<?xml version="1.0" encoding="ISO-8859-1"?>
<!-- generator="FeedCreator 1.7.2" -->
<rss version="2.0">
    <channel>
        <title>Gli Esteri di Clarissa</title>
        <description>Gli ultimi sette editoriali sul tema Esteri dal webzine Clarissa</description>
        <link>http://www.clarissa.it</link>
        <lastBuildDate>Fri, 30 Jul 2010 00:54:57 +0100</lastBuildDate>
        <generator>FeedCreator 1.7.2</generator>
        <item>
            <title>Record di aiuti militari americani a Israele</title>
            <link>http://www.clarissa.it/stampa_esteri.php?id=1293</link>
            <description><![CDATA[<div align=\"justify\">Un articolo dell\'autorevole quotidiano <em>Haaretz</em> del 16 luglio d&agrave; notizia delle importanti dichiarazioni dell\'assistente ministro degli esteri americano, Andrew J. Shapiro, in occasione di un discorso al <em>think thank</em> pro-israeliano <em>Brookings Saban Center for Middle East Policy</em> di Washington.<br />L\'alto funzionario americano ha rivelato l\'intenzione dell\'amministrazione Obama di aumentare l\'annuale aiuto militare a Israele fino al livello di 2775 milioni di dollari, il pi&ugrave; alto mai raggiunto nella storia degli aiuti americani allo Stato ebraico.<br />L\'amministrazione americana cercher&agrave; di collegare questo enorme finanziamento militare alla riapertura delle trattative israelo-palestinesi, sostenendo, secondo il diplomatico, che "la speranza che un accresciuto impegno dell\'amministrazione americana nella sicurezza di Israele far&agrave; avanzare il processo di pace, aiutando Israele a cogliere l\'opportunit&agrave; di adottare le forti decisioni necessarie per una pace soddifacente".<br />"Israele &egrave; un alleato vitale ed un elemento portante nel nostro impegno per la sicurezza della regione", ha dichiarato Shapiro, aggiungendo che "il sostegno americano alla sicurezza di Israele &egrave; molto di pi&ugrave; di un atto di amicizia. Noi siamo completamente impegnati per la sicurezza di Israele perch&eacute; essa potenzia la nostra sicurezza nazionale e perch&eacute; aiuta Israele a fare i passi necessari per la pace"(1).<br />L\'assistente ministro degli esteri americano ha poi ovviamente fatto riferimento alle minacce cui sarebbe esposto lo Stato ebraico, citando, oltre all\'Iran, la Siria e le milizie di Hezbollah e Hamas, a fronte delle quali gli Usa hanno inserito, nel programma di aiuti militari di cui si &egrave; detto, la vendita di cacciabombardieri F-35, il sistema d\'arma pi&ugrave; avanzato dell\'aviazione Usa, e il finanziamento del sistema antimissile <em>Iron Dome</em>, sviluppato autonomamente da Israele ma per il quale risulta fondamentale l\'apparato di copertura aerea americano installato nella base israeliana di Nevatim(2), e che, secondo lo stesso quotidiano, dovrebbe diventare completamente operativo proprio nel corso di questa estate.<br />Lo stesso funzionario ha precisato che nel corso degli ultimi quindici mesi si sarebbero svolti oltre 75 incontri ad alto livello politico militare fra rappresentanti statunitensi ed israeliani, a dimostrazione dell\'intensit&agrave; dell\'impegno americano e della continua consultazione sulla situazione strategica della regione.<br />Del resto, nell\'incontro di oltre trentasei rappresentanti ebraici del Congresso degli Stati Uniti con Obama, lo scorso 18 maggio maggio, il deputato repubblicano Steve Rothman aveva dichiarato che "dal punto di vista militare e della condivisione dell\'<em>intelligence</em>, l\'amministrazione Obama &egrave; nei confronti di Israele la migliore amministrazione americana di sempre"(3), a conferma del fatto che, nonostante le grandi aspettative suscitate in un primo momento fra i non addetti ai lavori, il governo Obama sia in realt&agrave; fortemente sbilanciato a favore dello Stato ebraico.<br />Ma, in ambito statunitense, vi sono ulteriori supporti alle posizioni israeliane, anche quelle pi&ugrave; estremistiche. Lo dimostra un recente documentato servizio del <em>New York Times</em> secondo il quale oltre 200 milioni di dollari arriverebbero agli insediamenti israeliani di Cisgiordania e Gerusalemme da organizzazioni filo-israeliane americane, con il beneplacito e qualche imbarazzo del ministero delle finanze Usa, trattandosi di somme spesso destinate all\'acquisto di materiali di uso militare e oltretutto esentasse per il fisco Usa, in quanto appunto oggetto di donazioni "benefiche".<br />E\' il caso di notare che molte di queste organizzazioni appartengono all\'area dei "cristiani sionisti" che, come spiega il quotidiano, "credono che l\'aiuto dei cristiani agli ebrei qui nella Cisgiordania occupata preannunci il secondo avvento di Cristo"(4), una prospettiva escatologica che, come ha evidenziato Colonna in un recente volume(5), &egrave; stata finora poco studiata e che aiuta molto a comprendere sia le origini del problema israelo-palestinese sia le ragioni profonde del coinvolgimento anglo-sassone nel sostegno allo Stato ebraico fin dalle sue origini.</div><p align=\"justify\"><br />1) N. Mozgovaya, "U.S. official: More U.S. aid will help Israel make \'tough\' decisions", <em>Haaretz</em>, 16 luglio 2010.<br />2) A. Terenzi (a cura di), "Israele, l\'Iran, Obama e i 60 anni della Nato", http://www.clarissa.it/editoriale_int.php?id=262&amp;tema=Divulgazione.<br />3) citato in G. Colonna, "Medio Oriente: momenti cruciali", <em>Antimafia Duemila</em>, Anno X&deg; Numero 2 - 2010, N&deg;65; anche su<br />http://gcolonna.wordpress.com/2010/07/09/medio-oriente-momenti-cruciali/.<br />4) J. Rutenberg, M. McIntir, E. Bronner, "Tax-Exempt Funds Aiding West Bank Settlements", T<em>he New York Times</em>, 6 luglio 2010.<br />5) G. Colonna, <em>Medio Oriente senza pace</em>, Edilibri, Milano, 2009.</p><br />]]></description>
            <author>A.T.</author>
        </item>
        <item>
            <title>Impegno segreto Usa per il nucleare israeliano</title>
            <link>http://www.clarissa.it/stampa_esteri.php?id=1292</link>
            <description><![CDATA[<div align=\"justify\">La radio dell\'esercito israeliano, in una trasmissione dello scorso 7 luglio, ha rivelato che gli Stati Uniti avrebbero trasmesso ad Israele un documento segreto di impegno nella cooperazione nucleare fra i due Paesi.<br />Nonostante il fatto che lo Stato ebraico non abbia sottoscritto il Trattato di Non-Proliferazione nucleare (NPT) e disponga gi&agrave; di un arsenale stimato in almeno duecento ordigni atomici, gli Stati Uniti si sono impegnati a fornire tecnologia nucleare oltre a materiali per la produzione di energia elettrica: con questo accordo Israele verrebbe di fatto parificato all\'India, altro paese che non ha sottoscritto in NPT e che dispone di armi atomiche, nel rapporto privilegiato con gli Usa nel campo dell\'energia nucleare.<br />Assai significativo il fatto che la notizia di questo accordo segreto viene diffusa negli stessi giorni in cui il primo ministro Netanyiahu ha incontrato il presidente americano Barack Obama ed il ministro della difesa Robert Gates. Centrale in questi colloqui al massimo livello politico-militare fra i due paesi &egrave; stato il tema della sicurezza israeliana e delle minacce che si starebbero profilando per Israele sul "fronte orientale" a seguito del presunto sviluppo di armamenti nucleari da parte dell\'Iran, del ritiro americano dall\'Iraq e delle evidenti difficolt&agrave; della missione occidentale in Afghanistan, che potrebbe preludere ad un disimpegno degli Usa anche da questo paese.</div>]]></description>
            <author>A.T.</author>
        </item>
        <item>
            <title>Le sanzioni all\'Iran non funzioneranno. E\' la vittoria di Israele</title>
            <link>http://www.clarissa.it/stampa_esteri.php?id=1291</link>
            <description><![CDATA[<div align=\"justify\">Il mese di giugno si &egrave; aperto con l\'adozione della risoluzione 1929 del Consiglio di Sicurezza dell\'Onu con la quarta tornata di sanzioni in quattro anni che mira a colpire le attivit&agrave; ritenute sospette della Repubblica islamica sul nucleare. Sanzioni giudicate dalle autorit&agrave; americane come "le pi&ugrave; severe" con cui Teheran si sia mai confrontata e tali da "costringere" gli iraniani al tavolo dei negoziati. Ma la realt&agrave; appare ben diversa.<br />Bench&eacute; la risoluzione abbia avuto l\'avallo di Cina e Russia, ha avuto anche il voto contrario, annunciato, di Turchia e Brasile, fermamente contrari ad un nuovo giro di vite dopo l\'accordo trilaterale con l\'Iran per il trasferimento all\'estero di gran parte della sua riserva di uranio in cambio di una quantit&agrave; mediamente arricchita utile a fini civili.<br />Il ministro degli Esteri turco e l\'omologo brasiliano hanno dichiarato di volere comunque proseguire sulla linea dell\'accordo con Teheran nonostante il voto all\'Onu (1). Se davvero i tre paesi procedessero nella volont&agrave; di scambio dell\'uranio, si avrebbe la certificazione del fallimento della risoluzione 1929 che potrebbe davvero "finire nella spazzatura" come sprezzantemente pronosticato da Ahmadinejad. <br />Anche il monarca saudita Abdullah si &egrave; mostrato scettico circa l\'esito delle misure, dicendosi "non convinto dell\'efficacia delle sanzioni economiche sull\'Iran" e dunque desideroso di conoscere dalla Casa Bianca "quale sia l\'alternativa in possesso dell\'amministrazione".<br />Sulla stessa linea la gran parte dei commentatori ed analisti delle maggiori testate mondiali. Secondo il New York Times "si pu&ograve; stare sicuri che Teheran star&agrave; gi&agrave; pensando al modo per eludere le sanzioni". Il Washington Post, pur evidenziando l\'appoggio diplomatico di Cina e Russia, sottolinea: "queste misure non impediranno loro di continuare a commerciare con l\'Iran". Per l\'israeliano Haaretz "le sanzioni approvate non sono certo sufficienti per spingere l\'Iran ad interrompere il suo programma nucleare, solo un ulteriore aggravio imposto da Stati Uniti  e suoi alleati potrebbe riuscirci". Gli fa eco il Jerusalem Post che deplora come le misure non riguardino "esportazioni di prodotti petroliferi raffinati" ci&ograve; che avrebbe davvero colpito il regime di Ahmadinejad. Secondo il britannico Guardian: "Piuttosto che indurre mutamenti diretti nella politica iraniana, questa tornata di sanzioni pu&ograve; al massimo sottolineare per il regime il costo per il mantenimento del suo programma nucleare". Un esperto in questioni strategiche interpellato dal francese Le Figaro dichiara: "Nell\'insieme queste sanzioni non sono particolarmente handicappanti [...] La sola misura capace di portare un reale colpo all\'economia iraniana sarebbe stata un embargo sul petrolio. Ma ci&ograve; rappresenterebbe un rischio enorme in un periodo di crisi mondiale e forti tensioni internazionali. Dunque, finch&eacute; l\'Iran avr&agrave; del petrolio, nulla rischia di cambiare".</div><p align=\"justify\">Le reazioni iraniane, pur con motivazioni opposte, vanno nella stessa direzione. Il responsabile delle politiche atomiche e ambasciatore presso la AIEA, Ali Soltanieh, ha dichiarato nella immediatezza delle sanzioni: "&Egrave; un passo sbagliato che complica ancora di pi&ugrave; la situazione [...] Nulla cambier&agrave;. Continueremo le nostre attivit&agrave; di arricchimento senza alcuna interruzione". <br />Le dichiarazione del presidente Ahmadinejad hanno poi assunto caratteri tragicomici. "L\'Iran &egrave; pronto a riprendere i negoziati coi paesi del 5+1 ma solo dalla fine di agosto. Questo rinvio &egrave; una punizione per l\'arroganza delle potenze occidentali in modo che imparino come ci si rivolge alle altre nazioni e come si dialoga col nostro popolo". Oppure inquietanti, come riportato da Adnkronos, secondo cui "il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad [in visita in Bahrein, 29 giugno, n.d.r.] ha detto che l\'Iran interverr&agrave; a difesa dei Paesi della regione nel caso di un eventuale attacco contro di loro". Questo significa che se Israele tentasse oggi l\'operazione Piombo Fuso a Gaza, o l\'invasione del Libano come nel 2006, o nel caso di conflitto con la Siria, Teheran sarebbe pronto a scendere in armi contro Tel Aviv?<br />Dichiarazioni semplicemente avventuriste o ridicole se non inquadrate nell\'odierno contesto. Ahmadinejad &egrave; conscio di non aver pi&ugrave; spazio di manovra per influenzare in un modo o nell\'altro le decisioni strategiche gi&agrave; prese, o in procinto di farlo, da Stati Uniti e Israele. Esterna dunque toni propagandistici, ostentando sicurezza, per lo pi&ugrave; ad uso interno o al massimo verso le opinioni pubbliche della regione. Ma scherza col fuoco. I leaders iraniani ripetono continuamente che i nemici non si azzarderanno mai a compiere un attacco verso la Repubblica islamica. E se ci&ograve; avvenisse, nel breve periodo, si potrebbe assistere ad un compattamento popolare col regime, ma nel medio-lungo periodo, magari in uno stato di durissimo embargo post-bellico, il popolo iraniano potrebbe mai perdonare a questa dirigenza di aver esposto il paese al rischio della guerra senza averla saputa impedire?</p><p align=\"justify\">Se, dunque, il panorama internazionale indica come probabile il fallimento delle sanzioni contro l\'Iran, la domanda centrale per tentare di orientarsi diventa quella posta del monarca saudita: quale sar&agrave; l\'alternativa?<br />I segnali delle ultime settimane sembrano essere convergenti. <br />Alcuni riguardano proprio da vicino l\'Arabia Saudita. Il londinese Times, nella sua edizione on-line, ha diffuso  nuovamente una notizia gi&agrave; apparsa nei mesi scorsi. &laquo;I sauditi hanno concesso a Israele l\'autorizzazione a sorvolare il loro territorio, in accordo con il Dipartimento di Stato statunitense&raquo;, ha detto una fonte delle difesa americana che ha chiesto di rimanere nell\'anonimato. Le forze armate arabe avrebbero gi&agrave; effettuato test per verificare che lo stretto corridoio aereo, aperto per permettere ai bombardieri israeliani di colpire con un raid chirurgico  l\'Iran, funzioni senza che i jet o la contraerea interna li possa intercettare. Di pi&ugrave;. L\'agenzia di stampa iraniana Fars, citata da Irib Italia (2), annuncia che "a 8 km da Tabuk, in pieno deserto, l\'Arabia Saudita ha prestato un eliporto alle squadriglie da combattimento dell\'aviazione israeliana". <br />Le autorit&agrave; saudite hanno smentito tutte queste indiscrezioni e non poteva essere altrimenti. E potrebbe benissimo trattarsi di disinformazione proveniente dall\'intelligence occidentale per rendere problematico ai sistemi di difesa iraniani comprendere pienamente come e da dove possa arrivare l\'attacco. Ma sia in caso di verit&agrave;, di verosimiglianza, o di disinformazione, il risultato non muta. La preparazione militare si trova in uno stato avanzato di accuratezza.<br />Nel medesimo contesto va letta la notizia dell\'apertura di un altro possibile fronte caldo: la frontiera azero/iraniana. Traduciamo dalla testata on-line transalpina Slate.fr alcuni stralci di un articolo di Jacques Benilluche intitolato "Americani, israeliani e iraniani si fronteggiano al confine dell\'Azerbigian" (3):<br />"In un precedente articolo avevamo sottolineato l\'attivismo del ministro degli esteri israeliano Avigdor Lieberman [...] circa i dubbi sulla solidit&agrave; dell\'alleanza con la Turchia e, in questo contesto, il tentativo di colmarla con una apertura verso i paesi del Caucaso, in particolare il musulmano Azerbaigian. [...] I dirigenti azeri, tra le cui fila &egrave; possibile annoverare una &eacute;lite politico-intellettuale sensibile ai valori occidentali, si sono mostrati inquieti circa l\'avvento del regime islamico in Iran. Le peripezie nucleari del regime [iraniano] hanno esacerbato le relazioni tra i due paesi. La frontiera comune, che si estende per 560 chilometri, &egrave; divenuta una barriera ideologica di cui si &egrave; servita Israele per aprire nuove alleanze e un nuovo fronte. [...] Il regime di Teheran ha inviato le sue truppe migliori, i Guardiani della Rivoluzione, per fronteggiare, secondo le dichiarazioni iraniane, le forze americane ed israeliane che sarebbero concentrate sulla sua frontiera nord. [...] Il generale di brigata Mehdi Moini ha annunciato il 22 giugno che erano state prese misure per contrastare &laquo;<em>un attacco di forze congiunte americane e israeliane basate in Azerbaigian che si preparano a lanciare una offensiva contro le installazioni nucleari sul territorio iraniano</em>&raquo;. I servizi di sicurezza iraniani lasciano intendere che Israele ha trasferito in Azerbaigian, via Georgia, diverse squadriglie di bombardieri mentre le truppe speciali americane si sarebbero dislocate sulla frontiera con l\'intenzione di supportare un eventuale attacco. [...] Gli iraniani prendono molto seriamente Uzi Arad, capo del Consiglio israeliano per la sicurezza nazionale, che il 22 giugno ha dichiarato: &laquo; <em>L\'ultima serie di sanzioni del Consiglio di sicurezza sull\'Iran &egrave; insufficiente per opporsi ai suoi progressi nucleari. Un attacco militare preventivo potrebbe rivelarsi necessario</em>&raquo;.<br />A questo quadro si deve aggiungere l\'aumento della presenza navale statunitense nel Golfo persico ed Oceano indiano (4) con la portaerei USS Nassau, che imbarca il 24&deg; gruppo anfibio dei marines, che raggiunge le portaerei USS Truman (che guida una flottiglia di altre dodici navi da guerra) e la USS Eisenhower, a concentrare nello stesso teatro d\'azione una formidabile forza d\'attacco congiunta.</p><p align=\"justify\">Ultimo tassello, ma probabilmente il pi&ugrave; importante. Il direttore della CIA, Leon Panetta, in una intervista alla emittente televisiva ABC ha dichiarato: "L\'Iran dispone di uranio sufficiente a fabbricare due armi atomiche. Riteniamo che abbiano un quantitativo di uranio arricchito bastante per costruire due ordigni. Impiegheranno sicuramente un anno per la fabbricazione e in seguito un altro anno per sviluppare un sistema operativo per utilizzare l\'ordigno stesso. [...] Israele &egrave; pi&ugrave; convinto di noi che Teheran ha deciso di procedere con la bomba atomica [ma] sanno che le sanzioni avranno un impatto, sanno che se continuiamo a spingere l\'Iran dal punto diplomatico avremo un impatto e ci vogliono lasciare il tempo di cambiare l\'Iran diplomaticamente, culturalmente e politicamente anzich&eacute; cambiarlo militarmente".<br />Si tratta di una inversione totale rispetto l\'assessment risalente al dicembre del 2007 quando l\'ammiraglio John Michael McConnell, direttore nazionale della comunit&agrave; dell\'intelligence (National Intelligence Board, dove siedono i sedici presidenti dei diversi servizi di sicurezza), ovvero l\'autorit&agrave; a pi&ugrave; alto livello per le questioni di sicurezza nazionale, rese pubblico il documento di sintesi secondo cui l\'Iran aveva abbandonato qualsiasi programma nucleare militare e sarebbero occorsi molti anni se, riavviandolo, avesse di nuovo mostrato l\'intenzione di ottenere l\'arma atomica.<br />Che i servizi si sbagliassero allora, oppure oggi, appare evidente che in queste analisi sia preponderante una valutazione di tipo politico. E questo significa una cosa sola. Qualcuno ha il dito sul grilletto e attende solo il momento opportuno per poterlo premere.</p><p align=\"justify\">&nbsp;</p><p align=\"justify\">(1) <a href=\"http://italian.irib.ir/notizie/dossier-nucleare/item/82539-nucleare-turchia-e-brasile-procederemo-allo-scambio-di-uranio-con-l%E2%80%99iran\">http://italian.irib.ir/notizie/dossier-nucleare/item/82539-nucleare-turchia-e-brasile-procederemo-allo-scambio-di-uranio-con-l%E2%80%99iran</a>  <br />(2) <a href=\"http://italian.irib.ir/analisi/articoli/item/82808-mo-crescono-i-segnali-di-preparazione-di-un-attacco-militare-contro-iran\">http://italian.irib.ir/analisi/articoli/item/82808-mo-crescono-i-segnali-di-preparazione-di-un-attacco-militare-contro-iran</a>  <br />(3) <a href=\"http://www.slate.fr/story/23705/israeliens-iraniens-azerbaidjan-avions-chasse-gardiens-revolution \">http://www.slate.fr/story/23705/israeliens-iraniens-azerbaidjan-avions-chasse-gardiens-revolution </a> <br />(4) <a href=\"http://www.clarissa.it/esteri_int.php?id=1290\">http://www.clarissa.it/esteri_int.php?id=1290</a>  </p><br />]]></description>
            <author>Simone Santini</author>
        </item>
        <item>
            <title>Aumenta la presenza navale Usa davanti alle coste dell\'Iran</title>
            <link>http://www.clarissa.it/stampa_esteri.php?id=1290</link>
            <description><![CDATA[<div align=\"justify\">Informazioni dettagliate sullo spiegamento statunitense che fronteggia l\'Iran vengono fornite dal sito www.debka.com, assai vicino agli ambienti militari e dell\'intelligence israeliana: quella che viene denominata "l\'armata statunitense contrapposta all\'Iran" conta oggi su di una terza portaerei, la <em>USS Nassau</em>, che imbarca il 24&deg; gruppo anfibio di pronto intervento dei marines, portando in tal modo a oltre 10.000 uomini la presenza militare americana dinanzi alle coste iraniane.<br />La <em>USS Nassau</em> &egrave; tecnicamente un\'unit&agrave; da "assalto anfibio", ovverosia meno grande e potente di una portaerei vera e propria, anche se dotata di ponte di volo e di numerosi velivoli, ma &egrave; soprattutto idonea al trasporto di unit&agrave; anfibie, come appunto quella dei marines appena menzionata. Opera di norma, ed anche in questo caso, in combinazione con due grandi unit&agrave; da trasporto e sbarco truppe e mezzi, la  <em>USS Mesa Verde</em> e la <em>USS Ashland</em>.<br />La <em>USS Nassau</em> era stata impiegata nel gennaio di quest\'anno nelle acque di Haiti, dopo il terribile terremoto subito dall\'isola caraibica.<br />Le altre due portaerei dislocate nel Golfo, entrambe a propulsione nucleare, guidano un gruppo di attacco aero-navale ciascuna: la <em>USS Harry S. Truman</em> ha al suo seguito ben dodici navi da battaglia ed &egrave; dislocata dinanzi alla maggiore base navale della Guardia Rivoluzionaria iraniana, quella di Chah Bahar, quasi al confine fra Iran e Pakistan, e dunque affacciata sull\'Oceano Indiano.<br />Anche la  portaerei nucleare <em>USS Dwight D. Eisenhower</em> opera con il suo gruppo di attacco nell\'Oceano Indiano, ma pi&ugrave; ad occidente, completando il controllo delle coste iraniane.<br />All\'arrivo della terza grande unit&agrave; navale americana, che ha varcato da poco lo stretto di Bab el Mandeb, &egrave; probabilmente da collegarsi, sempre secondo la fonte israeliana, la decisione iraniana di far rientrare in porto la nave mercantile destinata a forzare il blocco di Gaza: gli Usa infatti avrebbero potuto intercettare e fermare la nave, utilizzando come motivazione legale le nuove sanzioni appena approvate dalle Nazioni Unite contro l\'Iran.<br /></div>]]></description>
            <author>A.T.</author>
        </item>
        <item>
            <title>La Turchia interdice il proprio spazio aereo a voli militari israeliani</title>
            <link>http://www.clarissa.it/stampa_esteri.php?id=1289</link>
            <description><![CDATA[<div align=\"justify\">Il ministro turco Recep Tayyip Erdogan ha dichiarato che la Turchia ha interdetto ai voli militari israeliani lo spazio aereo nazionale.<br />Secondo lo <em>International Herald Tribune</em>, un funzionario turco, che ha richiesto l\'anonimato, ha precisato che i voli commerciali non sono interessati dal divieto e che quelli militari vengono valutati caso per caso.<br />Domenica, il quotidiano israeliano <em>Yediot Ahronot </em>riferiva che la Turchia non aveva autorizzato il volo di un aereo militare che trasportava oltre 100 ufficiali israeliani in visita ad Auschwitz, attraversando lo spazio aereo turco. Per tale ragione, il velivolo era stato costretto ad una deviazione di rotta.<br />Si tratta di una evidente ritorsione per il raid isrealiano alla nave turca che guidava la flottiglia che ha tentato di forzare il blocco navale israeliano alla Striscia di Gaza. Il governo turco ha richiesto ad Israele scuse formali, la restituzione delle imbarcazioni sequestrate, un\'inchiesta internazionale e una offerta di riparazioni per le vittime, che, ricordiamo, sono state ben nove: in assenza di queste condizioni, la Turchia non pare disponibile a normalizzare le proprie relazioni con lo Stato ebraico.<br />Le notizie della decisione turca di interdire il proprio spazio aereo non &egrave; stata n&eacute; confermata n&eacute; commentata da Israele ma &egrave; comunque significativa sul piano strategico, sempre in relazione alla situazione dell\'Iran, vista la crescente probabilit&agrave; di azioni unilaterali da parte israeliana, ventilate ripetutamente dalla stampa anche in questi ultimi giorni.<br /></div>]]></description>
            <author>A. Terenzi</author>
        </item>
    </channel>
</rss>
