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        <title>Ultima ora da Clarissa</title>
        <description>Gli ultima ora dal webzine</description>
        <link>http://www.clarissa.it</link>
       <dc:date>2007-08-09T18:21:27+01:00</dc:date>
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        <dc:creator>Paolo Menchi</dc:creator>
        <title>Uruguay chiama Italia</title>
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        <description>&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Nel corso degli ultimi anni lo spazio che i giornali, quotidiani e non, dedicano alla politica internazionale &amp;egrave; sensibilmente aumentato, ci&amp;ograve; non toglie che esistano paesi di cui non si parla. Questo potrebbe essere un segnale positivo, basti pensare che, sicuramente, iracheni o afgani preferirebbero che i loro paesi non facessero notizia e potessero vivere in pace.&lt;br /&gt;Ma esistono nazioni che hanno dei legami molto forti con l'Italia eppure se ne parla quasi esclusivamente con riferimento alla loro nazionale di calcio o perch&amp;eacute; qualche loro giocatore gioca nel nostro campionato. Uno di questi paesi &amp;egrave; l'Uruguay, una delle principali mete dell'emigrazione italiana dalla fine dell'ottocento ai primi del novecento, che mantiene forti legami con il nostro paese per il gran numero di figli di italiani che, spesso, ora emigrano in direzione opposta, nella terra di origine dei loro genitori.&lt;br /&gt;Nell'attuale governo quattro ministri hanno il passaporto italiano, e la maggioranza dei rappresentanti dell'esecutivo &amp;egrave; a sua volta &quot;oriunda&quot;.&lt;br /&gt;Quasi la met&amp;agrave; dei 3.400.000 abitanti &amp;egrave; di origine italiana e lo studio della nostra lingua fino allo scorso anno era obbligatorio nel biennio pre-universitario (quello che chiamano &quot;bachillerato&quot;), poi, una legge contestata dalle comunit&amp;agrave; italiane, lo ha reso facoltativo, proprio nell'anno del bicentenario della nascita di Garibaldi, che in Uruguay &amp;egrave; considerato un eroe nazionale.&lt;br /&gt;In merito ad una nazione di cui si sa poco, nascono spontanee domande del tipo &quot;Ci sono contrasti sociali? La distribuzione del reddito &amp;egrave; in linea con quella (pessima) dell'America latina? Qual &amp;egrave; il livello culturale ecc.&quot;.&lt;br /&gt;Per rispondere a queste domande abbiamo sentito l'opinione di un uruguaiano, Guillermo Cresseri, di origine italiana, impiegato in un'azienda di telecomunicazioni.&lt;br /&gt;&quot;Da circa due anni l'Uruguay- dice Guillermo- ha iniziato un processo di cambiamento dovuto alla vittoria elettorale, con la maggioranza assoluta, di una coalizione di sinistra guidata da Tabar&amp;eacute; Ram&amp;oacute;n V&amp;aacute;zquez, dopo oltre 100 anni di governi di destra.&lt;br /&gt;L'attuale esecutivo sta cercando di attuare una serie di riforme tese a distribuire il reddito in modo pi&amp;ugrave; equo e a rendere pi&amp;ugrave; facile a tutti l'accesso alle strutture sanitarie ed ai servizi sociali.&lt;br /&gt;Il governo precedente fu travolto dalla crisi economica che mise in ginocchio anche l'Argentina (ma vennero alla luce anche una serie di malversazioni dell'allora pi&amp;ugrave; grande istituto di credito privato uruguaiano), che costrinse molta gente ad emigrare verso l'Europa, il Canada e gli Stati Uniti.&lt;br /&gt;In questo momento il Paese si sta ancora riprendendo da quel grave passo falso e speriamo possa tornare quello che era prima.&lt;br /&gt;Alcune decadi fa si parlava dell'Uruguay come della &quot;Svizzera dell'America&quot; anche se, ormai, di quel periodo &amp;egrave; rimasta solo l'architettura a causa della dittatura che, all'inizio degli anni ottanta, colp&amp;igrave; gravemente il sistema sociale basato su una certa eguaglianza economica, sociale e culturale.&lt;br /&gt;Nonostante tutto, ancora oggi, confrontato con gli altri paesi dell'America Latina, l'Uruguay gode di una buona eguaglianza tra le classi sociali senza le polarizzazioni tipiche di altre realt&amp;agrave;, ha il livello culturale pi&amp;ugrave; sviluppato della regione, il tasso di alfabetizzazione tra i pi&amp;ugrave; alti del mondo, il tasso di mortalit&amp;agrave; &amp;egrave; basso e l'aspettativa di vita alla nascita &amp;egrave; piuttosto alta (79 anni per le donne).&lt;br /&gt;Il clima &amp;egrave; buono, mite tutto l'anno, non mancano alcune risorse naturali, soprattutto l'acqua che, visti gli scenari futuri, potr&amp;agrave; essere molto importante da qui a qualche anno.&lt;br /&gt;Se questo paese raggiungesse un buon livello economico sarebbe un posto bellissimo per viverci. La gente &amp;egrave; buona, rispettosa e con un forte senso di solidariet&amp;agrave;, un poco conservatrice e piuttosto diversa dai vicini argentini e brasiliani.&lt;br /&gt;La mia impressione -conclude Guillermo- &amp;egrave; che rispetto ai paesi europei o allo stesso Brasile qua da noi la gente viva in continuo stato di preoccupazione, in parte per il carattere che ci porta a prendere tutto sul serio, in parte per la paura di perdere il posto di lavoro, cose che, purtroppo, non fanno altro che amareggiarci anzich&amp;eacute; farci accettare le cose con allegria come fanno i brasiliani&quot;.&lt;/p&gt;</description>
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    <item rdf:about="http://www.clarissa.it/stampa_ultimora.php?id=67">
        <dc:format>text/html</dc:format>
        <dc:creator>Paolo Menchi</dc:creator>
        <title>Africa: giovani democrazie o vecchi reami?</title>
        <link>http://www.clarissa.it/stampa_ultimora.php?id=67</link>
        <description>&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Probabilmente &amp;egrave; gi&amp;agrave; insita nel concetto di democrazia la possibilit&amp;agrave; di esprimere comunque una propria opinione, a costo di rischiare di essere definiti provocatori. Sar&amp;agrave; per questo che l' affermazione di Putin (Corriere delle Sera del 05/06/07) secondo la quale egli &amp;egrave; l'unico vero Presidente democratico di tutto il mondo, &amp;egrave;, facendo una certa fatica, da rispettare. In fondo anche la vecchia Germania Est, appartenente al blocco comunista, si era nominata DDR (Repubblica &lt;em&gt;Democratica&lt;/em&gt; Tedesca) in contrapposizione alla Repubblica Federale dell'ovest.&lt;br /&gt;Obiettivamente &amp;egrave; comunque difficile stilare una classifica di quali siano i paesi democratici e, tra questi, quelli che lo sono di pi&amp;ugrave; o di meno.&lt;br /&gt;Non basta certo proclamare periodicamente delle elezioni per ottenere lo status di democrazia visto che quasi tutte le dittature, presenti o passate, hanno spesso previsto il ricorso alle urne, chiaramente con nessuna possibilit&amp;agrave; di scelta sostanziale.&lt;br /&gt;Tutto sommato, a volte diventa difficile parlare di paesi veramente democratici quando spesso i parlamenti vengono eletti grazie all'intervento delle lobby o del puro e semplice clientelismo.&lt;br /&gt;Non dimentichiamo poi che, nella nazione che vuole esportare democrazia in tutto il mondo, la percentuale degli aventi diritto che va a votare &amp;egrave; molto bassa ed &amp;egrave; molto ampia la fascia di popolazione che non ha diritto di partecipare alle elezioni perch&amp;eacute; non si &amp;egrave; iscritta alle liste elettorali o perch&amp;eacute; ha precedenti penali.&lt;br /&gt;Giusta o sbagliata che sia, questa norma preclude la possibilit&amp;agrave; di voto agli strati sociali pi&amp;ugrave; bassi della popolazione.&lt;br /&gt;Ma le democrazie pi&amp;ugrave; false, probabilmente, le riscontriamo nei paesi africani dove i capi di Stato, una volta eletti, mantengono il loro potere in ogni modo, dando scarso significato alle elezioni.&lt;br /&gt;La cosa grave &amp;egrave; che se la Costituzione non prevede la possibilit&amp;agrave; di una o pi&amp;ugrave; rielezioni vengono effettuate modifiche costituzionali per aggirare l'ostacolo come &amp;egrave; avvenuto recentemente in Mali.&lt;br /&gt;Sconcertante, per quanto sincera, la dichiarazione del neo rieletto presidente del Senegal Wade secondo il quale &quot;non si organizzano elezioni per poi perderle&quot; che esemplifica quanto poco serio sia il ricorso alle urne in Africa.&lt;br /&gt;Purtroppo, dopo l'euforia cui fa seguito la caduta di un regime dittatoriale, la popolazione si rende conto di non partecipare alla vita democratica tanto che nelle recenti elezioni in Mali ha votato solo il 36% degli aventi diritto e, naturalmente, il presidente uscente Tour&amp;egrave; &amp;egrave; stato rieletto.&lt;br /&gt;Ancora pi&amp;ugrave; scandaloso il caso del Gabon, un paese ricco di risorse naturali, dove il presidente Omar Bongo &amp;egrave; in carica da 40 anni, il figlio &amp;egrave; contemporaneamente ministro della Difesa e dell'Interno, la figlia &amp;egrave; capogabinetto e la nuora ministro dell'Economia.&lt;br /&gt;Bongo nel 1999 fu accusato dagli Usa di aver trasferito su tre conti personali della Citibank la somma di 180 milioni di dollari derivante da rendite petrolifere ed &amp;egrave; recentemente salito alla ribalta del gossip perch&amp;eacute; la nuora ha acquistato una villa da 25 milioni di dollari a Beverly Hills.&lt;br /&gt;A volte i presidenti in carica decidono di non essere rieletti ma riescono a farsi succedere dai loro uomini di fiducia. Recente esempio la Nigeria che ha visto l'elezione di Yar'Adua, considerato il delfino dell'uscente Olusegun Obasanjo il quale, per la verit&amp;agrave;, pur criticabile sotto vari aspetti, dal punto di vista economico ha ottenuto dei buoni risultati. Il pil nigeriano ha una crescita del 7% annuo con la previsione che, entro il 2012, raggiunger&amp;agrave; il 10%. Purtroppo, se dal punto di vista del pil globale la Nigeria ha raggiunto un ragguardevole 47&amp;deg; posto, &amp;egrave; anche vero che nella classifica del pil pro capite &amp;egrave; solo al posto numero 166, ad evidenziare come anche dove l'economia va meglio, la popolazione goda poco della ricchezza prodotta.&lt;br /&gt;Anche in questo caso alle elezioni sono seguiti forti scontri e accuse di brogli.&lt;br /&gt;Concludo riportando i risultati di un'indagine condotta dall'Istituto &quot; Afrobarometer Survey&quot; che alla fine del 2006 ha pubblicato un'indagine sullo stato della democrazia in diciotto paesi africani arrivando alla conclusione che la fiducia che la gente ha nei confronti dei processi elettorali &amp;egrave; ormai scesa al 25%.&lt;br /&gt;Ma in fondo anche nelle nostre vecchie democrazie la fine delle ideologie, la corruzione, il trasformismo non stanno allontanando sempre di pi&amp;ugrave; i cittadini dalla politica? Solo in rare occasioni la partecipazione elettorale, che prima era di massa, &amp;egrave; tornata a livelli accettabili, denotando anche in questo caso sfiducia non tanto nel processo elettorale in s&amp;eacute;, ma nella politica in genere.&lt;br /&gt;Forse la democrazia &amp;egrave; in crisi ma come disse Churchill: &quot;La Democrazia &amp;egrave; la peggior forma di governo, eccezion fatta per tutte quelle altre forme che si sono sperimentate finora&quot;. &lt;br /&gt;Quindi sarebbe necessario abbandonare i fatalismi e ridare vigore ad un valore per cui tanto si &amp;egrave; combattuto.&lt;/p&gt;</description>
    </item>
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        <dc:format>text/html</dc:format>
        <dc:creator>Lovanio Belardinelli</dc:creator>
        <title>Kosovo: una secessione imposta</title>
        <link>http://www.clarissa.it/stampa_ultimora.php?id=66</link>
        <description>&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Il generale Fabio Mini, ex comandante delle forze Nato in Kosovo, in una intervista a Il Manifesto del 24 maggio 2007, parla dell'attuale&amp;nbsp; situazione nella regione balcanica. Presso l'ONU si parla di una bozza di risoluzione&amp;nbsp; che prevede l'indipendenza unilaterale&amp;nbsp; del Kosovo dalla Serbia anche se tale operazione verrebbe &quot;controllata internazionalmente per qualche periodo&quot;.&lt;br /&gt;La riflessione del generale Mini parte dal 1999 quando vennero stipulati gli accordi di pace di Kumanovo e la risoluzione ONU 1244 venne elaborata in relazione a questi accordi.&lt;br /&gt;In sostanza due erano i principi fondamentali di questo trattato:&lt;br /&gt;1)&amp;nbsp; i serbi mantenevano la sovranit&amp;agrave; su tutto il territorio nazionale;&lt;br /&gt;2) le forze internazionali sarebbero entrate solo in territorio kosovaro dopo che le truppe militari e paramilitari serbe avessero lasciato libero il campo.&lt;br /&gt;Secondo l'alto ufficiale italiano, dopo Kumanovo l'ONU &amp;egrave; stato sottoposto a pressioni di ogni genere per smentire la conferma di sovranit&amp;agrave; sul Kosovo da parte della Serbia mentre nella regione&amp;nbsp; la coesistenza pacifica non ha attecchito. Gli albanesi stanno esercitando una forte discriminazione nei confronti della minoranza serba ma anche verso&amp;nbsp; altre minoranze&amp;nbsp; che in qualche modo vengono considerate legate ai serbi.&lt;br /&gt;Per il generale Mini il Kosovo potrebbe essere stato scelto&amp;nbsp; proprio come laboratorio politico e sociale per &quot;una nuova scrittura delle regole dell'ordine internazionale&quot;. &lt;br /&gt;L'analisi dell'alto ufficiale scende ancora pi&amp;ugrave; in profondit&amp;agrave; quando afferma che &quot;&amp;hellip;Forse si vuole limitare il potere degli stati, si vuole stabilire un principio che la sovranit&amp;agrave; degli stati non &amp;egrave; assoluta e che pu&amp;ograve; essere limitata, ampliata o revocata con un semplice intervento di forza, sia essa militare o politico. Si vogliono forse ripristinare&amp;nbsp; i sistemi delle &quot;colonie&quot;, dei &quot;territori&quot;, dei &quot;protettorati&quot;, &quot;delle amministrazioni fiduciarie&quot;.&amp;nbsp; E' da diversi anni&amp;nbsp; che si cerca un nuovo ordine mondiale e che si tenta di riscrivere le regole a suon di pretesti e bombardamenti&amp;hellip;. Non sono una verginella da scandalizzarmi per il pragmatismo politico o per l'uso della forza. Quello che mi d&amp;agrave; fastidio &amp;egrave; soltanto l'ipocrisia. L'ostinazione nel prendere le parti di una etnia fino ad arrivare a decretare la perdita&amp;nbsp; di sovranit&amp;agrave; dello stato in cui essa &amp;egrave; legalmente inserita non trova riscontro in nessuna altra parte del Mondo&quot;. &lt;br /&gt;Impressiona il riferimento del generale Mini al &quot;laboratorio&quot; kosovaro come luogo per sperimentazioni sociali e politiche in funzione della modifica sostanziale&amp;nbsp; dell'attuale diritto internazionale. Fa riflettere il ruolo &quot;strumentale&quot; dell'ONU che non riesce a parlare con la propria voce ma diventa succube di interessi e giochi estranei alla sua missione, addirittura in contrasto con i principi a cui si dovrebbero&amp;nbsp; ispirare le sue linee politiche e diplomatiche.&lt;br /&gt;Il generale italiano prosegue nella sua disamina facendo presente il ruolo chiave giocato dagli Stati Uniti e Gran Bretagna&amp;nbsp; che &quot;&amp;hellip;fin dai tempi della Bosnia avevano deciso per la spaccatura del Kosovo.&amp;nbsp; La Serbia doveva essere punita non solo per i fatti della&amp;nbsp; Bosnia ma anche &quot;..per la sua aspirazione&amp;nbsp; a costituire nei Balcani un potere nazionalista serbo che avrebbe cementato una sorta di alleanza slava che di fatto&amp;nbsp; avrebbe ostacolato la tanto agognata espansione&amp;nbsp; occidentale e della Nato ad est&quot;. &lt;br /&gt;Da questa lucida analisi sorge un interrogativo immediato.&lt;br /&gt;Perch&amp;eacute; siamo intervenuti? L'Italia ha fornito appoggio e ausilio alle forze aeree che hanno bombardato la Serbia, ed ha partecipato direttamente alle operazioni militari. Migliaia di militari italiani hanno operato in Kosovo pensando di partecipare ad una azione umanitaria.&lt;br /&gt;Di nuovo emerge la&amp;nbsp; subalternit&amp;agrave; del nostro paese all'asse anglosassone: Kosovo, poi Afghanistan, infine Iraq. Scelte fatte nella condizione di alleati che accettano di divenire strumenti di una strategia che risponde ad interessi esogeni, lontani dagli interessi nazionali, addirittura con la possibilit&amp;agrave; di ripercussioni che potrebbero essere a noi sfavorevoli.&lt;br /&gt;La prossima operazione verso chi sar&amp;agrave; diretta? &lt;br /&gt;Scoccher&amp;agrave; il giorno in cui noi stessi diverremo oggetto attivo di quegli &quot;esperimenti di laboratorio politico&quot; ai quali il generale Mini fa riferimento? Lo stesso ufficiale conclude la sua intervista dicendo &quot;Con questi criteri domani&amp;nbsp; potrebbe accadere anche a noi&quot;.&lt;br /&gt;Frase inquietante e su cui tutti dovremmo riflettere.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;</description>
    </item>
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        <dc:format>text/html</dc:format>
        <dc:creator>Salvatore Viglia</dc:creator>
        <title>Il culto della reticenza colpevole</title>
        <link>http://www.clarissa.it/stampa_ultimora.php?id=65</link>
        <description>&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Si tratta di un vero e proprio culto della reticenza.&lt;br /&gt;Oggi (per chi legge 15 maggio), &amp;egrave; emerso in tutta la sua prepotente evidenza alla conferenza stampa che si &amp;egrave; avuta al Senato, voluta&amp;nbsp; dalla senatrice Franca Rame, e dai senatori Mauro Bulgarelli e Marcello De Angelis.&lt;br /&gt;515 malati e 50 morti, militari, a causa dell'uranio impoverito usato gi&amp;agrave; dal 1995 in Bosnia. L'uranio impoverito, si sa,&amp;nbsp; provoca tumori, leucemie e malformazioni ai nascituri.&lt;br /&gt;Per un momento abbiamo odiato Franca Rame che ha distribuito delle fotografie di bambini mostri vittime di malformazioni dovute alle contaminazioni dell'uranio. Foto che avremmo veramente voluto fare a meno di vedere.&lt;br /&gt;Da spettatori ed uditori della conferenza abbiamo fatto la seguente considerazione perch&amp;eacute; abbiamo avuto la sensazione che tutti sapessero tutto. Nel senso che, a partire dai vertici dello Stato e dai governi che si sono succeduti negli anni, il nesso di causalit&amp;agrave; tra l'uso dell'uranio e le morti e le malformazioni, fosse ormai appurato. &lt;br /&gt;Ma, ci siamo detti, se tutti sanno tutto (e resta una illazione in ogni caso difficile da digerire sia in quanto illazione sia per i contenuti in essa presenti), allora perch&amp;eacute; non si prendono provvedimenti?&lt;br /&gt;E' difficile credere che tutti siano a conoscenza degli effetti dell'uranio impoverito usato in guerra e, nonostante tutto, restano impassibili come se nulla fosse.&lt;br /&gt;Se quanti hanno questa responsabilit&amp;agrave;, riescono ancora a dormire la notte, allora non ci troviamo certo al cospetto di uomini.&amp;nbsp; &lt;br /&gt;Tenta di fare breccia nella reticenza, in questo muro di gomma, la Franca Rame che, a vederla in Senato, sembra l'ombra morta dell'attrice brillante che &amp;egrave; sempre stata e, siamo convinti, essere ancora. Ci prova e ci riprova con due interrogazioni a risposta scritta al Ministro della difesa datate 16 maggio, l'una sottoscritta da sola e l'altra con i senatori Bulgarelli e De Angelis. L'impegno della senatrice continua. E' cocciuta, per certi versi infantile. Ella ha chiesto agli esperti con il tono di una adolescente piena di brufoli: dove si devono recare per gli esami specialistici inerenti le radiazioni i militari che tornano a casa? perch&amp;eacute; non dicono dove sono stati feriti &quot;leggermente&quot; i nostri militari qualche giorno fa? che significa leggermente, una ferita ad un ditino, un graffietto ad una coscia?&lt;br /&gt;La sua interrogazione chiede al ministro il numero dei militari feriti in Iraq ed Afganistan, se egli intenda eliminare la riservatezza prevista dal codice militare sullo stato di salute dei militari protagonisti e perch&amp;eacute;, dal 2002, il Ministero della Difesa non ha pi&amp;ugrave; pubblicato il libro bianco.&lt;br /&gt;Cara Franca, spero, e come me, molte migliaia di famiglie, di persone che non possono parlare per non peggiorare le sorti di quelli dei sopravvissuti, che tu possa riuscire in questa impresa. L'augurio &amp;egrave; che tu riesca a coinvolgere un esercito di parlamentari in questa battaglia.&lt;br /&gt;Te lo auguriamo di cuore, ma, da sola, verrai sopraffatta.&lt;/p&gt;</description>
    </item>
    <item rdf:about="http://www.clarissa.it/stampa_ultimora.php?id=64">
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        <dc:creator>F.G.</dc:creator>
        <title>25 APRILE, quale liberazione?</title>
        <link>http://www.clarissa.it/stampa_ultimora.php?id=64</link>
        <description>La comprensione della realt&amp;agrave; &amp;egrave; anche fatta di simboli. Ci sono avvenimenti che hanno il pregio di essere rivelatori di una realt&amp;agrave; storica, proprio per il loro valore simbolico.&lt;br /&gt;Lo scorso 15 aprile, per la prima volta nella storia repubblicana, un sottosegretario di Stato, Elidio De Paoli, per la precisione sottosegretario alle politiche giovanili dell'attuale governo, ha portato il suo saluto ufficiale al grande &amp;ldquo;ritorno nella storia italiana&amp;rdquo;, nelle parole del Gran Maestro Raffi, della Massoneria italiana, celebratosi a Rimini, in una tre giorni del Grande Oriente d'Italia dedicata alla &amp;ldquo;pedagogia della libert&amp;agrave;&amp;rdquo;.&lt;br /&gt;L'evento non &amp;egrave; cos&amp;igrave; irrilevante, nonostante la stampa nazionale se ne sia occupata pochissimo: in primo luogo perch&amp;eacute; pare cos&amp;igrave; che la Massoneria italiana abbia raggiunto, per merito dell'attuale governo, l'obiettivo, perseguito con sapiente attenzione da oltre un decennio, di riacquistare una dignit&amp;agrave; ed un'accettabilit&amp;agrave; politica travolte nel corso degli anni Ottanta e Novanta da una serie di iniziative giudiziarie (dal caso Gelli all'inchiesta del giudice napoletano Cordova) che avevano messo in luce, per altro senza quasi mai arrivare a risultati penalmente rilevanti, uno strettissimo intreccio fra l'istituzione e molte delle pi&amp;ugrave; oscure e gravi vicende del Paese (dalla mafia al caso Sindona, dal caso Gladio alla strategia della tensione, dal caso Calvi-Ambrosiano alle attivit&amp;agrave; dei molti &amp;ldquo;servizi segreti paralleli&amp;rdquo;).&lt;br /&gt;Pare quindi che il governo Prodi abbia inteso ridare legittimit&amp;agrave; al ruolo politico della Massoneria nel nostro Paese, un segnale che non pu&amp;ograve; non suscitare attenzione, anche in considerazione del fatto che il solo Grande Oriente d'Italia, la principale delle fratellanze massoniche e la pi&amp;ugrave; blasonata di riconoscimenti internazionali, dichiara 18000 iscritti e 671 logge; una presenza capillare quindi non priva di importanza.&lt;br /&gt;Ma ci sembra importante mettere in evidenza il secondo aspetto per cui l'intervento del sottosegretario De Paoli (passato con disinvoltura nel corso di qualche decennio dalla &lt;em&gt;leadership &lt;/em&gt;di un gruppuscolo marxista-leninista a quella di un movimentino autonomista &lt;em&gt;lumbard &lt;/em&gt;cui la stampa attribuisce il merito di aver salvato con voti determinanti l'Unione) &amp;egrave; ancor pi&amp;ugrave; degno di attenzione. Il sottosegretario De Paoli, infatti, nel suo intervento, ha descritto la Massoneria come una &amp;ldquo;organizzazione antifascista che ha partecipato a pieno titolo alla lotta di Liberazione e che ha dimostrato la sua fedelt&amp;agrave; allo Stato&amp;rdquo;. Per meglio sostenere il suo punto di vista che, ha tenuto a sottolineare, &amp;egrave; espresso &amp;ldquo;a nome del governo&amp;rdquo;, ha ricordato che &amp;ldquo;la Massoneria &amp;egrave; stata un baluardo nella difesa della libert&amp;agrave; del cittadino, pagando un prezzo durissimo soprattutto durante il fascismo, quando ne fu dichiarata la sua messa fuorilegge&amp;rdquo;.&lt;br /&gt;Crediamo sia quindi veramente di valore storico questa pubblica celebrazione, da parte di un membro del governo italiano, del ruolo della Massoneria nella lotta al fascismo. Torna infatti a tale proposito in mente un significativo passaggio del manifesto che il Supremo Consiglio del Rito Scozzese Antico e Accettato fece affiggere sui muri di Roma il 20 luglio del 1944, nel quale la prestigiosa istituzione massonica, salutati &amp;ldquo;con animo riconoscente gli eserciti alleati&amp;rdquo; entrati da poco pi&amp;ugrave; di un mese nella Capitale, rivendicava a s&amp;eacute; il merito della caduta del governo Mussolini: &amp;ldquo;il colpo di Stato del 25 luglio 1943, che provocava la caduta del fascismo, fu determinato principalmente dall'attivit&amp;agrave; per lunghi anni svolta in tutti i campi dai fratelli del Rito Scozzese&amp;rdquo; (M. Moramarco, &lt;em&gt;Piazza del Ges&amp;ugrave; (1944-1968), documenti rari e inediti della tradizione massonica italiana, &lt;/em&gt;Centro Studi Albert Schweitzer, Reggio Emilia, 1992, pp. 39-40).&lt;br /&gt;Possiamo oggi dire quindi che il riconoscimento pubblico che, per evidenti ragioni di opportunit&amp;agrave;, i molti storici ufficiali dell'antifascismo e della resistenza hanno esitato a tributarle, viene oggi alla Massoneria italiana dal livello pi&amp;ugrave; alto della politica nazionale.&lt;br /&gt;Certo, un simile riconoscimento della istituzione massonica come fondamento della Repubblica,&amp;nbsp; pone per il futuro non pochi interrogativi. Per esempio, il fatto che un sottosegretario di Stato celebri la &amp;ldquo;fedelt&amp;agrave; allo Stato&amp;rdquo; della massoneria spinge a chiedersi di quale tipo di Stato stia parlando: dello Stato che serve i cittadini, garantendo l'armonioso e rigoroso esercizio di diritti e doveri o dello Stato in cui operano gruppi di potere non visibili e non democraticamente eletti? Lo Stato, in una democrazia moderna &amp;egrave; compatibile con la presenza di istituzioni che segretamente influenzano e condizionano la vita politica economica e culturale di un Paese che si definisce sovrano?&lt;br /&gt;Ma pone anche interrogativi significativi sul piano storico, sui quali il dibattito dovr&amp;agrave; prima o poi cominciare ad accendersi: il fascismo in Italia &amp;egrave; davvero caduto per volont&amp;agrave; popolare? La vittoria degli anglo-americani, allora in Italia come oggi in Medio Oriente, ha significato davvero la liberazione del nostro Paese? Infine, la libert&amp;agrave; di cui la Massoneria del Grande Oriente intende farsi maestra nel Paese &amp;egrave; davvero la libert&amp;agrave; cui incessantemente aspirano popoli e individui?&lt;br /&gt;Sono questi gli interrogativi di fondo cui ci sembrava doveroso richiamare il lettore proprio nella giornata del 25 aprile, altrimenti destinata a celebrare sempre pi&amp;ugrave; retoricamente solo una sanguinosa lotta civile.&lt;br /&gt;</description>
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