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        <title>Gli editoriali di Clarissa</title>
        <description>Gli ultimi sette editoriali dal webzine Clarissa</description>
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       <dc:date>2010-03-11T17:00:15+01:00</dc:date>
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        <dc:date>1970-01-01T00:00:00+01:00</dc:date>
        <dc:creator>CLAR</dc:creator>
        <title>Lo stato depistatore</title>
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        <description>&lt;p align=\&quot;justify\&quot;&gt;Un\'analisi tornata attuale: dalla newsletter CLAR del 30 maggio 1994. Dopo le recenti rivelazioni sulla trattativa tra stato e mafia, presentiamo dai nostri archivi una analisi/inchiesta che, a distanza di oltre 15 anni dai fatti, dimostra quanto le strategie di poteri cosiddetti &quot;occulti&quot; o &quot;deviati&quot; potessero essere intuite allora e trovare puntuali conferme oggi...&lt;/p&gt;&lt;p align=\&quot;justify\&quot;&gt;&lt;br /&gt;LO STATO DEPISTATORE&lt;/p&gt;&lt;p align=\&quot;justify\&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Anche negli attentati del 1993, come in tutte le campagne di strategia della tensione, &amp;egrave; possibile evidenziare il ruolo di copertura politica svolto dai massimi organi dello Stato. I ministri degli Interni e della Difesa erano al corrente di cosa stava accadendo e perch&amp;eacute;, ma hanno continuato a parlare di &quot;criminalit&amp;agrave; eversiva&quot;, a tutela di una nuova azione di stabilizzazione del sistema.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align=\&quot;justify\&quot;&gt;&lt;br /&gt;Risulta oggi che la campagna di strategia della tensione del \'93 &amp;egrave; iniziata assai prima dell\'autobomba di via Fauro a Roma (14 maggio). &amp;Egrave; stato infatti lo stesso ministro degli Interni Mancino, davanti alla commissione parlamentare antimafia, il 16 giugno \'93, a dichiarare che erano stati sventati, prima di quelli andati a segno a Roma e Firenze, &quot;quattordici attentati&quot; (1), datandone uno addirittura al 1&amp;deg; marzo precedente.&lt;br /&gt;Altri due importanti episodi, che non ci risulta siano stati analizzati in questo senso, lo confermano: come si sa, dopo l\'attentato di via dei Georgofili a Firenze, il gruppo consiliare dei Verdi di Firenze venne a conoscenza che l\'ambasciata americana, su informazione della polizia italiana, era stata messa in allerta contro il pericolo di un attentato.&lt;br /&gt;&amp;Egrave; passato inosservato il fatto che, in quella occasione, funzionari americani dichiararono che il Regional Security Office, preposto alla protezione delle sedi diplomatiche statunitensi, era in allarme rosso, cio&amp;egrave; il massimo grado di allerta, da oltre tre mesi (2). Si risale cosi alla fine di febbraio del \'93, cio&amp;egrave; esattamente al periodo dell\'attentato &quot;sventato&quot; del 1&amp;deg; marzo di cui ha detto Mancino.&lt;br /&gt;Gi&amp;agrave; il 3 febbraio \'93, per&amp;ograve;, un borsone con dentro 350 grammi di gelatina esplosiva non innescata &amp;egrave; stato rinvenuto alla stazione di Napoli. Questo episodio &amp;egrave; fondamentale, prima di tutto perch&amp;eacute; ha lo stesso obiettivo, tipico da strategia della tensione, i treni, degli attentati &quot;sventati&quot; il 10 marzo al treno 750 Trieste-Mestre-Venezia, ed il successivo 5 aprile ai binari della stazione di Pollina presso Palermo. E poi perch&amp;eacute; ci rivela chiaramente chi sta attuando questa operazione terroristica.&lt;br /&gt;Sappiamo infatti oggi che a far mettere l\'esplosivo e poi a segnalarlo &amp;egrave; un collaboratore del Sisde, Rosario Allocca, che, dopo aver realizzato tra il 20 ed il 21 settembre un altro attentato &quot;sventato&quot;, al treno Freccia dell\'Etna, racconter&amp;agrave; di aver agito in entrambi i casi in esecuzione di istruzioni del tenente colonnello dei carabinieri, capocentro del Sisde in Liguria, Augusto Citanna, il quale arrestato invocher&amp;agrave;, cosa non nuova a questo tipo di cronache, il segreto di Stato sulle ragioni e le persone all\'origine di questa operazione (3).&lt;br /&gt;&amp;Egrave; cosi fondato il sospetto che molti degli attentati di cui parla Mancino non siano stati &quot;sventati&quot; dagli uomini dello Stato, ma da loro simulati per mettere in opera una classica azione di &quot;destabilizzazione per stabilizzare&quot;. La conferma pi&amp;ugrave; importante a questa ipotesi viene proprio dalla reazione delle autorit&amp;agrave; dello Stato agli attentati che non vengono &quot;sventati&quot; e che uccidono, come in via dei Georgofili a Firenze, cittadini inermi.&lt;br /&gt;Partiamo dalla presa di posizione ufficiale del ministro degli Interni Mancino che, per il posto che occupa, deve necessariamente essere il pi&amp;ugrave; informato sulla situazione: alle Camere, il 29 maggio (cio&amp;egrave; dopo la strage di Firenze), dichiara che questi attentati sono &quot;la reazione della criminalit&amp;agrave; alla risposta forte dello Stato&quot;, escludendo categoricamente come &quot;suggestiva&quot; l\'ipotesi di un\'azione di forze occulte e di &quot;pezzi dello Stato&quot; (4). Mancino ribadisce cosi l\'interpretazione da lui data &quot;a caldo&quot;, il 27 maggio, a Firenze (5); vi si atterr&amp;agrave; anche davanti alla commissione Antimafia il 15 giugno (6), singolarmente sostenuto dal presidente pidiessino della commissione, Luciano Violante, che continua a definire la mafia &quot;forza traente&quot; della strategia delle bombe (7), nonostante la relazione della commissione, da lui stesso firmata, illustri ben diversi rapporti tra mafia e politica.&lt;br /&gt;Eppure, nello stesso tempo, e questo &amp;egrave; veramente il punto, Mancino lancia &quot;segnali&quot; che evidentemente dipendono da notizie ben precise e riservatissime: il 20 maggio, dopo l\'attentato di via Fauro a Roma, ma prima di quello di Firenze, sorprendendo tutti, in un\'altra audizione all\'Antimafia, dichiara che nelle indagini su via Fauro si erano verificati &quot;tentativi devianti, portati avanti da centri occulti di destabilizzazione&quot; e fa specifico riferimento all\'attivit&amp;agrave; della Falange Armata, che opera, aggiunge clamorosamente, da &quot;uffici pubblici&quot; (8).&lt;br /&gt;Il massimo di ambiguit&amp;agrave; viene per&amp;ograve; raggiunto dopo gli altri attentati non simulati, quelli della notte del 29 luglio a Milano ed a Roma, la cui evidente assenza di riferimenti &quot;mafiosi&quot; ed il cui spiccato valore simbolico rendono sempre pi&amp;ugrave; insostenibile la pista della &quot;criminalit&amp;agrave; eversiva&quot;, definizione cara al prefetto Parisi: Mancino si arrampica sugli specchi, tirando in ballo addirittura i paesi dell\'Est e del Centro Europa come possibili &quot;destabilizzatori&quot; dell\'Italia, ma insieme informa che il Sisde ha sostituito il 90% dei suoi uomini e fa un nervoso riferimento a &quot;fatti che restano un mistero&quot; legati all\'attivit&amp;agrave; del Sismi: richiesto di che fatti si tratti, risponde con encomiabile chiarezza &quot;i fatti, tutti i fatti&quot; (9). Il ministro della Difesa, Fabbri, il giorno dopo, far&amp;agrave; orecchie da mercante, guardandosi bene dallo spiegare a che cosa allude Mancino.&lt;br /&gt;Anche Fabbri, per&amp;ograve;, pur continuando a parlare di &quot;pista serba&quot; per gli attentati, coglie l\'occasione per annunciare l\'avvenuto scioglimento della settima divisione del Sismi, quella &quot;che aveva dentro Gladio&quot; (10), evidentemente fino ad allora sopravvissuta alla sbandierata dissoluzione dell\'organizzazione.&lt;br /&gt;Gli elementi considerati in qui dimostrano: primo, che la campagna terroristica &amp;egrave; in atto gi&amp;agrave; da febbraio; secondo, che in essa sono direttamente coinvolti gli apparati di sicurezza dello Stato (Citanna), che utilizzano manovalanza reclutata nella criminalit&amp;agrave; organizzata; terzo, che i ministri della Repubblica sono pienamente consapevoli di quanto sta accadendo. Quella della &quot;strategia &amp;egrave; mafiosa&quot; &amp;egrave; dunque una tesi fittizia ad uso del pubblico, per coprire una verit&amp;agrave; che &amp;egrave; inconfessabile perch&amp;eacute; rivelerebbe un\'attivit&amp;agrave; terroristica dello Stato.&lt;br /&gt;Del resto che qualcosa di grave stia accadendo dalla fine del \'92 &amp;egrave; evidente per almeno due circostanze precise: l\'arresto dell\'alto funzionario del Sisde, Contrada, accusato di fornire copertura alle attivit&amp;agrave; della mafia; la sostituzione del comandante generale dei carabinieri, gen. Viesti, avvenuta, senza che sia stata mai fornita una spiegazione soddisfacente a fine febbraio (11).&lt;br /&gt;Si dir&amp;agrave; poi che il provvedimento si collega ad indagini su &quot;favori&quot; fatti ad alti ufficiali da ditte romane appaltatrici di lavori per l\'Arma (12), o addirittura, ai legami del generale con personaggi di spicco di Tangentopoli (13). Ma questa spiegazione, vedendo quanto a lungo hanno resistito gli alti funzionari del Sisde nonostante la bufera dei &quot;fondi neri&quot;, non convince.&lt;br /&gt;&amp;Egrave; possibile invece che vi sia un preciso legame con manovre come quelle cui fa riferimento un inquietante volantino, firmato &quot;Il Vortice&quot;, ritrovato ai primi di giugno nella sede, si noti, del Comando Generale dell\'Arma dei Carabinieri, nel quale quello che si definisce &quot;un gruppo di carabinieri stanchi&quot; parla, nel bel mezzo della nuova campagna terroristica, di &quot;insani progetti di restaurazione attuati dalle lobbies che rappresentano i vertici militari, rinvigoriti e rafforzati dal forte vuoto di potere politico, determinatosi a seguito dei devastanti effetti delle recenti inchieste giudiziarie&quot; (14).&lt;br /&gt;Un documento che, molto pi&amp;ugrave; delle dichiarazioni ministeriali, chiarisce quali sono i veri problemi sul tappeto. Che qui si trovi la pi&amp;ugrave; logica chiave di lettura delle bombe del \'93, risulta dal fatto che a ottobre, quando si comincer&amp;agrave; a sapere qualcosa di pi&amp;ugrave; su quello che gi&amp;agrave; in primavera Mancino e Fabbri dovevano sapere ma hanno preferito tacere al Paese, si apprender&amp;agrave; che uno dei telefonisti della Falange Armata &amp;egrave; un dipendente del ministero di Grazia e Giustizia e che un ex coordinatore dei servizi, Francesco Paolo Fulci, ha fatto ai magistrati sedici nomi di funzionari Sismi come possibili membri della Falange: il ministro Fabbri ed il direttore del Cesis gen. Tavormina, si affretteranno allora, ancora una volta, a cercare di contenere le evidenti implicazioni di queste notizie, il primo negando la presenza di legami fra la Falange e la struttura dei servizi che gestiva l\'organizzazione Gladio (15); il secondo, davanti alla commissione stragi, cercando di circoscrivere la strategia della Falange ad un\'attivit&amp;agrave; di &quot;disinformazione&quot; (16), negandone il possibile coinvolgimento in azioni terroristiche - una linea difensiva gi&amp;agrave; validamente dispiegata nella vicenda Gladio. Intanto, per&amp;ograve;, come si &amp;egrave; visto, il tenente colonnello Citanna si richiama, nella sua concreta attivit&amp;agrave; di provocazione, a &quot;ordini superiori&quot; e fornisce cos&amp;igrave; l\'ennesima conferma di una strategia di Stato in atto.&lt;br /&gt;Occorre allora sottolineare che il primo &quot;depistaggio&quot; verificatosi anche in questa nuova campagna di strategia della tensione parte dalle massime autorit&amp;agrave; politiche e militari, che appaiono anche in questa occasione edotte di cosa in realt&amp;agrave; sta accadendo e per questo forniscono senza esitazione piena copertura alle operazioni in atto, lanciando &quot;messaggi&quot; che fanno parte di una strenua lotta per la difesa di poteri palesi e di segreti occulti.&lt;br /&gt;Ci&amp;ograve; significa che le attivit&amp;agrave; terroristiche, sviluppate o favorite dagli apparati di sicurezza dello Stato, non sono frutto di &quot;deviazioni&quot; o opera di &quot;schegge impazzite&quot; (che si possono denunciare e colpire), ma si collegano ad esigenze fondamentali di sopravvivenza e di equilibrio del sistema politico. Dal quadro che abbiamo cercato sinteticamente di delineare, non vi sono altre possibili conclusioni.&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p align=\&quot;justify\&quot;&gt;(1) C. CHIANURA, &quot;Sventati quattordici attentati&quot;, La Repubblica, 16.6.93.&lt;br /&gt;(2) D. MASTROGIACOMO, &quot;C\'&amp;egrave; una bomba in arrivo&quot;, La Repubblica, 29.5.93.&lt;br /&gt;(3) A. BADUEL, &quot;Tolto il segreto di Stato, far&amp;ograve; i nomi&quot;, L\'Unit&amp;agrave;, 20.10.93.&lt;br /&gt;(4) G. FRASCAPOLARA, G.F. MENNELLA, Mancino: &quot;&amp;Egrave; una strage della mafia&quot;, L\'Unit&amp;agrave;, 29.5.93.&lt;br /&gt;(5) F. SELVANCI, &quot;Vogliono piegarci, ma non ce la faranno&quot;, La Repubblica, 28.5.93.&lt;br /&gt;(6) C. CHIANURA, articolo citato.&lt;br /&gt;(7) G. CALDAROLA, &quot;Bisogna colpire pi&amp;ugrave; duramente&quot;, L\'Unit&amp;agrave;, 28.5.93.&lt;br /&gt;(8) G. CIPRIANI, La denuncia di Mancino, &quot;Falange armata ha le basi in alcuni uffici pubblici&quot;, L\'Unit&amp;agrave;, 21.5.93.&lt;br /&gt;( 9 ) G. D\'AVANZO, Mancino: &quot;Se volete la mia testa...&quot;, La Repubblica, 30.7.93.&lt;br /&gt;(10) Parla Fabbri: &quot;Cambieremo il Sismi&quot;, La Repubblica, 31.7.93.&lt;br /&gt;(11) G. D\'AVANZO, Tempo scaduto per il generale Viesti, La Repubblica, 27.2.93.&lt;br /&gt;(12) G. CIPRIANI, Appalti e &quot;favori&quot;, indagine sul comando dell\'Arma, L\'Unit&amp;agrave;, 7.3.93.&lt;br /&gt;(13) A. PALOSCIA, I segreti del Viminale, Milano, 1994, pp. 328-329.&lt;br /&gt;(14) G. TUCCI, Cobas o Corvi? &quot;Siamo i clandestini dell\' Arma&quot;, L\'Unit&amp;agrave;, 7.6.93.&lt;br /&gt;(15) G. TUCCI, Gladio chiama Falange armata, L\'Unit&amp;agrave;, 20.10.93.&lt;br /&gt;(16) G. TUCCI, Il dossier-denuncia del generale Tavormina, c\'&amp;egrave; il Sismi dietro la Falange Armata, L\'Unit&amp;agrave;, 21.10.93.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;</description>
    </item>
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        <dc:creator>G. Colonna</dc:creator>
        <title>La sicurezza in Medio Oriente, l\'Europa e la classe dirigente mista israelo-americana</title>
        <link>http://www.clarissa.it/stampa.php?id=280</link>
        <description>&lt;div align=\&quot;justify\&quot;&gt;La partita che si sta giocando in Medio Oriente sul nucleare iraniano sar&amp;agrave; forse una delle prime in cui la classe dirigente mista israelo-occidentale enucleatasi nel corso degli ultimi due decenni, e di cui abbiamo parlato nel nostro &lt;a href=\&quot;http://www.clarissa.it/editoriale_int_ult.php?id=123 \&quot;&gt;Medio Oriente senza pace&lt;/a&gt; , sar&amp;agrave; messa alla prova.&lt;br /&gt;Pu&amp;ograve; essere interessante vedere da vicino come questa classe dirigente opera in concreto, perch&amp;eacute; a nostro avviso in questo modo si comprendono molto meglio le ragioni di fondi di comportamenti come quelli del premier italiano Silvio Berlusconi, apparentemente insensati, quando si assume, come appunto ha fatto il primo ministro durante la sua visita in Israele, posizioni sostanzialmente nuove alla politica estera italiana, affermando un completo supporto politico alle posizioni internazionali dello Stato di Israele in un momento tanto delicato per gli equilibri del Vicino Oriente.&lt;br /&gt;Qualche giorno fa, il 3 febbraio scorso, l\'autorevole &lt;em&gt;Institute for Policy and Strategy &lt;/em&gt;(IPS) israeliano, un &lt;em&gt;think tank &lt;/em&gt;che si attribuisce come scopo quello di &quot;formulare indicazioni politiche su temi chiave della sicurezza nazionale con un\'enfasi sulla strategia, la politica estera e le relazioni internazionali, i processi regionali e gli accordi diplomatici, l\'intelligence ed il governo e le tendenze nel mondo ebraico&quot;, ha organizzato la sua annuale conferenza a Herziliya sulla &quot;valutazione della sicurezza nazionale di Israele&quot;: una occasione utilizzata gi&amp;agrave; da qualche anno dai primi ministri israeliani, in questo caso Benjamin Netanyahu, per interventi ufficiali in materia.&lt;br /&gt;Sappiamo tutti che si tratta di un momento cruciale per lo Stato ebraico: dovr&amp;agrave; infatti assumere decisioni importanti nelle prossime settimane, in particolare nei confronti dell\'Iran e in merito al processo di pace, arenatosi da un decennio almeno. Decisioni ambedue che si collegano strettamente anche alla valutazione degli orientamenti dell\'amministrazione americana e, da qui, mettono in relazione il tema della sicurezza di Israele con gli Stati Uniti, la Nato e l\'Europa.&lt;br /&gt;Fra le numerose sessioni in cui si &amp;egrave; articolata la conferenza, partiamo proprio da quella dedicata a &quot;Gli Stati Uniti e l\'arco di instabilit&amp;agrave;: Pakistan, Afghanistan, Iraq&quot;. &amp;Egrave; interessante intanto soffermarci sui partecipanti alla discussione: presiede il dibattito il dr. Neil Livingstone, presidente e amministratore della &lt;em&gt;Executive Action LLC&lt;/em&gt; di Washington. Quest\'ultima &amp;egrave; una societ&amp;agrave; che si occupa di sicurezza in particolare cittadini americani in posizioni di rilievo, mentre Mr. Livingstone &amp;egrave; definito sul sito della compagnia &quot;una delle pi&amp;ugrave; eminenti autorit&amp;agrave; nazionali in tema di terrorismo&quot;, addirittura in grado di predire con sei mesi di anticipo gli eventi dell\'11 settembre, oltre ad essere stato consulente sui problemi della sicurezza per Ministero degli Esteri, della Difesa e per la Marina militare americana. Nel consiglio di amministrazione di &lt;em&gt;Executive Action&lt;/em&gt; siedono personaggi che meritano una certa attenzione: un veterano dei servizi speciali della Marina (SEAL), Gary Stubblefield, operante in questo settore fin dalla guerra del Vietnam; R. James Woolsey, ex capo della CIA; William Sessions, ex direttore dell\'FBI; l\'ammiraglio James Stark, ora in pensione, ex comandante della flotta atlantica della Nato; per finire una nipote di Winston Churchill, Celia Sandys.&lt;br /&gt;Alla sessione partecipano &lt;em&gt;lay strategist&lt;/em&gt; come Colin Kahl, vice assistente Segretario di stato alla Difesa USA per il Medio Oriente e professore alla prestigiosa &lt;em&gt;Georgetown University&lt;/em&gt;, un altro specialista di lotta al terrorismo. Kori Schake, docente della &lt;em&gt;Stanford University&lt;/em&gt; e della &lt;em&gt;Hoover Institution&lt;/em&gt; che da molti anni insegna sicurezza internazionale all\'Accademia militare degli Stati Uniti, oltre ad essere stata l\'esperta per i problemi della difesa dei candidati alla presidenza McCain e Palin: durante la prima presidenza di George W. Bush, la studiosa &amp;egrave; stata anche direttore della sezione &lt;em&gt;Defense Strategy and Requirements&lt;/em&gt; del Consiglio Nazionale per la Sicurezza (NSC). Per finire, troviamo il parlamentare europeo tedesco Elmar Brok, componente della delegazione del Parlamento europeo per le relazioni con gli Stati Uniti e assai noto lobbista per conto del gruppo media Bertelsman, posizione che ha suscitato molte polemiche in Germania.&lt;br /&gt;Non meno interessante il &lt;em&gt;panel&lt;/em&gt; dedicato alla &quot;Risposta alla sfida dell\'indottrinamento radicale&quot; che &amp;egrave; presieduto dall\'ex primo ministro spagnolo Jos&amp;eacute; Maria Aznar e al quale prendono parte Lady Pauline Neville-Jones, che ha diretto dal 1993 al 1994 un fondamentale organismo politico dell\'intelligence alleata fin dalla fine della II Guerra Mondiale, il &lt;em&gt;Joint Intelligence Committee&lt;/em&gt; britannico, oltre ad essere stato direttore politico del Foreign Office e attuale &quot;ministro ombra&quot; della sicurezza per il partito conservatore inglese di Cameron. Partecipa poi l\'autorevole professore Martin Kramer, un altro degli intellettuali israeliani esperti di politica estera che si dividono fra Usa e Israele: dopo aver lavorato per venticinque anni all\'universit&amp;agrave; di Tel Aviv, ha diretto il &lt;em&gt;Moshe Dayan Center for Middle Eastern and African Studies&lt;/em&gt;, oltre a insegnare alla Brandeis University, all\'universit&amp;agrave; di Chicago, Cornell e Georgetown, allo &lt;em&gt;Shalem Center&lt;/em&gt; di Gerusalemme; &amp;egrave; anche membro del &lt;em&gt;Washington Institute for Near East Policy&lt;/em&gt; (Winep) di Washington, un &lt;em&gt;think tank&lt;/em&gt; pro-israeliano che ha svolto un ruolo fondamentale nell\'elaborazione della strategia mediorientale americana, come ho spiegato nel mio libro.&lt;br /&gt;Dell\'Iran come &quot;paese sulla soglia del nucleare&quot; e delle conseguenti &quot;potenziali implicazioni strategiche&quot; si occupa un altro gruppo di eminenti personalit&amp;agrave;, presieduto dal generale della riserva israeliana e attuale vice primo ministro e ministro degli affari strategici nell\'attuale governo israeliano, Moshe Ya\'alon. Ne fanno parte l\'ambasciatore della Confederazione Elvetica in Iran, nonch&amp;eacute; docente di relazioni internazionali all\'universit&amp;agrave; di Francoforte, Tim Guldiman (ricordo che la Svizzera ha curato gli interessi americani in Iran durante il periodo in cui le relazioni fra i due Paesi erano interrotte). L\'ambasciatore Guldiman era destinato a rivestire il ruolo di ambasciatore della Svizzera in Israele ma era poi stato posto a capo della missione OCSE in Kosovo.&lt;br /&gt;Con lui, troviamo: Patrick Cronin, altro esperto di problemi strategici, della difesa e di politica internazionale, con una lunga carriera presso numerosi centri di ricerca americani, essendo stato fra l\'altro direttore dell\'&lt;em&gt;Institute for National Strategic Studies&lt;/em&gt; (INSS) della &lt;em&gt;National Defense University&lt;/em&gt;, ora direttore del Programma per la Sicurezza dell\'Asia e del Pacifico al &lt;em&gt;Center for a New American Security &lt;/em&gt;(CNAS); Fran&amp;ccedil;ois Heisbourg, presidente di uno dei pi&amp;ugrave; prestigiosi centri di studi strategici, l\'I&lt;em&gt;nternational Institute for Strategic Studies&lt;/em&gt; (IISS) di Londra, di cui era stato direttore dal 1987 al 1992, con un\'ampia carriera sia negli uffici di pianificazione del ministero degli esteri e della difesa che nell\'industria bellica francese, avendo ricoperto incarichi sia come vicepresidente della Thomson-CSF che della Matra-D&amp;eacute;fense-Espace. Completa il gruppo un personaggio davvero interessante: sir Michael Pakenham, infatti, &amp;egrave; stato anch\'egli direttore del gi&amp;agrave; ricordato &lt;em&gt;Joint Intelligence Committee &lt;/em&gt;britannico, dal 1997 al 2000, ma attualmente &amp;egrave; membro del consiglio di amministrazione di &lt;em&gt;Access Industrie&lt;/em&gt; e come tale viene presentato alla conferenza. La Access Inustrie &amp;egrave; una importante holding con base a Londra, fondata e diretta dal russo di origine ebraica Len Blavatnik, emigrato negli Usa nel 1978: essa ha il controllo di una numerosa serie di aziende principalmente operanti nel settore dell\'energia e dei media, dislocate dall\'Europa agli Usa, dal Sudamerica all\'India, dalla Russia a Israele. Un\'azienda davvero ideale per un ex numero uno dell\'intelligence britannica.&lt;br /&gt;Anche i documenti di lavoro della conferenza sono una lettura assai interessante, in quanto documentano l\'interpretazione che i settori israeliani pi&amp;ugrave; direttamente interessati alle tematiche strategiche e di politica internazionale danno dell\'attuale situazione mediorientale: l\'idea di fondo &amp;egrave; che l\'amministrazione Obama finir&amp;agrave; per lasciare che l\'Iran raggiunga la soglia del nucleare e che, per evitare uno scontro che ritiene controproducente per i suoi rapporti con il mondo islamico, gli Usa sono orientati a ricreare in Medio Oriente quell\'equilibrio fondato sulla reciproca deterrenza che avrebbe funzionato, secondo taluni storici, durante la Guerra fredda, nella contrapposizione fra Usa e Urss. A parere degli esperti israeliani, tuttavia, questo approccio &amp;egrave; ingenuo perch&amp;eacute; l\'Iran &amp;egrave; una potenza pronta ad impegnarsi in una logica di &lt;em&gt;escalation &lt;/em&gt;del tutto indipendente da valutazioni di opportunit&amp;agrave; politica, come sarebbe invece avvenuto nel caso dei sovietici. L\'ombrello missilistico che gli Usa stanno approntando nel Golfo Persico e nello stesso Israele, quindi, non garantirebbe affatto la sicurezza dello Stato ebraico, n&amp;eacute; i deboli regimi della penisola arabica che si affacciano sul Golfo potranno mai svolgere il ruolo di una Nato mediorientale.&lt;br /&gt;Su queste basi ben si comprende il senso di fondo di una simile conferenza e dell\'ampia gamma di esperti occidentali che vi sono intervenuti: Israele sta raccogliendo in questo momento cruciale i risultati di un\'azione di straordinaria intelligenza e profondit&amp;agrave;, attuata fin dai primi anni Ottanta (la cui storia ho analizzato in dettaglio in &lt;em&gt;Medio Oriente senza pace&lt;/em&gt;), rivolta a costruire intorno alla sua visione del Medio Oriente il consenso della classe dirigente occidentale, orientandola opportunamente. Ricordo a titolo di esempio il fatto che in questi documenti ci si augura ripetutamente che nella &lt;em&gt;New Strategic Concept &lt;/em&gt;che dovr&amp;agrave; essere discussa nel summit di Lisbona del prossimo novembre 2010, il processo di internazionalizzazione della Nato dovrebbe vederne crescere il ruolo in Medio Oriente attraverso una crescente integrazione operativa con lo Stato ebraico. Una integrazione che per altro ha gi&amp;agrave; fatto passi da gigante, dalle numerose esercitazioni congiunte, fra cui quelle nei cieli italiani di Decimomannu in Sardegna da parte dell\'&lt;em&gt;Israeli Air Force&lt;/em&gt;, all\'accordo del novembre 2007 con la Nato\'s Maintenance and Supply Agency (NAMSA) in tema di cooperazione nel supporto logistico, che significa messa a disposizione di materiali e linee di trasporto Nato allo stato ebraico in caso di necessit&amp;agrave;.&lt;br /&gt;Ma Nato significa oggi il coinvolgimento diretto di quasi tutti i Paesi europei, fra i quali in primo luogo il nostro, come ben sappiamo dal nostro impegno in Libano dopo l\'offensiva israeliana del 2007. Un coinvolgimento anche in questo caso crescente, che segue diverse vie: una, appunto &amp;egrave; la Nato; ma sappiamo anche che le recenti esercitazioni &lt;em&gt;Juniper Cobra&lt;/em&gt;, giunti alla decima edizione (la prima fu nel 2001), fra Israele e Stati Uniti vedevano da parte americana la presenza di contingenti abitualmente schierati in Europa sotto il comando di teatro (Eucom) da cui recentemente &amp;egrave; stato scorporata l\'area africana (Africom), per focalizzarne maggiormente i compiti. Da ultimo si sa che lo scorso dicembre persino l\'Unione Europea ha messo in atto un\'esercitazione (CME09) riguardante il coordinamento fra i governi e le linee di comando generale, con ogni evidenza collegata alle problematiche della situazione fra Israele e Iran, e implicante un chiaro messaggio politico per il Medio Oriente.&lt;br /&gt;Nei fatti quindi trova conferma l\'analisi sviluppata in &lt;em&gt;Medio Oriente senza pace&lt;/em&gt;, non solo sul tema della classe dirigente mista israelo-americana, ma anche su quello dell\'allargamento della strategia condivisa fra Usa ed Israele al Mediterraneo ed all\'Europa: &lt;em&gt;US-Europe-Israeli Trilateral Relationship: The Strategic Dimension&lt;/em&gt; &amp;egrave;, non a caso, il titolo di uno dei pi&amp;ugrave; interessanti documenti di lavoro presentati al convegno di Herziliya, nel quale, premesso che &quot;il volume attuale degli scambi fra la Nato e Israele &amp;egrave; secondo solo alla cooperazione militare Usa-Israele&quot;, si legge che &quot;Israele dovrebbe lottare per sviluppare le sue capacit&amp;agrave; interoperative con il progetto della Nato e per essere visto come parte integrante della difesa missilistica europea&quot;.&lt;br /&gt;La progressiva delega del quadro strategico mediorientale allo Stato ebraico da parte degli Stati Uniti ha quindi portato con s&amp;eacute; un mutamento di fondo della funzione originaria della Nato e, da qui, conduce inevitabilmente alla messa in discussione delle relazioni complessive dell\'Europa con il Medio Oriente allargato. Solo se si &amp;egrave; consapevoli di quanto l\'allineamento atlantico sia stato l\'elemento distintivo dell\'allineamento delle classi dirigenti europee agli Usa fin dal 1949 e di quanto il nuovo ruolo traente di Israele nella politica mediterranea e mediorientale americana stia influenzando anche le strategie della Nato, si &amp;egrave; in grado di comprendere perch&amp;eacute;, a prescindere dalla sua collocazione &quot;di partito&quot;, un primo ministro italiano assume oggi posizioni cos&amp;igrave; inedite e pericolose per gli interessi reali dell\'Italia e della pace.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;</description>
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        <dc:date>1970-01-01T00:00:00+01:00</dc:date>
        <dc:creator>Daniele Scalea - Rivista Eurasia</dc:creator>
        <title>Medio Oriente senza pace: intervista a Gaetano Colonna</title>
        <link>http://www.clarissa.it/stampa.php?id=279</link>
        <description>&lt;div align=\&quot;justify\&quot;&gt;&lt;em&gt;Gaetano Colonna, dottore di ricerca in Storia antica e cultore di Storia contemporanea, collaboratore della rivista telematica &quot;&lt;a href=\&quot;http://www.clarissa.it\&quot;&gt;Clarissa.it&lt;/a&gt; &quot;, ha recentemente pubblicato la sua seconda opera, intitolata &lt;a href=\&quot;http://www.clarissa.it/editoriale_int_ult.php?id=123 \&quot;&gt;Medio Oriente senza pace. Da Suez al Golfo e oltre: strategie, conflitti e speranze&lt;/a&gt;  (Edilibri, Milano 2009). Daniele Scalea lo ha intervistato per il sito di &quot;&lt;a href=\&quot;http://www.eurasia-rivista.org/ \&quot;&gt;Eurasia&lt;/a&gt; &quot;.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align=\&quot;justify\&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Nella sua recente opera Medio Oriente senza pace dedica un capitolo al &quot;ruolo del sionismo cristiano&quot;, fenomeno generalmente considerato solo con riferimento agli ultimi anni, ma di cui lei individua la prima manifestazione gi&amp;agrave; nell\'Ottocento, e le radici nei secoli precedenti. Potrebbe parlarcene brevemente?&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align=\&quot;justify\&quot;&gt;&lt;br /&gt;Il fenomeno &amp;egrave; stato curiosamente trascurato dalla storiografia occidentale e anche da quella israeliana: &amp;egrave; singolare ad esempio che non vi siano studi approfonditi sulla formidabile figura di William Henry Hechler che svolse, come accenno nel libro, un ruolo fondamentale nella nascita del movimento sionista dal punto di vista politico. In realt&amp;agrave; si tratta di un elemento di straordinario interesse sul piano politico e religioso perch&amp;eacute; mostra che le classi dirigenti anglo-sassoni, partendo da Cromwell fino ad arrivare a Woodrow Wilson, furono straordinariamente sensibili all\'idea che il ritorno del popolo ebraico in Palestina, e la sua ipotizzata conversione, avrebbero permesso la realizzazione del Secondo Avvento. Una motivazione che risulta sottesa a gran parte della strategia imperialista britannica in Medio Oriente nel corso dell\'Ottocento. Potremmo dire quindi che il sionismo &amp;egrave; frutto di un preciso clima spirituale anglosassone.&lt;/div&gt;&lt;div align=\&quot;justify\&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Oltre al ruolo di questo &quot;sionismo cristiano&quot;, quali altri elementi ritiene che spieghino l\'appoggio che l\'Europa e gli USA hanno dato (e stanno dando con sempre maggiore zelo) alle politiche di Israele?&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align=\&quot;justify\&quot;&gt;&lt;br /&gt;Nel libro viene spiegato, credo ad un sufficiente livello di dettaglio, che Israele ha saputo gettare le basi, con un lungo ed intelligente percorso culturale e politico, di una comune classe dirigente israelo-statunitense che di fatto, da almeno un ventennio, ha la direzione strategica della politica mediorientale americana. Sostengo quindi qualcosa di pi&amp;ugrave; rispetto al lavoro ormai classico di Mearsheimer e Walt, nel senso che la politica mediorientale statunitense oggi non &amp;egrave; pi&amp;ugrave; semplicemente influenzata dalla lobby israeliana, come hanno documentato questi studiosi americani, ma &amp;egrave; strategicamente impostata e attuata da questa classe dirigente internazionalizzata, la quale oggi sta acquisendo un ruolo fondamentale anche in Europa, in primo luogo nel nostro Paese.&lt;/div&gt;&lt;div align=\&quot;justify\&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Come valuta fino a questo punto la politica medio-orientale del presidente statunitense Obama?&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align=\&quot;justify\&quot;&gt;&lt;br /&gt;La risposta &amp;egrave; implicita in quanto appena detto: il presidente Obama ha collocato nei posti chiave della sua amministrazione, quanto meno per quanto riguarda il Medio Oriente, uomini che fanno parte da tempo di quella classe dirigente, che si conferma quindi come un dato strutturale della politica estera statunitense. Si tratta di un elemento storicamente nuovo di cui &amp;egrave; sorprendente che non si voglia prendere atto, nonostante gli addetti ai lavori, in particolare diplomatici, ne siano pienamente edotti. Il mio tentativo &amp;egrave; di portare sul piano storico questa novit&amp;agrave; e valutarne le possibili, importanti implicazioni per il nostro futuro e per il futuro della pace in Medio Oriente.&lt;/div&gt;&lt;div align=\&quot;justify\&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Come vede l\'attuale politica italiana in Vicino Oriente, e come crede dovrebbe svilupparsi in futuro?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align=\&quot;justify\&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div align=\&quot;justify\&quot;&gt;Nel libro, per ragioni evidenti di spazio, non ho potuto dilungarmi su questo aspetto che, come lei giustamente ha inteso, &amp;egrave; di grande interesse. Fin dai primi anni Ottanta ritengo che il nostro Paese sia stato uno degli obiettivi primari della politica israeliana, nel senso che era fondamentale riuscire a fare uscire l\'Italia dalla sua ambiguit&amp;agrave; sulla questione palestinese, un\'ambiguit&amp;agrave; alimentata ovviamente dalle preoccupazioni della Chiesa cattolica sullo status dei Luoghi Santi di Gerusalemme che si riflettevano sulle posizioni di autorevoli settori democristiani e socialisti.&lt;br /&gt;La cosiddetta Seconda Repubblica ha rappresentato per Israele un\'importante opportunit&amp;agrave; di cambiamento: dai primi anni Novanta, infatti, l\'Italia ha assunto via via posizioni di pi&amp;ugrave; deciso sostegno allo Stato ebraico. Il culmine &amp;egrave; certamente rappresentato dalla missione in Libano del 2007 e dal fatto che proprio di recente Israele ha chiesto ed ottenuto che il comando della missione resti sotto comando italiano, suscitando fra l\'altro reazioni indispettite da parte del governo spagnolo. Ampi settori delle forze politiche di governo e di opposizione in Italia sistematicamente giustificano l\'uso della forza da parte israeliana, in piena sintonia con le dichiarazioni di quel governo, dimostrando in tal modo che la politica italiana in Medio Oriente non &amp;egrave; mai stata cos&amp;igrave; vicina a Israele.&lt;br /&gt;Nei nostri cieli, almeno a partire dal 2003, si svolgono esercitazioni militari dell\'aviazione israeliana senza che se ne sia mai discusso in Parlamento, per citare un esempio assai concreto del nuovo tenore dei nostri rapporti con quel Paese.&lt;br /&gt;Penso che tale orientamento non sia conforme ai nostri interessi come Paese mediterraneo e ai nostri tradizionali rapporti di buon vicinato con il mondo arabo.&lt;/div&gt;&lt;div align=\&quot;justify\&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;La Turchia si sta avvicinando all\'Iran, il quale gode del discreto sostegno della Russia e, in misura minore, della Cina. D\'altro canto, paesi come l\'Arabia Saudita e l\'Egitto, timorosi della potenza di Tehran, appaiono sempre pi&amp;ugrave; rivolti verso l\'asse israelo-statunitense. Ritiene sia corretto dire che nella regione stia creandosi una polarizzazione Israele-Iran, dietro cui si pu&amp;ograve; individuare la rivalit&amp;agrave; tra Washington e Mosca?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align=\&quot;justify\&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div align=\&quot;justify\&quot;&gt;Non credo che la Russia abbia serie possibilit&amp;agrave; di contrastare lo strapotere israeliano in Medio Oriente, poich&amp;eacute; penso che l\'abbandono dell\'Iraq nel 1991 e della Siria successivamente abbia segnato il crollo di qualsiasi credibilit&amp;agrave; sul ruolo di contrappeso di quel grande paese in Medio Oriente rispetto allo strapotere nordamericano.&lt;br /&gt;Penso anche che le aperture filo-iraniane della Turchia siano molto pi&amp;ugrave; apparenti che reali poich&amp;eacute; chi detta la musica in Turchia sono ancora le forze armate e sul loro allineamento filo-occidentale e filo-atlantico credo che, almeno per una generazione ancora, si possano nutrire pochi dubbi, oltre agli strettissimi rapporti con Israele che ho ampiamente documentato nel libro.&lt;br /&gt;Penso poi che sia discutibile parlare di una polarizzazione Israele-Iran: l\'Iran &amp;egrave; attualmente del tutto isolato politicamente nella sua area geopolitica perch&amp;eacute; Israele conta oggi sul supporto dei Paesi del Golfo, sulla neutralit&amp;agrave; dell\'Egitto, sul favore aperto della Giordania, sulla disgregazione di Iraq e Libano, l\'indebolimento definitivo della Siria e lo sgretolamento progressivo del Pakistan. Non vi sono dubbi quindi che, nel caso di un\'opzione offensiva contro l\'Iran, questo paese potrebbe a mala pena contare su se stesso, nel senso che non escludo che vi siano gi&amp;agrave; in atto attivit&amp;agrave; destabilizzanti anche all\'interno dell\'establishment iraniano, soprattutto nei confronti delle forze armate.&lt;br /&gt;Credo quindi che sia la Russia che la Cina non siano in grado di impedire un\'eventuale opzione militare israeliana. Ma arrivo a dire che nemmeno gli Stati Uniti sono in grado oggi di impedirla, qualora lo Stato ebraico decidesse in tal senso.&lt;/div&gt;&lt;div align=\&quot;justify\&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div align=\&quot;justify\&quot;&gt;L\'originale dell\'intervista su: &lt;/div&gt;&lt;div align=\&quot;justify\&quot;&gt;&lt;a href=\&quot;http://www.eurasia-rivista.org/2589/medio-oriente-senza-pace-intervista-a-gaetano-colonna \&quot;&gt;http://www.eurasia-rivista.org/2589/medio-oriente-senza-pace-intervista-a-gaetano-colonna&amp;nbsp;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align=\&quot;justify\&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div align=\&quot;justify\&quot;&gt;&lt;font color=\&quot;#ff0000\&quot;&gt;&lt;strong&gt;Acquista online Medio Oriente senza pace:&lt;/strong&gt;&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align=\&quot;justify\&quot;&gt; 	&lt;!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 		A:link { so-language: zxx } 	--&gt; 	 &lt;p style=\&quot;margin-bottom: 0cm\&quot;&gt;&lt;a href=\&quot;http://www.ibs.it/code/9788886943499/colonna-gaetano/medio-oriente-senza-pace.html\&quot;&gt;http://www.ibs.it/code/9788886943499/colonna-gaetano/medio-oriente-senza-pace.html&lt;/a&gt; &lt;/p&gt; &amp;nbsp;&lt;/div&gt;</description>
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        <dc:date>1970-01-01T00:00:00+01:00</dc:date>
        <dc:creator>Redazionale - Il Giornale</dc:creator>
        <title>Provocazione. Quella sovranità della moneta in mani private</title>
        <link>http://www.clarissa.it/stampa.php?id=278</link>
        <description>&lt;div align=\&quot;justify\&quot;&gt;&lt;em&gt;Molti siti e operatori indipendenti dell\'informazione - tutti di ambiti ben lontani dal Kombinat politico-mediatico berlusconiano -  hanno rilanciato questa misteriosa mosca bianca, un insolito articolo redazionale di critica ai meccanismi segreti della Moneta e della sovranit&amp;agrave;, pubblicato nientemeno che su &quot;Il Giornale&quot; dell\'11 dicembre 2009. Una critica simile la pronunci&amp;ograve; il politico austriaco di destra J&amp;ouml;rg Haider nel 2008. Non gli port&amp;ograve; fortuna.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;p align=\&quot;justify\&quot;&gt;Abbiamo ricominciato a tremare per le banche. Abbiamo ricominciato a tremare addirittura per gli Stati, a rischio di fallimento attraverso i debiti delle banche. Si &amp;egrave; alzata anche, in questi frangenti, la voce di Mario Draghi con il suo memento ai governanti: attenzione al debito pubblico e a quello privato; dovete a tutti i costi farli diminuire.&lt;/p&gt;&lt;p align=\&quot;justify\&quot;&gt;Giusto.&lt;/p&gt;&lt;p align=\&quot;justify\&quot;&gt;Ma l\'unico modo efficace per farli diminuire &amp;egrave; finalmente riappropriarsene. Non &amp;egrave; forse giunta l\'ora, dopo tutto quanto abbiamo dovuto soffrire a causa delle incredibili malversazioni dei banchieri, di sottrarci al loro macroscopico potere?&lt;/p&gt;&lt;p align=\&quot;justify\&quot;&gt;Per prima cosa informando con correttezza i cittadini di ci&amp;ograve; che in grande maggioranza non sanno, ossia che non sono gli Stati i padroni del denaro che viene messo in circolazione in quanto hanno delegato pochi privati, azionisti delle banche centrali, a crearlo.&lt;/p&gt;&lt;p align=\&quot;justify\&quot;&gt;S&amp;igrave;, sembra perfino grottesca una cosa simile; uno scherzo surreale del quale ridere; ma &amp;egrave; realt&amp;agrave;. C\'&amp;egrave; stato un momento in cui alcuni ricchissimi banchieri hanno convinto gli Stati a cedere loro il diritto di fabbricare la moneta per poi prestargliela con tanto di interesse.&lt;/p&gt;&lt;p align=\&quot;justify\&quot;&gt;&amp;Egrave; cos&amp;igrave; che si &amp;egrave; formato il debito pubblico: sono i soldi che ogni cittadino deve alla banca centrale del suo paese per ogni moneta che adopera.&lt;/p&gt;&lt;p align=\&quot;justify\&quot;&gt;La Banca d\'Italia non &amp;egrave; per nulla la &amp;laquo;Banca d\'Italia&amp;raquo;, ossia la nostra, degli italiani, ma una banca privata, cos&amp;igrave; come le altre Banche centrali inclusa quella Europea, che sono propriet&amp;agrave; di grandi istituti di credito, pur traendo volutamente i popoli in inganno fregiandosi del nome dello Stato per il quale fabbricano il denaro. Ha cominciato la Federal Reserve (che si chiama cos&amp;igrave; ma che non ha nulla di &amp;laquo;federale&amp;raquo;), banca centrale americana, i cui azionisti sono alcune delle pi&amp;ugrave; famose banche del mondo quali la Rothschild Bank di Londra, la Warburg Bank di Berlino, la Goldman Sachs di New York e poche altre.&lt;/p&gt;&lt;p align=\&quot;justify\&quot;&gt;Queste a loro volta sono anche azioniste di molte delle Banche centrali degli Stati europei e queste infine, con il sistema delle scatole cinesi, sono proprietarie della Banca centrale europea.&lt;/p&gt;&lt;p align=\&quot;justify\&quot;&gt;Insomma il patrimonio finanziario del mondo &amp;egrave; nelle mani di pochissimi privati ai quali &amp;egrave; stato conferito per legge un potere sovranazionale, cosa di per s&amp;eacute; illegittima negli Stati democratici ove la Costituzione afferma, come in quella italiana, che la sovranit&amp;agrave; appartiene al popolo.&lt;/p&gt;&lt;p align=\&quot;justify\&quot;&gt;Niente &amp;egrave; segreto di quanto detto finora, anzi: &amp;egrave; sufficiente cercare le voci adatte in internet per ottenere senza difficolt&amp;agrave; le informazioni fondamentali sulla fabbricazione bancaria delle monete, sul cosiddetto &amp;laquo;signoraggio&amp;raquo;, ossia sull\'interesse che gli Stati pagano per avere &amp;laquo;in prestito&amp;raquo; dalle banche il denaro che adoperiamo e sulla sua assurda conseguenza: l\'accumulo sempre crescente del debito pubblico dei singoli Stati.&lt;/p&gt;&lt;p align=\&quot;justify\&quot;&gt;Anche la bibliografia &amp;egrave; abbastanza nutrita e sono facilmente reperibili sia le traduzioni in italiano che i volumi specialistici di nostri autori.&lt;/p&gt;&lt;p align=\&quot;justify\&quot;&gt;Tuttavia queste informazioni non circolano e sembra quasi che si sia formata, senza uno specifico divieto, una specie di congiura del silenzio. &amp;Egrave; vero che le decisioni dei banchieri hanno per statuto diritto alla segretezza; ma sappiamo bene quale forza pubblicitaria di diffusione la segretezza aggiunga alle notizie. Probabilmente si tratta del timore per le terribili rappresaglie cui sono andati incontro in America quegli eroici politici che hanno tentato di far saltare l\'accordo con le banche e di cui si parla come dei &amp;laquo;caduti&amp;raquo; per la moneta. Abraham Lincoln, John F. Kennedy, Robert Kennedy sono stati uccisi, infatti (questo collegamento causale naturalmente &amp;egrave; senza prove) subito dopo aver firmato la legge che autorizzava lo Stato a produrre il dollaro in proprio.&lt;/p&gt;&lt;p align=\&quot;justify\&quot;&gt;Oggi, per&amp;ograve;, &amp;egrave; indispensabile che i popoli guardino con determinazione e consapevolezza alla realt&amp;agrave; del debito pubblico nelle sue vere cause in modo da indurre i governanti a riappropriarsi della sovranit&amp;agrave; monetaria prima che esso diventi inestinguibile. &amp;Egrave; questo il momento. Proprio perch&amp;eacute; i banchieri ci avvertono che il debito pubblico &amp;egrave; troppo alto e deve rientrare, ma non &amp;egrave; possibile farlo senza aumentare ancora le tasse oppure eliminare alcune delle pi&amp;ugrave; preziose garanzie sociali; proprio perch&amp;eacute; le banche hanno ricominciato a fallire (anche se in realt&amp;agrave; non avevano affatto smesso) e ci portano al disastro; proprio perch&amp;eacute; &amp;egrave; evidente che il sistema, cos&amp;igrave; dichiaratamente patologico, &amp;egrave; giunto alle sue estreme conseguenze, dobbiamo mettervi fine.&lt;/p&gt;&lt;p align=\&quot;justify\&quot;&gt;In Italia non sar&amp;agrave; difficile convincerne i governanti, visto che pi&amp;ugrave; volte &amp;egrave; apparso chiaramente che la loro insofferenza per la situazione &amp;egrave; quasi pari alla nostra.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;</description>
    </item>
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        <dc:date>1970-01-01T00:00:00+01:00</dc:date>
        <dc:creator>Pino Cabras - Megachip</dc:creator>
        <title>Lettera a chi vuole controllare la rivoluzione colorata viola</title>
        <link>http://www.clarissa.it/stampa.php?id=277</link>
        <description>Ehi, dico a te,&lt;br /&gt;Oh s&amp;igrave;, vedrai, il &lt;strong&gt;5 dicembre&lt;/strong&gt; anche io sar&amp;ograve; in piazza per dire che il Caimandrillo farebbe bene a preparare le valige. Non se ne pu&amp;ograve; pi&amp;ugrave; di lui, davvero. E anche tu - che sai tirare tanti fili - non ne puoi pi&amp;ugrave; di lui, l\'ho capito. Vedr&amp;ograve; tutti da vicino, avvolti dal viola di questa rivoluzione colorata, il pigmento unico che gi&amp;agrave; oggi omologa un\'intera collezione autunno-inverno con un\'uniformit&amp;agrave; mai vista prima. &lt;p&gt;Andiamo verso i disordini e la dissoluzione della Repubblica, ma ben vestiti, e ben pettinati. Alla moda. Viola.&lt;br /&gt;E tu provi a colorare la crisi italiana proprio mentre si muove dentro una crisi pi&amp;ugrave; vasta. La fai viola, proprio ora che siamo al verde, e i conti in rosso. In gioco c\'&amp;egrave; qualcosa di pi&amp;ugrave; della sorte di un governo azzurro, nero e verde-padano. La Seconda Repubblica si trasformer&amp;agrave; ancora, e la sfera pubblica sar&amp;agrave; modificata da tanti protagonisti che lasceranno un\'impronta costituzionale nuova. Il popolo sar&amp;agrave; coinvolto, ma il derby vero si giocher&amp;agrave; nell\'&amp;eacute;lite. Chi sono i giocatori? Chi sono gli allenatori? Intanto, tu vuoi scegliere il coach pi&amp;ugrave; di tutti, come sempre.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;A vent\'anni dalla rimozione del muro di Berlino un nuovo scossone geopolitico sta prendendo forma. La fine del sistema sovietico - che ti lasci&amp;ograve; a manovrare la sola superpotenza rimasta - ti aveva spinto a lanciarti nel tentativo di consolidare un nuovo secolo di egemonia mondiale, stavolta senza rompiscatole n&amp;eacute; a Mosca n&amp;eacute; altrove. &lt;/p&gt;&lt;p&gt;Per&amp;ograve; ce lo siamo gi&amp;agrave; detto, no? Non ha funzionato. &lt;/p&gt;&lt;p&gt;Il corso degli eventi dell\'ultimo ventennio ha dato torto a uno dei tuoi, Francis Fukuyama (la fine della storia), e ragione a uno dei nostri, Giambattista Vico (l\'eterogenesi dei fini): ancora oggi, se leggi Vico, scopri che tu vuoi s&amp;igrave; raggiungere grandiosi obiettivi, ma la storia arriva a conclusioni opposte. &amp;Egrave; successo anche adesso. Fai le guerre per i petrolieri, ma il prezzo del petrolio va talmente in alto che azzera il debito con cui strozzavi la Russia, al punto che ne diventi addirittura debitore. E poi fai entrare la Cina nel tuo sistema di commercio per conquistarla, ma non fai altro che accelerarne il risveglio, ed eccola l&amp;igrave; - una vera superpotenza - a dirti che non comanderai mai in solitudine, perch&amp;eacute; non sei pi&amp;ugrave; la finanza angloamericana di un tempo. E anche con la Cina hai un debito, il pi&amp;ugrave; grande. Hai accumulato debiti un po\' con tutti, per la verit&amp;agrave;. I fasti di New York, di Londra, di Tel Aviv, si sono retti su quei debiti. E in molti si sono fatti contagiare dallo spirito del tempo. Tutta la globalizzazione si reggeva sul debito. Tutte le classi dirigenti che conquistavi seguivano la corrente. Per te, e per loro, i debiti erano una scatola nera che non occorreva conoscere. Non ascoltavi certo &lt;strong&gt;Paul Krugman&lt;/strong&gt;. N&amp;eacute; - da noi - prestavi attenzione a &lt;strong&gt;Paolo Sylos Labini&lt;/strong&gt;, che ragionava su una &amp;laquo;teoria dell\'instabilit&amp;agrave; finanziaria fondata sull\'indebitamento&amp;raquo;. No, meglio lasciare a briglia sciolta i &quot;capitani coraggiosi&quot; di ogni latitudine, per spolpare con i loro debiti le aziende, l\'economia reale, i beni comuni. &lt;br /&gt;La sinistra europea ha &quot;suicidato&quot; cos&amp;igrave; i propri insediamenti sociali, i luoghi dove prima trovava la propria gente, erodendoli, facendoli anche spogliare delle parole. Complice e stupida allo stesso tempo. &lt;/p&gt;&lt;p&gt;Da noi puoi vederli, questi sconfitti senza appello. Hanno nomi usurati.&lt;br /&gt;Veltroni, oh my god! &lt;br /&gt;Oppure D\'Alema. Inservibile, anche per te, che infatti hai convocato una &lt;a href=\&quot;http://www.megachipdue.info/component/content/article/42-in-evidenza/1277-il-bilderberg-club-dietro-la-nomina-di-van-rompuy-a-presidente-ue.html \&quot;&gt;riunione straordinaria&lt;/a&gt;  di uno dei tuoi club pi&amp;ugrave; esclusivi, il &lt;a href=\&quot;http://it.wikipedia.org/wiki/Gruppo_Bilderberg \&quot;&gt;Bilderberg&lt;/a&gt; , per dettare qualche giorno prima i veri nomi dei tuoi maggiordomi europei. &lt;/p&gt;&lt;p&gt;E l\'hai perfino spifferato al quotidiano economico belga &amp;laquo;&lt;a href=\&quot;http://www.tijd.be/nieuws/binnenland/Van_Rompuy_steekt_nek_uit_op_Bilderberg-diner.8259003-438.art \&quot;&gt;De Tijd&lt;/a&gt; &amp;raquo;, tu che queste riunioni le hai sempre nascoste contando sulla totale omert&amp;agrave; dei media &lt;em&gt;mainstream&lt;/em&gt;. &amp;Egrave; la prima volta. La crisi ti rende audace, mi sa. &lt;/p&gt;&lt;p&gt;Vuoi far capire che una delle impronte costituzionali decisive - nella provincia italica, come altrove - arriver&amp;agrave; dal tuo piedone. Bilderberg. Il nome che prima non volevi nemmeno far trapelare, ma che tuttora la maggior parte di quelli che dovrebbero informarci si ritraggono dal pronunciare. &lt;br /&gt;Qualcosa mi dice che le costituzioni dei vari paesi europei saranno via via svuotate da questa Europa cos&amp;igrave; poco democratica che hai contribuito a plasmare. Tutti a inseguire fino all\'ultimo le dichiarazioni di Martin Schultz, e i socialisti qui, e Gordon Brown l&amp;agrave;, e il peso dell\'Italia, e il ruolo di Angela Merkel nella scelta del presidente Herman Van Rompuy. Alcune di quelle analisi sopravvivono ai fatti. Ma la maggior parte ignora un fatto pi&amp;ugrave; grosso degli altri.&lt;br /&gt;Bastava che pochi giorni prima si fosse letto in che modo&amp;laquo;De Tijd&amp;raquo;, il cugino belga del &amp;laquo;Sole 24 Ore&amp;raquo;, descriveva i veri &lt;em&gt;kingmaker&lt;/em&gt; dei vertici europei: &lt;br /&gt;&amp;laquo;Van Rompuy ha accettato l\'invito a parlare da parte del visconte &lt;strong&gt;&amp;Eacute;tienne Davignon&lt;/strong&gt; [alla riunione del Bilderberg]. Durante il pranzo, Van Rompuy ha avuto un breve contatto con &lt;strong&gt;Henry Kissinger&lt;/strong&gt;, ex segretario di Stato USA&amp;raquo;. &lt;/p&gt;&lt;p&gt;Eccoti, con Davignon e Kissinger, mentre fai cerimonie alla riunione straordinaria del gruppo Bilderberg con la spavalderia abitudinaria di chi impone sempre l\'agenda agli altri. Che ai tuoi occhi non possono essere leader, ma solo dei &quot;coach&quot;. Infatti lo hai sentito dal vivo, Van Rompuy, ossequioso verso il visconte che presiede il Bilderberg e verso il vecchio Kissinger, mentre diceva: &amp;laquo;l\'Europa ora ha bisogno di un &lt;em&gt;coach&lt;/em&gt;, anzich&amp;eacute; di un leader.&amp;raquo;&lt;br /&gt;I coach puoi esonerarli. Per i leader devi sforzarti molto di pi&amp;ugrave;. A volte cambiano strategia.&lt;br /&gt;Prendi ad esempio quello che ora hai sotto tiro, s&amp;igrave; lui, adesso che una rivoluzione colorata ti farebbe proprio comodo, per mandarlo via. A suo tempo invece gli aprivi tutte le porte. Lo accoglievi nei circoli atlantisti. Con la sua bella tessera n. 1816 in mano, lo consideravi perfetto per americanizzare la tv italiana e americanizzare con essa la politica. Le tue banche gli davano tutto, i politici affezionati pure, ed eccolo diventare l\'insaziabile corpo monarchico del nuovo sistema. Anche lui faceva la sua rivoluzione colorata. Gli &lt;strong&gt;Azzurri&lt;/strong&gt;, ricordi? &lt;/p&gt;&lt;p&gt;Poi si &amp;egrave; mosso anche per conto suo. &lt;br /&gt;&amp;laquo;Iddu pensa solo a iddu&amp;raquo;, prima o poi lo capiscono tutti, ma quando &amp;egrave; tardi. &lt;/p&gt;&lt;p&gt;Lo sapevi da sempre qual era il suo stile di vita, le sue bagasce, le strette di mano con i boss, la sua megalomania, e cos&amp;igrave; via. E tu non affondavi il colpo. Lo punzecchiavi, s&amp;igrave;, con certe severe copertine dell\'&amp;laquo;Economist&amp;raquo;, ma era quasi un moderno &quot;&lt;a href=\&quot;http://it.wikipedia.org/wiki/Memento_mori \&quot;&gt;memento mori&lt;/a&gt; &quot; rivolto al piccolo Cesare di Arcore. &lt;br /&gt;Ora per&amp;ograve; lui fa da solo. Fa accordi con Putin e con Gheddafi, sembra un incrocio fra Enrico Mattei e un clown in preda alla satiriasi. Il clown ce lo hai fatto sopportare per anni. Ma Enrico Mattei non lo sopporti tu. Perci&amp;ograve;, per attaccare Mattei, che potrebbe piacerci, attacchi il clown, che in effetti fa schifo. &lt;/p&gt;&lt;p&gt;E quindi va bene, lo voglio mandare via anche io, te l\'ho gi&amp;agrave; detto. &lt;/p&gt;&lt;p&gt;Ma non chiedermi di mettermi una sciarpa viola, come quegli ingenui ucraini che si mettevano la sciarpa arancione. E poi non chiedermi di fidarmi di te, n&amp;eacute; di Montezemolo, n&amp;eacute; di De Benedetti, o di Rutelli (&lt;em&gt;oh my god!&lt;/em&gt;). Non chiedermi di entusiasmarmi per Di Pietro. Non pensare che mi dimentichi quali sono gli interessi nazionali, e quali gli appetiti internazionali in ballo, e la loro capacit&amp;agrave; di strumentalizzare buone ragioni. Non farmi trascurare di capire qual &amp;egrave; il blocco sociale che ha sostenuto lui. Non farmi trascinare inconsapevolmente fino a disordini da democrazie deboli, facili prede dei poteri forti e semiforti. &lt;/p&gt;&lt;p&gt;No, con questo non voglio fare come il PD, che dice che se qualcuno ci va, a quella manifestazione del cinque dicembre, che faccia pure, e Bersani non sa se ci va, forse, ni, vedremo. &amp;laquo;Mi si nota di pi&amp;ugrave; se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente?&amp;raquo; Sempre cos&amp;igrave;. Mai una posizione netta, mai una narrazione ben raccontata, in questo PD. Quando invece potrebbe inondare le piazze anche con le sue bandiere e i suoi colori. Chiamasi opposizione. E invece sono sempre l&amp;igrave;, spiazzati. Ancora nel limbo veltroniano. Ci credo che ora anche per te questi sono limoni spremuti, energia definitivamente dissipata, entropia.&lt;br /&gt;Veltroni, &lt;em&gt;oh my god&lt;/em&gt;! A proposito di colori, &amp;laquo;&quot;Veltroni che colore preferisce: rosso, blu, nero, verde?&quot; - &quot;Scozzese&quot;&amp;raquo; (&lt;a href=\&quot;http://www.lafeltrinelli.it/products/9788807702136/La_guerra_civile_fredda/Daniele_Luttazzi.html?id_link=9b329ed43ad39790b310be9b515bcd0b \&quot;&gt;Daniele Luttazzi&lt;/a&gt; ).&lt;br /&gt;Perci&amp;ograve; ci vado, il 5 dicembre ci vado convinto. Ci vado perch&amp;eacute; trover&amp;ograve; quelli che vogliono difendere la carta costituzionale, la Costituzione degli equilibri fra i poteri, e non vogliono farsela divorare e fottere dal Caimandrillo.&lt;br /&gt;Ma con loro voglio ragionare sui pericoli enormi che quella stessa Costituzione vedr&amp;agrave; provenire anche da direzioni che non sono abituati a considerare, perch&amp;eacute; a qualcuno fa comodo che non se ne parli. Insomma: Berlusconi &amp;egrave; un pericolo immediato, siamo in emergenza, e perci&amp;ograve; mandiamolo via dal governo perch&amp;eacute; sequestra da troppo tempo il discorso pubblico italiano. Non dimentico per&amp;ograve; che tu, che hai determinato la crisi, proprio tu sfuggi abilmente alle critiche. Che il tipo di Europa che mi proponi - opaca come il Cremlino di trent\'anni fa - non mi piace per niente. &lt;br /&gt;Obama non ha nemmeno provato a tagliarti le unghie. La tua avidit&amp;agrave; si sfrena come e pi&amp;ugrave; di prima che la Grande Crisi iniziasse.&lt;br /&gt;Non posso fidarmi di chi mi vuole illudere che una volta sconfitto Berlusconi il pi&amp;ugrave; &amp;egrave; fatto. Le rivoluzioni colorate hanno lasciato tutte un campo devastato. Hanno eccitato gli animi, ma non si sono ribellate ai burattinai. A te non sanno arrivare, il colore le distrae. Il viola non far&amp;agrave; eccezione.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Articolo originario e integrale su:&lt;/p&gt;&lt;p&gt; 	&lt;!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 		A:link { so-language: zxx } 	--&gt; 	 &lt;/p&gt;&lt;p style=\&quot;margin-bottom: 0cm\&quot;&gt;&lt;a href=\&quot;http://www.megachipdue.info/component/content/article/42-in-evidenza/1285-lettera-a-chi-vuole-controllare-la-rivoluzione-colorata-viola.html\&quot;&gt;http://www.megachipdue.info/component/content/article/42-in-evidenza/1285-lettera-a-chi-vuole-controllare-la-rivoluzione-colorata-viola.html&lt;/a&gt; &lt;/p&gt; &amp;nbsp;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;</description>
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