i potabilizzatori e le reti idriche costruite in generazioni saranno poltiglia, l\'elettricit&amp;agrave; arriver&amp;agrave; poche ore al giorno, la sanit&amp;agrave; sar&amp;agrave; un ricordo, le pensioni una chimera. E perfino il povero caffellatte del nostro inverno cui ci aggrapperemo per sopravvivere sar&amp;agrave; inquinato, perch&amp;eacute; le guerre asettiche esistono solo nei videogame, mentre le guerre vere sono eventi ambientali distruttivi.&lt;/p&gt;&lt;p align=\&quot;justify\&quot;&gt;Se avremo la disgrazia di pregare in modo &quot;sbagliato&quot;, dovremo perfino andarcene via, chiss&amp;agrave; dove e chiss&amp;agrave; come, a milioni. I luoghi di culto sbagliati, come tutti i nostri luoghi sbagliati in cui facevamo comunit&amp;agrave;, saranno stati rasi al suolo dagli unici ragazzi che trovano un buon lavoro, i picciotti esaltati e giusti delle tecniche, tanto innamorati dei loro oggetti da tatuarsi il marchio della Toyota nei loro avambracci, come gi&amp;agrave; fanno in Afghanistan e in Iraq. E non ci sar&amp;agrave; nessun giudice a proteggerci, nemmeno quello di uno stato oppressivo e corrotto, ma non digiuno di leggi. L\'unica autorit&amp;agrave; visibile risieder&amp;agrave; sulla canna dei mitragliatori delle tecniche. Le monete che ci suderemo saranno cartacce da borsanera, che prenderanno il volo verso i boss e verso l\'unica autorit&amp;agrave; che sovraster&amp;agrave; i signori della guerra locali, una superiore forza armata di occupazione assistita da mercenari spietati.&lt;/p&gt;&lt;p align=\&quot;justify\&quot;&gt;Ci siamo immedesimati abbastanza? Non stiamo descrivendo un film apocalittico di fantascienza post-atomica del XXII secolo. No, stiamo raccontando la Guerra Infinita di oggi, con la sua sequela di Stati falliti, ordinatamente messi in fila secondo l\'inesorabile &lt;a href=\&quot;http://www.megachip.info/tematiche/guerra-e-verita/5950-una-testimonianza-autorevole.html\&quot;&gt;tabella di marcia&lt;/a&gt;  rivelata dal generale Wesley Clark. L&amp;agrave; dove c\'erano Stati sovrani che ostacolavano l\'Impero rimangono territori neocolonizzati e neofeudalizzati. I regimi prima della dissoluzione saranno ricordati solo dal lato della loro &quot;oppressione&quot;. I leader saranno visti come Tiranni folli. E con i folli c\'&amp;egrave; poco da negoziare, no? &lt;a href=\&quot;http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2012/02/10/occidente-davanti-ai-massacri-di-damasco.html\&quot;&gt;Lo abbiamo letto&lt;/a&gt; , quel rifornitore di bombardieri che risponde al nome di &lt;strong&gt;Adriano Sofri&lt;/strong&gt;? Dice che occorre &amp;laquo;avvertire il nuovo pazzo di Damasco che la sua ora &amp;egrave; suonata&amp;raquo;.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align=\&quot;justify\&quot;&gt;La caccia al tiranno da abbattere prelude a immensi lutti e, finalmente, all\'arrivo delle &quot;tecniche&quot; a Damasco. Questa &amp;egrave; la prossima stazione della guerra, nel quadro di una lunga pianificazione.&lt;/p&gt;&lt;p align=\&quot;justify\&quot;&gt;Abbiamo assistito alla &lt;a href=\&quot;http://www.megachip.info/tematiche/guerra-e-verita/7681-lega-araba-rapporto-sulla-siria.html\&quot;&gt;missione della Lega Araba&lt;/a&gt;  in Siria, e i risultati sono stati sorprendenti, tanto da meritarsi il mutismo da parte della grande corrente dei media.&lt;/p&gt;&lt;p align=\&quot;justify\&quot;&gt;La Lega Araba &amp;egrave; egemonizzata dalle autocrazie del Golfo sotto l\'ombrello militare di Washington. Assad, per evitare l\'aggravarsi dell\'isolamento finch&amp;eacute; ha potuto, l\'ha accolta alle condizioni dettate, consentendo uno scrutinio penetrante in lungo e in largo in tutto il Paese. Con sorpresa di tutti, il rapporto descrive una situazione molto diversa da quella che corre nei nostri media, e quindi &amp;egrave; stato silenziato. Esattamente come accadde a Saddam Hussein quando l\'Agenzia internazionale per l\'energia atomica non trov&amp;ograve; uno straccio di prova sulla presenza di armi di distruzione di massa. La guerra all\'Iraq era comunque pianificata e si fece a dispetto di ogni residuo pretesto. La guerra alla Siria &amp;egrave; gi&amp;agrave; in agenda, e infatti - a dispetto del rapporto - la Lega Araba rompe le relazioni con Damasco. La determinazione inflessibile &amp;egrave; quella che prelude alla guerra totale. Non si fanno prigionieri.  &lt;/p&gt;&lt;p align=\&quot;justify\&quot;&gt;Lo schema riduzionista imperante &amp;egrave; che &lt;strong&gt;Bashar al-Assad&lt;/strong&gt; sia l\'ennesimo nuovo Hitler, il dittatore sanguinario che spara al suo popolo, un politico irrazionale che usa la repressione contro istanze democratiche genuine e pacifiche.&lt;/p&gt;&lt;p align=\&quot;justify\&quot;&gt;La cosa pi&amp;ugrave; drammatica di questa &lt;strong&gt;veste concettuale dominante&lt;/strong&gt; &amp;egrave; che essa abolisce la profondit&amp;agrave; della &lt;strong&gt;storia&lt;/strong&gt; e accetta solo la &lt;strong&gt;cronaca&lt;/strong&gt;, cio&amp;egrave; un terreno totalmente contaminato dai media integrati con le strategie militari occidentali e di fatto quasi impraticabile per le distinzioni vitali della politica.&lt;/p&gt;&lt;p align=\&quot;justify\&quot;&gt;Se si accetta l\'agenda dell\'Impero, le sue urgenze arbitrarie e manipolate, si affoga nell\'oblio. Dimenticheremmo cio&amp;egrave; che esiste un modello di intervento mediatico e militare ripetitivo gi&amp;agrave; usato in tutte le guerre dell\'ultimo ventennio. Mentre Sofri incita alla fine di Assad, scende un assurdo silenzio sulla coazione a ripetere di disastri umanitari e ambientali della Guerra infinita in corso d\'opera.&lt;/p&gt;&lt;p align=\&quot;justify\&quot;&gt;E c\'&amp;egrave; di pi&amp;ugrave;, se ci facciamo dettare la cronaca dall\'Impero assecondiamo un\'immagine ingannevole della Siria e dimentichiamo cosa &amp;egrave; stata veramente negli ultimi anni: un paese di 19 milioni di abitanti che ha dato una casa e una nuova vita a &lt;strong&gt;un milione e mezzo di profughi&lt;/strong&gt; dall\'Iraq, che hanno potuto spiegare bene ai siriani le amenit&amp;agrave; della democrazia per nuovi senzatetto, lo splendore delle strade di Baghdad presidiate dagli squadroni della morte che mitragliano dalle loro tecniche, nonch&amp;eacute; l\'odore delle ferite in suppurazione.&lt;br /&gt;Prima di spiegare ai siriani cosa devono fare a casa loro, chiediamoci tutti:  l\'Italia - per fare una esatta proporzione - sarebbe stata capace di accogliere umanamente, da un anno all\'altro, cinque-sei milioni di nuovi stranieri? Possiamo avere sinceri dubbi in proposito? Proviamo a immaginare lo sconvolgimento nella vita civile delle nostre citt&amp;agrave;, una per una, mettendo in fila, una per una, le vite di milioni di famiglie atterrite.&lt;/p&gt;&lt;p align=\&quot;justify\&quot;&gt;La Siria se ne &amp;egrave; fatta carico con umanit&amp;agrave; e immensa fatica, scontando in modo sostenibile le tensioni aggiuntive che si incastravano nel gi&amp;agrave; complicato miscuglio etnico del paese, scaricate l&amp;igrave; dall\'irresponsabilit&amp;agrave; criminale di chi ha voluto la guerra irachena. &lt;strong&gt;Se rinunciamo a questo giudizio storico equanime, la guerra avr&amp;agrave; guadagnato molto terreno.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align=\&quot;justify\&quot;&gt;Assad ha un consenso molto forte, anche quando reagisce con durezza militare alle sedizioni armate che finora hanno ammazzato migliaia di uomini delle forze dell\'ordine, perch&amp;eacute; milioni di siriani sanno che se dovesse saltare il suo blocco politico e sociale sarebbero &quot;irachizzati&quot; e trasformati anch\'essi in uno stato fallito. Il sistema di potere della dinastia familiare del presidente siriano ha tirato troppo la corda delle riforme a lungo rinviate, e arriva terribilmente tardi. Ma un minimo di analisi politica oggettiva &amp;egrave; sufficiente a cogliere che le aperture costituzionali ci sono, e non sono di poco conto.&lt;/p&gt;&lt;p align=\&quot;justify\&quot;&gt;&lt;br /&gt;Basterebbe gi&amp;agrave; questa vicenda a ridare il senso delle proporzioni per valutare il contesto della guerra. Prima di farci trascinare nel coro delle condanne contro le repressioni, ascoltiamo bene chi inizia il canto corale. Sono i capi di apparati che fanno una strage dopo l\'altra. Lasciando stare per ora i droni di Obama in Pakistan o le &lt;a href=\&quot;http://www.megachip.info/tematiche/guerra-e-verita/6329-costa-davorio-sarkozy-deve-essere-giudicato-per-crimini-contro-lumanita.html\&quot;&gt;stragi di Sarkozy&lt;/a&gt;  in Costa d\'Avorio, ci basta aprire un quotidiano turco in un giorno qualunque, per trovare notizie come questa: &quot;&lt;a href=\&quot;http://www.todayszaman.com/news-271181-turkish-warplanes-strike-pkk-targets-in-northern-iraq.html\&quot;&gt;I caccia turchi bombardano obiettivi del PKK in Nord Iraq&lt;/a&gt; &quot;. Da noi, neanche un trafiletto, mentre tutti credono di sapere cosa accade a Homs. C\'erano e ci sono spazi e disponibilit&amp;agrave; di Assad che sono stati rigettati sistematicamente e criminalmente, con ingerenze straniere orientate a uccidere nella culla qualsiasi soluzione che non fosse la guerra civile.&lt;/p&gt;&lt;p align=\&quot;justify\&quot;&gt;Sentiamo qualcuno strillare contro la conclamata violenza anti-curda in atto chiedendo un &quot;&lt;em&gt;Regime change&lt;/em&gt;&quot; ad Ankara, magari a costo di un crollo del paese? Sentiamo forse qualcuno che faccia notare la &lt;a href=\&quot;http://www.megachip.info/tematiche/guerra-e-verita/6319-la-doppiezza-di-obama.html\&quot;&gt;doppiezza di Obama&lt;/a&gt; ? Il presidente USA contro la Siria di Assad chiede sanzioni in nome dei diritti umani violati, mentre per il Bahrain di &lt;strong&gt;Al-Khalifa&lt;/strong&gt; - che ha schiacciato le opposizioni con l\'&amp;laquo;aiuto fraterno&amp;raquo; dell\'esercito saudita e con massacri e torture supportati dagli USA - fa tutti gli onori.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align=\&quot;justify\&quot;&gt;Nella nebbia della cronaca, domina quasi incontrastata la narrazione dei media anglosassoni e di quelli controllati dalle petromonarchie del Golfo. La cronaca sugli eventi siriani non fa eccezione, e propone schemi falsi e fuorvianti. Uno di questi &amp;egrave; che la rivolta siriana sarebbe nata pacifica e poi costretta ad armarsi per fronteggiare una repressione indiscriminata.&lt;/p&gt;&lt;p align=\&quot;justify\&quot;&gt;In realt&amp;agrave; i focolai di rivolta armata si sono avuti praticamente da subito, come in Libia del resto.&lt;/p&gt;&lt;p align=\&quot;justify\&quot;&gt;Il primo episodio consistente &amp;egrave; della prima met&amp;agrave; di aprile 2011, quando una colonna militare dell\'esercito viene attaccata con armamento pesante sull\'autostrada verso la citt&amp;agrave; di Banias provocando 9 vittime tra i soldati, tra cui un alto ufficiale (prima si erano avuti solo agguati sparuti contro pattuglie della polizia o esercito in diverse localit&amp;agrave; del paese). A Banias era scoppiata un\'insurrezione, forse promossa dai fedelissimi dell\'ex vice-presidente Khaddam (esautorato nel 2005 per una lotta di potere interna e riparato in Occidente) e che a Banias ha la sua roccaforte storica.&lt;/p&gt;&lt;p align=\&quot;justify\&quot;&gt;Ora, non si attacca una colonna militare con armamento pesante se non si ha una adeguata preparazione. Sono azioni che non si improvvisano. Va notato che nei primi tre-quattro mesi di rivolte, si contavano gi&amp;agrave; nell\'ordine delle centinaia i membri delle forze di sicurezza e dell\'esercito rimasti uccisi. Da allora sono con ogni probabilit&amp;agrave; migliaia. Sulla stampa occidentale e sui canali satellitari del Golfo per mesi si diceva che fossero stati giustiziati perch&amp;eacute; si rifiutavano di sparare sulle manifestazioni. Era un vero e proprio mantra, clonato dalla litania che aveva distorto allo stesso modo le cronache sui caduti libici. Quando tale mantra risult&amp;ograve; non pi&amp;ugrave; credibile, nacque l\'&lt;strong&gt;Esercito Siriano Libero&lt;/strong&gt;. Da quel momento i soldati lealisti erano effettivamente uccisi in combattimento, ma da parte dei disertori che lottavano contro il regime. Uno schema collaudato in tutte le guerre degli ultimi decenni.&lt;/p&gt;&lt;p align=\&quot;justify\&quot;&gt;Fin da subito, comunque, le testimonianze sul posto raccontavano di &quot;bande armate&quot; che fomentavano il caos. &lt;strong&gt;Antonella Appiano&lt;/strong&gt;, giornalista che si trovava in Siria fin da prima dello scoppio delle insurrezioni (cio&amp;egrave; dall\'inizio di marzo), ha raccolto innumerevoli testimonianze sulla presenza di queste bande. Tale elemento &amp;egrave; perfino scontato tra la popolazione siriana.&lt;/p&gt;&lt;p align=\&quot;justify\&quot;&gt;Ora, non &amp;egrave; escluso che ci possano essere casi di &quot;strategia della tensione&quot;, ossia auto-attentati sotto falsa bandiera (&lt;em&gt;false flag&lt;/em&gt;) per giustificare la repressione. Giornali di solito prodighi di patenti di cospirazionista per chi sospettava operazioni false flag per molti attentati accaduti in Occidente (a partire dall\'11 settembre), hanno fatto a gara per subodorare complotti interni e auto-attentati in Siria. In realt&amp;agrave; il ragionamento pu&amp;ograve; essere svolto anche dall\'altra parte. &amp;Egrave; indubbio, in ogni caso, che esistono numerosi casi di infiltrazioni di uomini armati che sparavano indistintamente sulle forze di sicurezza e sulle manifestazioni, e, poi, anche sui civili in modo casuale, con lo scopo evidente di creare &lt;strong&gt;caos per il caos&lt;/strong&gt;. A chi giova questa strategia criminale, gi&amp;agrave; vista in America Latina e in Iraq, straordinariamente efficace nel destrutturare il grado zero della sicurezza che gli stati dovrebbero garantire nel patto di cittadinanza? Chi ha guidato la mano degli squadroni della morte?&lt;/p&gt;&lt;p align=\&quot;justify\&quot;&gt;Sarebbe interessante chiederlo a &lt;strong&gt;Robert Ford&lt;/strong&gt;, l\'ambasciatore USA a Damasco. Prima dell\'incarico nella capitale siriana Ford era stato assistente di &lt;strong&gt;John Negroponte&lt;/strong&gt; quando questi era ambasciatore a Baghdad e anche l&amp;igrave; imperversavano gli squadroni della morte, esattamente come in Honduras ai tempi in cui faceva l\'ambasciatore, e da l&amp;igrave; organizzava la guerra sporca dei Contras del Nicaragua, oltre ad addestrare le forze speciali e i torturatori di tutto il &quot;cortile di casa&quot; del Sud America.&lt;/p&gt;&lt;p align=\&quot;justify\&quot;&gt;Uno sguardo ravvicinato alle violenze in Siria fa sorgere domande terribili sulle narrazioni ufficiali di chi oggi d&amp;agrave; la caccia ad Assad come ieri a Gheddafi.&lt;/p&gt;&lt;p align=\&quot;justify\&quot;&gt;&amp;Egrave; in questo clima e in questa situazione sul terreno che avviene la repressione, la quale non &amp;egrave; inventata, ed &amp;egrave; certamente di grana grossa, rodata da prassi ormai cinquantennali. Di nuovo la Appiano &amp;egrave; stata testimone oculare diretta, a luglio scorso, di una manifestazione inerme nei sobborghi di Damasco su cui la polizia ha sparato contro, e riferisce, inoltre, di testimonianze da persone, che ritiene affidabili, che le continuano a parlare di retate di massa e torture. Altri reporter riferiscono in modo circostanziato esempi analoghi.&lt;/p&gt;&lt;p align=\&quot;justify\&quot;&gt;Tuttavia, se fosse anche parzialmente vero che esistono infiltrazioni che attentano contro lo Stato con l\'intento di provocare una guerra civile, tale repressione e tali metodi, sicuramente anche brutali, possono essere giustificati? Fino a che limite lo sono e oltre quale limite diventano violazione dei diritti umani?&lt;/p&gt;&lt;p align=\&quot;justify\&quot;&gt;Posto che ci sono molti civili che protestano in modo pacifico, come facciamo a qualificare come &amp;laquo;civili&amp;raquo; gli autori di operazioni a tutti gli effetti militari? I &amp;laquo;civili&amp;raquo; non portano armi, e pertanto nessuno dovrebbe attaccarli, nemmeno i ribelli. Ma se il termine &amp;laquo;civile&amp;raquo; va a coincidere con &amp;laquo;combattente&amp;raquo; armato - come quello a bordo della &quot;tecnica&quot; - che agisce contro un governo sovrano legittimo, allora nessuno potr&amp;agrave; immaginare che un esercito regolare possa capitolare davanti a questa tassonomia di &amp;laquo;civili&amp;raquo;, ne tolleri senza reagire gli attentati; e infine ceda a una sicura sconfitta. Nessuno stato lo farebbe.&lt;/p&gt;&lt;p align=\&quot;justify\&quot;&gt;Siamo cinici? No, facciamo un ragionamento politico. Perch&amp;eacute; mai dovremmo regalare la lucidit&amp;agrave; interpretativa solo a un vecchio serial killer di democrazie come &lt;strong&gt;Henry Kissinger&lt;/strong&gt;? L\'ex segretario di Stato USA, rivolto a una qualificata platea di berlinesi, nel giugno 2011, fu esplicito, quando parl&amp;ograve; del Bahrein e delle altre monarchie alleate: &lt;a href=\&quot;http://www.nation.com.pk/pakistan-news-newspaper-daily-english-online/International/06-Jun-2011/Democratic-change-in-Bahrain-does-not-serve-US-interests-Kissinger\&quot;&gt;un cambiamento democratico non gioverebbe agli interessi americani&lt;/a&gt; . Fu ancora pi&amp;ugrave; esplicito: lo scompiglio rivoluzionario nei paesi arabi del Golfo Persico poneva un problema &amp;laquo;strategico e al tempo stesso morale&amp;raquo; per l\'America. In veste di inventore del Piano Condor, ossia di pianificatore delle decine di migliaia di desaparecidos, Kissinger aveva gi&amp;agrave; fatto la sua scelta &amp;laquo;morale&amp;raquo;, ancora una volta. Lui s&amp;igrave; che sa scegliere le priorit&amp;agrave; dell\'agenda, e non se le fa dettare da nessuno.&lt;/p&gt;&lt;p align=\&quot;justify\&quot;&gt;Lo stesso Assad, nei discorsi alla nazione, ha parlato di errori, di impreparazione delle forze di sicurezza, che, di fronte a situazioni di caos hanno sparato in maniera indiscriminata. Secondo Assad tali eccessi sono stati determinati da situazioni contingenti sul terreno e non dietro ordini specifici. &amp;Egrave; credibile?&lt;/p&gt;&lt;p align=\&quot;justify\&quot;&gt;In realt&amp;agrave; dobbiamo spogliarci dall\'idea di vedere certi regimi (come quello siriano, o ancor pi&amp;ugrave; quello iraniano) come granitici. Al contrario. Nelle stanze del potere &amp;egrave; un brulicare di interessi contrapposti, corruttele, difesa di rendite di posizione. Alcuni settori del regime potrebbero avere interesse a radicalizzare lo scontro proprio per togliere ad Assad terreno di trattativa e promulgare talune riforme che possano essere a loro sfavorevoli. Prima di aprire il vaso di Pandora della guerra, facciamoci molte domande su quali leve utilizzare per una via d\'uscita politica.&lt;/p&gt;&lt;p align=\&quot;justify\&quot;&gt;Quali sono, ad esempio, le forze endogene che agiscono? Ci sono elementi laici e democratici che si ribellano? Certamente ci sono. Ma, se il regime dovesse cadere, quali saranno le forze fondamentali che prevarranno? Non &amp;egrave; difficile fare previsioni: le stesse che, &lt;em&gt;mutatis mutandis&lt;/em&gt;, hanno finora prevalso in Libia, Tunisia, Egitto. Ovvero gruppi e partiti di ispirazione religiosa-radicale che hanno i propri immediati e diretti sponsor nelle aristocrazie dei piranhas del Golfo (Arabia Saudita e Qatar in testa). Lo scontro vero, fondamentale, di questo passaggio storico in questa area, &amp;egrave; proprio tra sunnismo e sciismo politico (dove per politico intendiamo non meramente religioso) e quindi tra i membri del Consiglio di Cooperazione del Golfo alleati con l\'Occidente (Stati Uniti e Israele) e dall\'altra parte Iran, Siria, Hezbollah in Libano, Hamas in Palestina, alcune componenti in Iraq. Uno scontro che ha preso l\'abbrivio, con caratteristiche diverse nel Nord Africa e si concluder&amp;agrave; presumibilmente in Iran. Con la Turchia che intanto scommette di riportare tutto in una cornice moderata. Impresa molto difficile, almeno se osserviamo i tagliagole al potere in Libia, o i sermoni di certi Ulama sotto il cielo siriano.&lt;/p&gt;&lt;p align=\&quot;justify\&quot;&gt;Ancora una volta, prima di volere per forza spiegare a un siriano filo-Assad dove abita, come in troppi fanno in Occidente, proviamo a immaginare la sua reazione di fronte alla predica dello sceicco salafita &lt;strong&gt;Adnan al-Aruri&lt;/strong&gt;, originario di Hama e riparato in Arabia Saudita, dove &amp;egrave; diventato una star della Tv satellitare al-Wisal, dai cui schermi indossa l\'elmetto contro gli sciiti. La predica risale a giugno 2011 e prende di petto il legame del regime con le minoranze, specie la comunit&amp;agrave; alauita: &amp;laquo;A chi rimane neutrale non sar&amp;agrave; fatto torto alcuno. Chi partecipa alla Rivoluzione sar&amp;agrave; con noi e verr&amp;agrave; trattato al pari di ogni altro cittadino. &lt;strong&gt;Chi invece sar&amp;agrave; colpevole di un sacrilegio sar&amp;agrave; squartato e la sua carne sar&amp;agrave; data in pasto ai cani&lt;/strong&gt;&amp;raquo; [1]. Adnan al-Aruri fa retorica, ma altri predicatori usano ben altro che le parole, ancorch&amp;eacute; incendiarie.&lt;/p&gt;&lt;p align=\&quot;justify\&quot;&gt;Caliamoci ancora una volta nella fornace della storia, sentiamoci gi&amp;agrave; fuori dall\'involucro della nostra normalit&amp;agrave;, e immaginiamo quali pensieri ci verrebbero, se vedessimo ogni giorno i seguaci di un simile figuro incendiare il nostro Paese e prometterci credibilmente di dilaniarci per ingrassare i cani, esattamente come i parenti del vicino profugo che ci ha raccontato la sua sorte in mano a chi aveva &quot;abbattuto il regime oppressivo&quot; di Saddam.&lt;/p&gt;&lt;p align=\&quot;justify\&quot;&gt;Quali sono le fonti di molti eventi siriani descritti in questi mesi? Sarebbe molto utile saperlo; per quanto riguarda la situazione di Homs, le testimonianze di chi &amp;egrave; stato sul posto dimostrano ampiamente che lo scenario &amp;egrave; molto pi&amp;ugrave; complesso di quanto viene propagandato a suon di titoloni.&lt;/p&gt;&lt;p align=\&quot;justify\&quot;&gt;Dovremmo imputare le responsabilit&amp;agrave; degli eccessi  a qualche &quot;mela marcia&quot;? La repressione esiste, non &amp;egrave; un\'invenzione, lo ribadiamo, ma &amp;egrave; necessario vedere la fotografia pi&amp;ugrave; panoramica. E in questo quadro Assad non pu&amp;ograve; essere dipinto quale esclusivamente &quot;brutto e cattivo&quot;, ennesima replica della &quot;&lt;em&gt;reductio ad Hitlerum&lt;/em&gt;&quot;. Assad &amp;egrave; un elemento di un sistema composito e, se si segue da vicinola traiettoria che ha tenuto durante la crisi, si nota distintamente, a nostro avviso, il suo aver fatto tutto quanto era in suo potere per (ovviamente) salvaguardare il &quot;suo&quot; sistema di comando, ma anche per evitare una guerra civile.&lt;/p&gt;&lt;p align=\&quot;justify\&quot;&gt;Non &amp;egrave; un caso che gli oppositori pi&amp;ugrave; ragionevoli abbiano pi&amp;ugrave; volte chiesto ai manifestanti di fermarsi per non essere strumentalizzati e per aprire un tavolo negoziale con il governo. Quando si spara non si tratta. Chi sparava? Chi fomentava il caos? Probabilmente lo si &amp;egrave; fatto da entrambe le parti, c\'erano sia apparati legati al potere che fazioni dell\'opposizione, che rispondono a logiche diverse ma assumono, fatalmente, le stesse tattiche.&lt;/p&gt;&lt;p align=\&quot;justify\&quot;&gt;Troppo complicato, ai tempi di un &quot;Mi piace&quot; su Facebook? Proviamo a semplificare, allora.&lt;/p&gt;&lt;p align=\&quot;justify\&quot;&gt;Premessa: prima dell\'inizio della crisi Assad era generalmente apprezzato dalla maggioranza del popolo siriano. Chiunque sia stato in Siria ammette questo fatto; semmai la critica poteva essere la seguente: Assad &amp;egrave; bravo, peccato che il sistema sia cos&amp;igrave; corrotto; Assad ha promesso che lo riformer&amp;agrave;, piano piano, abbiamo fiducia che sia cos&amp;igrave;.&lt;/p&gt;&lt;p align=\&quot;justify\&quot;&gt;In presenza di questa pazienza popolare, sulle ali di una situazione economica sulla via della prosperit&amp;agrave;, la necessit&amp;agrave; di presidiare la difficile sovranit&amp;agrave; nel panorama arroventato del Vicino Oriente dava la precedenza alle scelte pi&amp;ugrave; conservatrici di Assad, ai suoi colpi di freno, attenti a non mettere in crisi il suo partito-Stato, il Ba\'th.&lt;/p&gt;&lt;p align=\&quot;justify\&quot;&gt;Quando &amp;egrave; scoppiata la crisi, si sono delineati questi protagonisti:&lt;/p&gt;&lt;p align=\&quot;justify\&quot;&gt;- &lt;strong&gt;Dimostranti pacifici&lt;/strong&gt; che chiedevano inizialmente solo riforme, di varia ispirazione politica (laica, religiosa, etnica, socialista, liberale, ecc.) e che hanno agito in buona fede. Con l\'inasprirsi degli scontri hanno assunto posizioni via via pi&amp;ugrave; radicali. Hanno dimostrato di essere una minoranza: risibile a Damasco e Aleppo, le due citt&amp;agrave; fondamentali, molto pi&amp;ugrave; consistente in altre zone della nazione, magari anche con rivendicazioni proprie e particolari (caso esemplare Deraa).  Politicamente sono divisi in tre filoni: i comitati di base (vogliono la caduta del regime ma nessun intervento dall\'esterno), i gruppi dissidenti all\'estero (molto pi&amp;ugrave; ambigui sugli &quot;aiuti&quot; esterni), gli oppositori &quot;dialoganti&quot; che temono la guerra civile.&lt;/p&gt;&lt;p align=\&quot;justify\&quot;&gt;- &lt;strong&gt;Ribelli armati&lt;/strong&gt;. Sono apparsi praticamente da subito e non solo come risposta alla repressione. Anzi, il loro obiettivo era scatenare la repressione e radicalizzare lo scontro coinvolgendo i manifestanti &quot;democratici&quot;. Chi sono? Dentro c\'&amp;egrave; di tutto e di pi&amp;ugrave;: gruppi legati ad ex uomini forti epurati come Rifaat Assad, zio di Bashar, il massacratore di Hama del 1982, o l\'ex vice-presidente Khaddam, riparato in Occidente, considerato comunemente un &quot;macellaio&quot; anche dagli oppositori democratici; fazioni sunnite radicali endogene, che avversano il regime da sempre (Fratellanza musulmana, salafiti) e che possono avere contatti con stati esteri (soprattutto le monarchie sunnite del Golfo). Il grosso dei &quot;manifestanti&quot; ha questo carattere, al loro interno si muovono i gruppi armati con la stessa ispirazione; veri e propri infiltrati jihadisti, soprattutto da Iraq, Giordania, Libano, Turchia. Su questo aspetto &amp;egrave; da tenere particolarmente evidente come la maggioranza degli &quot;alqaedisti&quot; che sono arrivati in Iraq durante l\'occupazione americana, venissero dalla Cirenaica e transitavano proprio attraverso la Siria. Se il regime ha compiuto un errore strategico &amp;egrave; stato quello di chiudere un occhio su questo transito. In Siria &amp;egrave; stato forte il dibattito: che ne facciamo di questi? Alla fine hanno deciso di non fare nulla. Superfluo dire che non esiste niente di pi&amp;ugrave; torbido di queste armate jihadiste, le cui strutture sono state attive in Afghanistan negli anni \'80, transitando per Cecenia e Balcani negli anni \'90, in Iraq dal 2003, e &lt;a href=\&quot;http://www.megachip.info/tematiche/guerra-e-verita/7710-lesercito-siriano-libero-e-comandato-dal-governatore-militare-di-tripoli.html\&quot;&gt;tornando fuori in Libia e ora in Siria&lt;/a&gt;  con la &quot;primavera araba&quot;;&lt;/p&gt;&lt;p align=\&quot;justify\&quot;&gt;-&lt;strong&gt; i disertori dell\'Esercito Siriano Libero&lt;/strong&gt;: difficile dire quanti siano, forse alcune migliaia, probabilmente di confessione soprattutto sunnita. Non vi fanno parte, al momento, ufficiali di alto livello (il loro comandante &amp;egrave;, ad esempio, un colonnello e non un generale), sono appoggiati soprattutto dalla Turchia; non si pu&amp;ograve; escludere l\'azioni di forze speciali occidentali (e anche israeliane) che magari non agiscono direttamente sul terreno ma coordinano le azioni e le infiltrazioni dai paesi confinanti. Se truppe speciali entrano in azione in Siria dall\'esterno sono probabilmente arabe, quelle che hanno agito anche in Libia, e libanesi (sunnite e cristiane falangiste); brigate sunnite irachene, le stesse che coopt&amp;ograve; il generale Petraeus per il &lt;a href=\&quot;http://en.wikipedia.org/wiki/Iraq_War_troop_surge_of_2007\&quot;&gt;surge&lt;/a&gt;  in Iraq: Il presidente iracheno Al Maliki le ha sciolte e loro hanno trovato un altro impiego (secondo &lt;a href=\&quot;http://www.clarissa.it/esteri_int.php?id=1531\&quot;&gt;voci di intelligence&lt;/a&gt;  che valgono quel che valgono si devono a loro gli attentati di Damasco con le autobombe);&lt;/p&gt;&lt;p align=\&quot;justify\&quot;&gt;- &lt;strong&gt;brigate curde siriano-irachene&lt;/strong&gt;. I curdi siriani avversano il regime, quelli iracheni, numericamente molto pi&amp;ugrave; consistenti, sono anche molto pi&amp;ugrave; organizzati. Le forze armate curde irachene, tra l\'altro, sono addestrate dagli israeliani.&lt;/p&gt;&lt;p align=\&quot;justify\&quot;&gt;- &lt;strong&gt;Forze di sicurezza siriane&lt;/strong&gt; (esercito, polizia, servizi segreti). Combattono le insurrezioni e dovrebbero proteggere i manifestanti pacifici. La prima parte la svolgono anche in maniera brutale. Se combatti una guerra lo fai con tutti i mezzi a tua disposizione. Riescono a distinguere tra insorti e manifestanti? Abbiamo i nostri dubbi (di qui le ammissioni di Assad sui gravi errori). Ma, vista la situazione sul terreno, &amp;egrave; forse missione impossibile, anche avendo le migliori intenzioni (e loro non crediamo le abbiano). Ci sono settori &quot;estremi&quot; nella repressione? Come in tutti gli apparati statali, ci sono quelli con la vocazione del &quot;lavoro sporco&quot; (e qui siamo nel Vicino Oriente e in un regime che &amp;egrave;, obiettivamente, autoritario). Pare accertata la presenza di elementi iraniani che supportano le forze di sicurezza. Di certo non sono angioletti, e in mano non hanno arpe. Anche perch&amp;eacute; i nemici non maneggiano clarinetti.&lt;/p&gt;&lt;p align=\&quot;justify\&quot;&gt;- &lt;strong&gt;Shabbiha&lt;/strong&gt;, le milizie filo-governative. Possono essere talvolta pi&amp;ugrave; realisti del re, per quanto riguarda i metodi repressivi. Talvolta perch&amp;eacute; fanatici, talvolta perch&amp;eacute; proteggono il loro sistema di potere che pu&amp;ograve; avere anche carattere &quot;mafioso&quot;. Non ci stupiremmo se agissero (anche) con metodologie da &quot;strategia della tensione&quot;. Le manifestazioni &quot;democratiche&quot; sono per loro un pericolo perch&amp;eacute; potrebbero offrire ad Assad il &quot;pretesto&quot; per riforme che possono spazzare vie le loro rendite di posizione, che possono essere mantenute solo se prende il sopravvento la logica miope dello scontro muro contro muro.&lt;/p&gt;&lt;p align=\&quot;justify\&quot;&gt;Anzich&amp;eacute; lucidare le grancasse delle condanne, noi che viviamo sicuri nelle nostre tiepide case, dovremo dunque usare una prudenza estrema, per difendere la causa della pace, e mettere qualche granello fra gli ingranaggi della macchina della guerra.&lt;/p&gt;&lt;p align=\&quot;justify\&quot;&gt;L\'Impero gioca la sua partita esistenziale e lo fa sulla pelle dei popoli con i mezzi che ha sempre utilizzato e che noi tutti conosciamo bene. Per l\'Occidente il negoziato &amp;egrave; impossibile. Intende semplicemente rovesciare un regime che fa parte di un blocco di cui i poteri occidentali vogliono liberarsi ad ogni costo.&lt;/p&gt;&lt;p align=\&quot;justify\&quot;&gt;Un leader che aveva un potenziale politico riformatore enorme, Bashar al-Assad, &amp;egrave; cos&amp;igrave; trasformato in un &quot;macellaio&quot;, prima di asfaltarlo e costruirvi sopra  - in vista della prossima guerra atomica - una base militare in pi&amp;ugrave;, circondata dalle grassazioni della soldataglia sopra le &quot;tecniche&quot; lungo le strade di una nazione in sfacelo. &lt;/p&gt;&lt;p align=\&quot;justify\&quot;&gt;[1] Cfr. Thomas Pierret, &quot;In Siria &amp;lsquo;Allah\' non fa rima con Fratelli&quot;, Limes, n. 1-2012. Il grassetto &amp;egrave; nostro.&lt;/p&gt;&lt;p align=\&quot;justify\&quot;&gt;Fonte: &lt;a href=\&quot;http://www.megachip.info/tematiche/guerra-e-verita/7722-siria-prima-che-spari-la-tecnica.html\&quot;&gt;http://www.megachip.info/tematiche/guerra-e-verita/7722-siria-prima-che-spari-la-tecnica.html&lt;/a&gt; &lt;/p&gt;</description>
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        <dc:date>1970-01-01T00:00:00+01:00</dc:date>
        <dc:creator>Gruppo Clarissa</dc:creator>
        <title>Italia ed Europa, un destino comune</title>
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        <description>&lt;div align=\&quot;justify\&quot;&gt;L\'avvento del governo dei tecnici che ha sfiduciato la classe politica italiana, nonostante la dubbia costituzionalit&amp;agrave; del fatto, non ha dato luogo all\'apertura di un serio dibattito sulla questione di fondo, vale a dire sul futuro dell\'Italia e del suo rapporto con l\'Unione Europea, in quanto quest\'ultima, come nel caso della Grecia, ha di fatto agito, sia vera o meno la diretta pressione tedesca al massimo livello istituzionale italiano, come un potere sovraordinato rispetto a quello nazionale.&lt;br /&gt;Se si considera che la questione &amp;egrave; strettamente connessa alla crisi economica del Paese, in quanto non poche forze di opinione attribuiscono all\'avvento della moneta unica europea ed all\'impostazione della politica economica comunitaria i problemi attuali dell\'Italia, capiamo che il tema della sovranit&amp;agrave; italiana e del rapporto con le istituzioni comunitarie non &amp;egrave; una questione di filosofia del diritto, ma investe le prospettive future del nostro Paese.&lt;/div&gt;&lt;p align=\&quot;justify\&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;I tre presupposti storici della sovranit&amp;agrave; limitata dell\'Italia&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align=\&quot;justify\&quot;&gt;Crediamo che per affrontare seriamente la questione, si debbano tenere per fermi tre presupposti di carattere storico che un autore del gruppo Clarissa ha gi&amp;agrave; da tempo indicato come centrali per la comprensione dell\'attuale condizione dell\'Italia(1) e che abbiamo trovato confermati recentemente da due storici inglesi, ai cui contributi, per quanto assai diversi e non sempre condivisibili, faremo qui riferimento solo perch&amp;eacute; ovviamente non sospettabili di spirito sciovinistico.&lt;br /&gt;In primo luogo, l\'importanza dell\'idea di Patria. Gilmour, in una lettura tutta in negativo della storia italiana unitaria, nota che &quot;l\'unit&amp;agrave; raggiunta in fretta e furia nell\'Ottocento, l\'avvento del Fascismo nella prima met&amp;agrave; del Novecento e la successiva sconfitta nella seconda guerra mondiale non hanno certo alimentato nei cittadini l\'amor di patria&quot;(2). Duggan vede invece la nostra storia unitaria sempre positivamente collegata all\'idea di Italia maturata fin dal Settecento in un complesso quadro culturale che egli ricava da una vastissima e originale analisi delle fonti(3).&lt;br /&gt;Secondo punto: l\'importanza della Seconda Guerra mondiale. Gilmour si limita a criticare, per noi troppo semplicisticamente, la scelta dell\'Italia di entrare in guerra, in quanto motivata, in tutte e due le guerre mondiali, da puro opportunismo, dato che a suo avviso &quot;il Paese non aveva nemici in Europa&quot; ed &quot;entr&amp;ograve; in guerra in entrambi i conflitti globali nove mesi dopo il loro inizio, quando il governo pensava di avere identificato il vincitore e ottenuto promesse di compensi territoriali&quot;(4). Duggan, avendo esaminato con grande ampiezza le linee di fondo storiche che imposero all\'Italia in entrambi i casi l\'intervento - si spinge oltre, con un\'apprezzabile autonomia di giudizio, evidenziando l\'effetto drammatico dell\'armistizio dell\'8 settembre, in quanto esso &quot;appariva come un duplice tradimento: dei tedeschi e del popolo italiano (per tacere degli inglesi e degli americani)&quot;(5), da parte della classe dirigente badogliana.&lt;br /&gt;A questo punto lo storico inglese cita, non senza malizia, le parole con cui Berlusconi ha celebrato la diserzione del padre dopo l\'8 settembre: &quot;Mio padre era militare al momento della disfatta. I tedeschi avevano iniziato la caccia al soldato italiano e lui si fece convincere da alcuni suoi amici a riparare con loro in Svizzera. Fece la scelta giusta. Salv&amp;ograve; la sua vita e salv&amp;ograve; il futuro di tutti noi&quot;. Duggan ne deriva, con logica stringente, un interrogativo che pesa su tutta la nostra storia recente: &quot;Dopo tanti anni spesi nel tentativo di creare un senso della nazione, adesso che specie di nazione l\'Italia poteva essere?&quot;(6)&lt;br /&gt;Non &amp;egrave; dunque tanto la sconfitta nella guerra, quanto l\'8 settembre, e la conseguente guerra civile, ad avere interrotto il processo di sviluppo di un\'Italia sovrana. Dal modo con cui la guerra &amp;egrave; stata persa deriva quindi il terzo presupposto della nostra storia recente, a differenza di quanto accaduto a Germania e Giappone: la perdita del riferimento alla Patria italiana come nucleo ideale, per cui la lotta fra partiti politici far&amp;agrave; sempre riferimento a forze comunque esterne al Paese. Gilmour, ricordando la dipendenza di Democrazia Cristiana e Pci rispettivamente dal Vaticano e dall\'Urss, conclude che &quot;questi partiti non erano interessati ad instillare [nel popolo italiano] un nuovo senso di identit&amp;agrave; nazionale che sostituisse il vecchio&quot;(7). Duggan, concordando su quei riferimenti esterni, cui aggiunge giustamente l\'obbedienza agli Stati Uniti, si spinge oltre, rilevando che di conseguenza &quot;i valori della Resistenza persero qualunque capacit&amp;agrave; di fornire una limpida piattaforma etica alla nuova Repubblica&quot;, per cui in definitiva &quot;in una situazione in cui nessuno dei due campi poteva fare appello con sincerit&amp;agrave; alla &amp;laquo;nazione&amp;raquo; come ad un valore supremo, sovraordinato a tutto il resto, l\'essenza della politica italiana divent&amp;ograve;, com\'era avvenuto per tanta parte della sua storia, pi&amp;ugrave; una lotta contro un nemico interno che un processo volto a conseguire fini collettivi&quot;(8).&lt;br /&gt;Da questi presupposti, deriva quella condizione di &lt;em&gt;sovranit&amp;agrave; limitata&lt;/em&gt; dell\'Italia nel dopoguerra, pienamente accettata, al di l&amp;agrave; degli equilibri e delle alternanze politiche, da pavide classi dirigenti che dovevano prima di tutto garantire l\'allineamento dell\'Italia all\'asse nord-atlantico, in diretta dipendenza dagli Alleati anglo-sassoni. Una condizione della quale si sono avute conferme documentali soprattutto a seguito di una serie di drammatiche vicende interne durante gli anni della Guerra Fredda, basti citare per tutte la &quot;strategia della tensione&quot; e gli interventi della mafia del cosiddetto &quot;terzo livello&quot;, vicende che riaffiorano ogni volta che tornano giudiziariamente di attualit&amp;agrave; le manovre dei centri di potere &quot;occulti&quot;, manifestando la continuit&amp;agrave; in Italia di quello che Bobbio chiamava il &lt;em&gt;potere invisibile&lt;/em&gt;(9).&lt;/p&gt;&lt;p align=\&quot;justify\&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;L\'Unione Europea come estensione del capitalismo occidentale&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align=\&quot;justify\&quot;&gt;&amp;Egrave; in un contesto di questo genere, non possiamo dimenticarlo, che si colloca la politica europeista del nostro Paese. Un\'Unione Europea che non nasce affatto sulla base di uno spirito internazionalista, come vorrebbero ancora farci credere alcuni intellettuali e politici, ma in una visione di riorganizzazione dell\'economia occidentale direttamente derivante dal sistema con cui gli Alleati occidentali avevano organizzato e gestito l\'economia di guerra in ben due conflitti mondiali, come testimonia in modo straordinariamente chiaro uno dei padri fondatori dell\'Unione, Jean Monnet, nelle sue memorie(10).&lt;br /&gt;L\'Europa delle comunit&amp;agrave; economiche, nella visione americana e in quella delle &amp;eacute;lite dirigenti francese e britannica, pur con differenti prospettive, voleva essere un\'estensione permanente del capitalismo occidentale all\'area degli ex-nemici, allo scopo di sradicare qualsiasi possibilit&amp;agrave; di affermazione di regimi terzaforzisti (questi in definitiva erano stati i fascismi), prima ancora che di impedire la diffusione del comunismo in Europa centrale ed occidentale.&lt;br /&gt;Per queste ragioni, fino almeno alla caduta del Muro di Berlino, le Comunit&amp;agrave; Europee sono state uno strumento di normalizzazione e di omogeneizzazione dei sistemi giuridici ed economici dell\'Europa, al tempo stesso garantendo agli Usa che essa non assurgesse al rango di potenza politico-militare autonoma, come dimostrano le vicende in materia di difesa comune, a cominciare dall\'abortita Comunit&amp;agrave; Europea di Difesa (CED) nei primi anni Cinquanta.&lt;br /&gt;Dopo la caduta del Muro di Berlino e lo stabilirsi di un\'egemonia assoluta dei Paesi anglo-sassoni guidati dagli Stati Uniti, la dipendenza italiana dall\'esterno non muta certamente; anzi, se possibile si rafforza, anche in conseguenza dell\'accelerazione dei processi di globalizzazione economica e della politica statunitense del &lt;em&gt;New World Order&lt;/em&gt;, che ha fatto delle guerre di conquista operazioni di polizia internazionale, in particolare per dare un nuovo assetto al Medio Oriente. Un\'area quest\'ultima nella quale, a seguito di quella politica, si manifesta la spettacolosa crescita di Israele come potenza egemone(11) che ovviamente ha pesantemente condizionato, nell\'insieme della politica  dell\'Occidente nel Mediterraneo, l\'Italia  che, proprio in quell\'ambito geopolitico, aveva sommessamente tentato di ritagliarsi un proprio spazio autonomo fin dalla fine del XIX secolo.&lt;br /&gt;Fino a quando l\'Unione Europea sar&amp;agrave; inserita con le sue classi dirigenti nel sistema dell\'egemonia anglo-sassone costruita nel Novecento con le due guerre mondiali, &amp;egrave; difficile pensare che possa assumere un volto diverso da quello di un\'organizzazione giuridico-tecnocratica che sostiene le forme del capitalismo occidentale, sia pure venato dagli influssi residui dello &quot;stato sociale di mercato&quot; che derivano dalla socialdemocrazia tedesca. Il suo scopo, nella visione atlantista, &amp;egrave; sempre quello di assimilare l\'Est Europa, di fare da barriera alla Russia e di svolgere un ruolo di supporto nelle politiche mediorientali ed africane degli Usa, come dimostrano un\'infinit&amp;agrave; di vicende: dai conflitti nei Balcani degli anni Novanta del secolo scorso allo schieramento dei missili in Europa orientale, dal supporto Nato in Medio Oriente fino agli eventi in Africa del nord nel corso del 2011.&lt;br /&gt;Lo dimostra anche, per venire al punto della crisi economica, la palese acquiescenza dell\'Unione Europea alla scelta statunitense di sostenere il sistema dell\'alta finanza mondiale, attingendo alle risorse dei cittadini, incentivando cos&amp;igrave; quel &lt;em&gt;moral hazard&lt;/em&gt; che &amp;egrave; la base stessa della speculazione internazionale; lo dimostra il modo con cui l\'Unione ha subito le pagelle delle compagnie di &lt;em&gt;rating&lt;/em&gt;; lo dimostra il modo con cui si &amp;egrave; lasciata cadere ogni forma di regolamentazione della speculazione finanziaria; lo dimostra l\'inedito diretto coinvolgimento degli Usa nella gestione delle crisi greca ed italiana.&lt;br /&gt;Tale orientamento di fondo di un\'Unione Europea, inizialmente piuttosto incerta al suo interno sul da farsi, ha confermato cos&amp;igrave; anche in questo caso la totale subordinazione delle &amp;eacute;lite politiche ed economiche europee ai desiderata della finanza internazionale, &amp;eacute;lite che non hanno mai trovato n&amp;eacute; la volont&amp;agrave; n&amp;eacute; il coraggio per fare dell\'euro quello strumento di indipendenza che molti anche fuori dall\'Europa si auguravano: cosa che sarebbe stata possibile in diversi momenti dell\'ultimo decennio, da ultimo proprio al momento dell\'esplodere della crisi dei &lt;em&gt;subprimes&lt;/em&gt;, che, occorre rilevarlo, era originariamente assai pi&amp;ugrave; americana che europea.&lt;/p&gt;&lt;p align=\&quot;justify\&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Italia ed Europa: destini collegati&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align=\&quot;justify\&quot;&gt;La comune perdita di indipendenza ed autonomia dell\'Italia e dell\'Europa, a seguito degli esiti della Seconda Guerra mondiale, ci mostra che difficilmente la fuoriuscita dell\'Italia dall\'euro e dall\'Unione Europea potrebbe contribuire seriamente a risolvere i problemi italiani: proprio in questi giorni assistiamo al caso dell\'Ungheria, laddove le pressioni delle organizzazioni finanziarie sovranazionali stanno costringendo a una rapida marcia indietro dalle posizioni nazionaliste ed autonomiste del governo magiaro; cose gi&amp;agrave; viste in Grecia, quando il referendum sulle misure di austerit&amp;agrave; &amp;egrave; stato cancellato su diretta pressione della Ue.&lt;br /&gt;D\'altra parte, la stessa uscita dell\'Italia dall\'Unione sicuramente aggraverebbe la subordinazione europea ai desiderata anglo-sassoni: la ripresa del tradizionale isolazionismo britannico con lo strappo voluto da Cameron, sul quale si &amp;egrave; detto assai meno di quanto sarebbe stato necessario, dimostra quanto sarebbe gradita all\'alta finanza internazionale la disgregazione dell\'Europa. Cos&amp;igrave; come appare del tutto sterile, e talvolta francamente piuttosto sospetta, la crescente polemica anti-tedesca, quasi che si voglia sollevare per la terza volta una &quot;questione della colpa&quot; contro questo Paese, dimenticando che la sua economia &amp;egrave; l\'unica a livello mondiale in grado di preoccupare gli Stati Uniti ed &amp;egrave; del pari l\'unica in grado di mantenere nell\'Unione l\'est europeo - due questioni di non poco rilievo per chi intenda davvero contrastare l\'egemonia anglo-sassone a livello mondiale e lavorare per un\'Europa libera ed indipendente.&lt;br /&gt;Il destino storico dell\'Italia &amp;egrave; collegato all\'Europa almeno dal Quattrocento, quando il nostro Paese forn&amp;igrave; alla cultura europea tutti i suoi pi&amp;ugrave; moderni strumenti, formandola ad un livello di profondit&amp;agrave; che &amp;egrave; stato determinante per la costruzione della sua identit&amp;agrave; comune; del pari, il destino storico dell\'Italia &amp;egrave; legato alle vicende della Germania, dalla quale tante cose ci dividono in apparenza quante nella sostanza ci uniscono, partendo dalla fine del Medioevo per arrivare, attraverso l\'assetto di Westphalia, alla conquista risorgimentale dell\'indipendenza, giungendo fino ad una complementariet&amp;agrave; di interessi attuale, nel quadro di un\'Europa unificata, che, se forse sfugge agli attuali governanti tedeschi ed italiani, non deve sfuggire a chi dia una lettura alternativa della storia europea.&lt;br /&gt;Una strategia realmente alternativa dovrebbe quindi prendere atto certo del fatto che l\'Unione Europea &amp;egrave; oggi un efficiente strumento del capitalismo tecnocratico e finanziario mondiale, cos&amp;igrave; come del fatto che il sistema partitocratico italiano ha garantito la sovranit&amp;agrave; limitata dell\'Italia. Ma da questo non pu&amp;ograve; derivare un\'opposizione al processo di unificazione europea: occorre che l\'azione per ridare piena indipendenza e sovranit&amp;agrave; popolare al nostro Paese coincida con una parallela azione per la piena indipendenza e sovranit&amp;agrave; europea. Le due linee di azione sono infatti indissolubilmente legate.&lt;br /&gt;Pensiamo ad esempio alla fondamentale questione della Russia, che l\'Unione Europea ha tenuto fuori del processo di unificazione per esigenze legate alla geopolitica statunitense, oltrech&amp;eacute; ai problemi posti dalla storia dell\'Urss: una situazione che diventer&amp;agrave; scottante quanto pi&amp;ugrave; dovesse aggravarsi la situazione mediorientale, da un lato, e svilupparsi la potenza cinese, dall\'altro. Il lavoro che degli europei pienamente consapevoli della nostra identit&amp;agrave; dovrebbero svolgere verso la Russia, aprendo con quel Paese un dialogo serio sulle comuni prospettive future, sarebbe di importanza fondamentale per l\'avvenire, soprattutto se l\'Europa fosse portatrice, per tramite di esperienze realizzate in Italia, di una nuova visione dello Stato e dell\'organizzazione sociale complessiva.&lt;br /&gt;O i movimenti di alternativa riusciranno a pensare e ad agire parallelamente in modo italiano ed europeo, in modo che le soluzioni proposte e sviluppate in Italia siano in grado di alimentare anche il processo di cambiamento in Europa, oppure sia l\'Europa che il nostro Paese diventeranno nuovamente terreno di scontro di forze etero-dirette, con il rischio di una frammentazione anche politica, secondo linee di faglia che qualcuno sta gi&amp;agrave; chiaramente delineando, in Italia ed in Europa, e che attori  interessati operano da tempo spregiudicatamente per favorire: basti pensare da una parte alle &quot;tre Italie&quot; ipotizzate per il nostro Paese, e, dall\'altro, alla possibile divisione europea in &quot;tre Europe&quot; (centro-occidentale, mediterranea ed orientale) cui molti attori esterni si stanno applicando con energia.&lt;br /&gt;Per restare unita, l\'Italia deve lottare perch&amp;eacute; anche l\'Europa resti unita. Per essere sovrana, l\'Italia deve lottare perch&amp;eacute; anche l\'Europa sia sovrana.&lt;/p&gt;&lt;p align=\&quot;justify\&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;L\'apporto dell\'Italia&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align=\&quot;justify\&quot;&gt;Pu&amp;ograve; sembrare paradossale, ma proprio l\'esperienza di crisi profonda del nostro Paese, contiene uno straordinario punto di forza per noi e per l\'Europa: la debolezza della forma dello Stato-Nazione cui si accompagna una crisi generale delle &quot;categorie del politico&quot; in ogni loro declinazione (partiti, sistemi amministrativi, sistemi del &lt;em&gt;welfare&lt;/em&gt;, democrazia parlamentare stessa), &amp;egrave; particolarmente devastante in Italia. Ma &amp;egrave; la stessa crisi che spiega anche il cedimento dell\'Unione Europea alle logiche della globalizzazione finanziaria e dell\'egemonia anglo-sassone. Questo perch&amp;eacute; &amp;egrave; proprio la forma dello Stato nazionale moderno ed il concetto di politica affermatosi dal Cinquecento ci&amp;ograve; che deve ora essere superato, per completare il processo di emancipazione dai retaggi medievali, mantenendo al centro la forza ideale della Patria come identit&amp;agrave; comune dei Popoli, secondo l\'immagine mazziniana. &amp;Egrave; questo il passo ulteriore necessario per andare oltre le rivoluzioni &quot;borghesi&quot; che l\'Occidente ha posto come modello al mondo intero; andare oltre per sviluppare in una dimensione pi&amp;ugrave; ampia e pi&amp;ugrave; elevata le fondamentali aspirazioni alla libert&amp;agrave; spirituale, alla eguaglianza di diritti, alla fratellanza nei rapporti economici.&lt;br /&gt;Le forme di organizzazione della comunit&amp;agrave; popolare vanno per questo ripensate completamente, e questo &amp;egrave; il momento decisivo per farlo: l\'evidenza della crisi parallela del sistema economico del capitalismo e dello Stato nazionale moderno offrono spunti chiarissimi per ripensare l\'intero organismo sociale. Cos&amp;igrave; come, per altri versi, occorre ripensare ai fondamenti stessi della cultura occidentale, la sua scienza, ad esempio, in rapporto alle esigenze della Terra in un mondo unificato; o la sua cultura giuridica che, ad esempio, romanisticamente imperniata com\'&amp;egrave; sulla propriet&amp;agrave; privata, si rivela inadeguata ad affrontare la questione fondamentale della gestione dei &quot;beni comuni&quot; (&lt;em&gt;commons&lt;/em&gt;).&lt;br /&gt;L\'Italia pu&amp;ograve; e deve essere il luogo ideale di questo ripensamento, capace di portare al definitivo superamento delle &quot;categorie del politico&quot;, imperniate come sono sul problema del potere invece che su quello dell\'etica: &amp;egrave; una visione oseremmo dire anti-politica dell\'organizzazione sociale che pu&amp;ograve; attuarne il superamento, dando nuova autonomia alle componenti essenziali dell\'organismo sociale, quella culturale-spirituale, quella economica e quella di gestione della cosa pubblica. La sola via mediante la quale la democrazia possa ancora definirsi tale, sottraendo ai poteri forti, in grado di comprare o imporre mediaticamente il consenso, proprio i loro maggiori punti di applicazione nello Stato politico.&lt;br /&gt;Il modello anti-politico che l\'Italia &amp;egrave; potenzialmente in grado di definire dovrebbe oggi indirizzarsi alle forze dell\'economia reale, ad esempio, cercando di dare ad esse voce e forza istituzionale, superando le finte rappresentanze ancora gestite partiticamente; oppure, potrebbe seriamente lavorare per la nascita dal basso, di sistemi di istruzione sottratti agli ambiti del pubblico partiticizzato o del privato espressione dei poteri vaticano-massonici; infine, lavorando a livello di amministrazioni locali per creare nuove forme di gestione partecipata dei beni di valore collettivo.&lt;br /&gt;Quello che in tal modo si potr&amp;agrave; qui elaborare quale nuova forma di sovranit&amp;agrave; rappresenter&amp;agrave; un elemento moltiplicatore di forze per l\'indipendenza dell\'Europa intera, agendo parallelamente nei due ambiti: pensiamo qui, come semplice cenno, all\'importanza fondamentale che potrebbe avere l\'affidare alle forze dell\'economia reale (imprese, lavoratori, consumatori) il controllo sull\'emissione di moneta.&lt;/p&gt;&lt;p align=\&quot;justify\&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Il metodo: allenarsi per gareggiare&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align=\&quot;justify\&quot;&gt;Se la prospettiva corretta &amp;egrave;, come crediamo, diversa da quella classicamente politica della presa del potere, essa va pensata, vissuta e condotta verso obiettivi diversi. Quello che serve prioritariamente &amp;egrave; un lavoro di lunga durata sulle coscienze: informazione, formazione, educazione sono i livelli operativi sui quali occorre prima di tutto agire. Essi mirano ad &lt;em&gt;allenare&lt;/em&gt; la coscienza di un popolo, a creare un consenso di opinione non imposto mediaticamente ma capace di tradursi in stili di vita e di pensiero - ridando in tal modo forze ideali profonde all\'Italia ed all\'Europa.&lt;br /&gt;Il che non vieta affatto che possano e debbano verificarsi dei momenti, come dire, di &lt;em&gt;gara&lt;/em&gt;, vale a dire momenti in cui le circostanze immediate, le esigenze concrete, possano richiedere di prendere parte attiva in quelle situazioni di svolta che il futuro potrebbe riservare, mettendo allora in pratica quello che si &amp;egrave; appreso e sperimentato nell\'allenamento quotidiano.&lt;br /&gt;Non vi &amp;egrave; dubbio infatti che la grave crisi del modello del capitalismo occidentale e le difficolt&amp;agrave; in cui versano le forze dell\'egemonia anglo-sassone potrebbero tradursi nei prossimi mesi e nei prossimi anni in eventi nei quali l\'intervento di forze nuove potrebbe essere determinante per il mutamento. Lo spostamento della crescita economica dai Paesi occidentali ai Brics; lo spostamento dell\'asse strategico mondiale dall\'Atlantico al Pacifico, conseguente alla crescente affermazione di potenza cinese; la sempre pi&amp;ugrave; forte esigenza del controllo delle risorse energetiche, alimentari e ambientali a livello mondiale; la situazione di disintegrazione del mondo arabo-islamico determinata da oltre un ventennio di guerre e di conflitti interni; lo scollamento fra economia reale ed economica finanziaria, in un rapporto di uno a dieci - sono queste tutte realt&amp;agrave; che richiedono alle classi dirigenti attuali, ben oltre la loro indubbia potenza tecnologica militare ed economica, una capacit&amp;agrave; immaginativa ed una forza morale che esse non sembrano proprio possedere.&lt;br /&gt;Il nostro lavoro consiste quindi oggi nel creare precisamente, all\'interno dei popoli europei, questa libera volont&amp;agrave;, poich&amp;eacute; riteniamo che nei nostri popoli esistano capacit&amp;agrave; spirituali che devono essere solo portate a coscienza e liberate, per tradursi, grazie all\'impegno individuale di ognuno, in nuove forme di organizzazione sociale.&lt;/p&gt;&lt;p align=\&quot;justify\&quot;&gt;&lt;br /&gt;(1) G. Colonna, &lt;em&gt;La resurrezione della Patria&lt;/em&gt;, Tilopa, Roma, 2004.&lt;br /&gt;(2) D. Gilmour, &quot;The End of Italy&quot;, &lt;em&gt;Foreign Policy&lt;/em&gt;, 15 novembre 2011.&lt;br /&gt;(4) C. Duggan, &lt;em&gt; La forza del destino&lt;/em&gt;, storia d\'Italia dal 1796 ad oggi, Laterza, Bari, 2008.&lt;br /&gt;(3) D. Gilmour, &quot;The end of Italy&quot;, cit.&lt;br /&gt;(5) C. Duggan, &lt;em&gt;La forza del destino&lt;/em&gt;, cit., p. 603.&lt;br /&gt;(6) Ivi, p. 623.&lt;br /&gt;(7) D. Gilmour, &quot;The end of Italy&quot;, cit.&lt;br /&gt;(8) C. Duggan, &lt;em&gt;La forza del destino&lt;/em&gt;, cit., p. 674.&lt;br /&gt;(9) N. Bobbio, &lt;em&gt;Il futuro della democrazia&lt;/em&gt;, Einaudi, Torino, 1984.&lt;br /&gt;(10) J. Monnet, &lt;em&gt;M&amp;eacute;moires&lt;/em&gt;, Fayard, Parigi, 1976.&lt;br /&gt;(11) G. Colonna, &lt;em&gt;Medio Oriente senza pace&lt;/em&gt;, Edilibri, Milano, 2009.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;</description>
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